Pane a casa Micello
Scritto da Angelo Micello in Fotografia il 2 settembre 2010
Alcuni scatti di Antonio Chiarello durante tutta la lavorazione e la fase di cottura del pane nel forno dei nonni nel luglio scorso.
| Da Blog PP – Forno 2010 |
Le foto in risoluzione le trovate su Picasa Album cliccando sulla galleria.
Concorso Fotografico – i Premiati
Scritto da Angelo Micello in Fotografia il 31 agosto 2010
Assegnati i premi per la gara fotografica con tema l’emozioni che il Salento suscita.
La giuria composta da :
Capraro Raffaele, fotografo e pittore – Ciriolo Angelo, artista – Nuzzaci Donato, giornalista – Rizzo Maria Annunziata, fotografa professionista
ha deliberato l’assegnazione dei premi che hanno visto favorito uno scatto di Roberto Rocca di Felline – “Pomodori lasciati essicare al sole” con soggetto una distesa di pomodori a seccare al sole.
Di seguito uno scatto di Antonio Chiarello da Ortelle – “Scanare” dedicato alla panificazione tradizionale e “Danza infuocata” di A. Cretì con soggetti danzanti.
Delle opere premiate ho in buona qualità solo alcune foto, mentre delle altre pubblico una foto provvisoria in attesa di recuperare un file o una scansione decente.
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La foto vincitrice di Rocca – “Pomodori lasciati essiccare al sole”:
La seconda classificata di Antonio Chiarello – “Scanare”:
La terza classificata di A. Cretì – “Danza infuocata”:
Il mio scatto – “Stripe Generation”:

Lo scatto di Francesco Pio Fersini – “Arte campestre”:
La mostra è aperta fino a tutto il 4 settembre, nel Castello di Castro
Altre due scatti:
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Dr Clayton live @ Piazza Perotti
Scritto da Angelo Micello in Musica il 29 agosto 2010
Gara Fotografica – Premiazione 29 Agosto 2010 – ore 21,00
Scritto da Angelo Micello in Fotografia, Notizie, Territorio il 18 agosto 2010
L’Associazione culturale Malarazza Castrum organizza una gara fotografica con tema “Un’emozione legata al Salento“.
L’organizzazione comunica i termini sintetici della manifestazione: “Ogni partecipante dovrà dare un titolo alla foto e consegnarla stampata in busta chiusa, arrecante titolo della foto e nome dell’autore. Le foto dovranno essere consegnate il 27 agosto presso il castello. Lo scatto più bello sarà premiato il 29 agosto. Tutte le foto saranno esposte presso l’atrio del castello dal 29-08 al 04-09. Ulteriori dettagli e sviluppi saranno comunicati in seguito.”
Una sola foto per partecipante. Formato di stampa libero.
Invito tutti a partecipare, anche senza essere professionisti e soprattutto chi possiede macchine di ripresa di tipo consumer. Nell’epoca della risoluzione di Youtube e dei video linkati su Facebook penso sia ormai l’epoca in cui si possa premiare anche una foto fatta con un videotelefonino. Tra trucchi digitali e fotoritocchi anche la fotografia classica ha perso molto del suo fascino. Non sappiamo, finora, il tipo di stampa richiesto.
Giuria Edizione 2010:
Capraro Raffaele, fotografo e pittore
Ciriolo Angelo, artista
Nuzzaci Donato, giornalista
Rizzo Maria Annunziata, fotografa professionista
Premiazione 29 agosto ore 21,00 Castello di castro
Luoghi d’allerta – 2010 – Castro 22 agosto 2010
Scritto da Angelo Micello in Cultura, Notizie il 6 agosto 2010
Una foto della serata al termine del momento musicale nel cortile del Castello:
Fissate le date della manifestazione culturale Luoghi d’Allerta per l’estate 2010. Confermata anche quest’anno la tappa a Castro, nei luoghi del Castello e del Centro storico per il 22 Agosto alle ore 20,00.
Il calendario delle visite 2010 – Inizio alle h.20.00
Le tappe:
Sabato 7 agosto – Giurdignano – Giardino Megalitico
Venerdì 13 agosto – Minervino di Lecce – Parco Culturale del Dolmen “Li Scusi”;
Domenica 22 agosto – Castro – Castello e centro storico;
Domenica 29 agosto – Melendugno – Roca Nova
Domenica 5 Settembre – Villa Baldassarre – Centro storico
Sabato 11 Settembre – Arnesano – Centro storico
Sabato 18 Settembre – Leverano – Centro storico
Domenica 26 settembre – Trepuzzi – Campi Salentina – Squinzano – Monastero di Sant’Elia
Per maggiori info visitate il blog di riferimento
Chiude il Festival
Scritto da Angelo Micello in Musica il 25 luglio 2010
Due momenti musicali per l’ultima serata dedicati alla musica popolare salentina.
Prima parte con stornelli a più voci con accompagnamento di solo tamburello. Canti d’amore e di lavoro con i Mascarimiri e la uce de fimmina di Anna Cinzia Villani. Claudio e Cosimo Giannotti con Vito Giannone si sono alternati nelle voci maschili.
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| Da Blog PP – Castro World Music Festival 2010 |
Ancora Mascarimiri nella seconda parte con l’uso della console DJ e improvvisazioni a due nel finale.
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2^ serata del Festival
Scritto da Angelo Micello in Notizie il 23 luglio 2010
Venerdì 23 luglio 2010 – Mediterranea
Gli Almoraima “Nuevo Flamenco” hanno presentato il nuovo album “Amor Gitano”, musica di un popolo nomade, ebbra di profumi, immagini e sapori vividi, in continuo contatto con l’uomo, Dio e la natura. Una musica che infuoca l’anima e la proietta verso la vita e la libertà.
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Le Biancate di Antonio Chiarello sui muri del Castello.
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Rock in Sud per i CRIFIU, il gruppo salentino suona forte e fa danzare all’insegna di una musica che mescola intuizioni diverse, oltre i confini e aperta alle influenze del Mediterraneo, tra tradizione e modernità.
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Maria Luisa Bene – Premio Zinzulusa d’argento
Scritto da Angelo Micello in Musica, Notizie il 23 luglio 2010
Maria Luisa Bene – Ospite d’onore al Castro Word Music Festival 2010 e premio Zinzulusa d’argento
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Prima serata dedicata alla poesia e solo nel finale alla musica. Meridiane Produzioni presenta una serata omaggio a Carmelo Bene, “Grazia de’ fiori: WELCOMING THE FLOWERS” performance poetico-pittorica ispirata al poema di Carmelo Bene “I’ mal de’ fiori” con il pittore e mosaicista Orodè Deoro, il poeta Simone Giorgino, l’attore Simone Franco e ospite speciale Maria Luisa Bene sorella e collaboratrice di Carmelo Bene. Gli interventi poetici a cura del Consorzio Autori del Mediterraneo sono stati presentati dai poeti Agostino Casciaro, Roberto Molle e Gianluigi Lazzari.
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A seguire, la presentazione del nuovo progetto musicale SUNAYU Electro Mediterranea, produzione originale per il Festival, con Paolo Pacciolla (percussioni, voce), Claudio “Cavallo” Giagnotti (tamburi a cornice, fiati, voce) e Alessio Amato (live electronic) inspirato a suoni del mediterraneo con sonorità indiane e persiane, impreziosite dalla performance di danza di e con Luisa Spagna.
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Castro World Music 2010 – Si parte
Scritto da Angelo Micello in Musica, Turismo il 22 luglio 2010
E’ qui la festa?
Scritto da Angelo Micello in Notizie il 18 luglio 2010
Una cerimonia di matrimonio il 17 luglio non è cosa per tutti.
Se, poi, per quella data è annunciato il picco di caldo della settimana più calda dell’anno conviene lasciare da parte i sentimenti e impegnare per l’occasione le forze più fresche e allenate della famiglia, io e il figlio più grande. Cerimonia in chiesa alle 18,00 in un paesino a 60 km da casa. Metà del pomeriggio passato a dimenticare la mattinata al mare a imparare la vela e l’altra metà di preparazione psicologica ricordando le peggiori cerimonie nuziali della mia vita e, scherzando insieme, a rivedere le puntate su Youtube di Enrico Brignano dedicate ai matrimoni d’estate.
La vestizione, in queste occasioni, si svolge in assoluto silenzio. Nemmeno la moglie può permettersi il minimo appunto: non è nervosismo, insofferenza ma solidarietà e rassegnazione.
Il locale del ricevimento è uno di quelli a la page, di quelli che sulla carta spiazzano per originalità anche l’invitato più smaliziato, o almeno fanno credere. Giacca e cravatta sono d’obbligo. Si parte alle 18,00, si scommette per un rientro prima o dopo l’una di notte.
Viaggio scorrevole, memoria che corre. Ero piccolo e assieme ai miei coetanei gironzolavamo intorno ai cortei nuziali raccogliendo cacai e candellini. Poi con un po di faccia tosta si aspettava l’inizio della cerimonia in vicinanza della nuova casa degli sposi e ci si ricavava quasi sempre un panino con la mortadella preso dalle ceste, ai più grandicelli un liquore colorato, alla fine la speranza di un mezzo spumone. Si aspettava il primo ubriaco, immancabile, che avrebbe provveduto allo spettacolo. Musica poca ma se c’era ed era musica da ballo, quella sera, qualcuno avrebbe abbracciato per la prima volta una donna.
Un garage, una grande stanza, un giardino, delle sedie, dei tavolami, alcuni tavoli. Le posate fornite dal bar del paese, come i liquori e i gelati. Finiti i festeggiamenti, spesso veramente una festa di paese, parenti e sposi pensavano a sparecchiare, ordinare e pulire.
Poi inventarono i ricevimenti al ristorante. Migliaia di nuovi sposi vi hanno oganizzato vigliaccamente la loro festa di nozze. Di festa c’era veramente poco, però si mangiava bene. Erano tempi che in casa non si conoscevano gli arrosti, i risotti e le diete e in famiglia si faceva a gara a essere scelti per andare al matrimonio.
Dopo trent’anni di feste di matrimonio, la festa si è definitivamente persa. E’ rimasta solo la cerimonia rituale e banale, con furbi ristoratori che tentano di rianimarla inultilmente accanendosi con esiti quasi sempre contrari allo sperato.
La cerimonia di nozze è ormai la festa più vigliacca che si possa organizzare. Un pomeriggio ci si siede ad un tavolo di un ristoratore che ha messo su un complesso di strutture tra le più kitch che si possa immaginare e si decide il menù, sempre quello. I tempi di cottura, l’aglio e la cipolla che non a tutti piace, la nonna senza denti, il cuoco sadico e un po di riminiscenze di francese, il risultato la solita sbobba girata nella solita salsa. Il giorno delle nozze, ci si presenta dopo la messa consegnando una massa indifesa di invitati alle strette regole del ricevimento e finita la serata si scappa con la torta rimasta.
Qualcuno sospetta che le cerimonie di nozze si fanno solo per vendicarsi delle sofferenze subite da singoli nelle tante cerimonie del passato.
Questa volta la struttura del ricevimento è una delle tante strutture di campagna, a volte con qualcosa di originale come una masseria, un essicatoio, un viale, due colonne, magari solo un bel toponimo. Tenute, Masserie, Casini, tutte originali, tutte uguali. Per questo è d’obbligo stupire, inventare, e pare che l’ultima moda sia sperimentare sulla pazienza e la resistenza fisica degli invitati.
Parcheggiata l’auto nella polvere, due addetti in giacca con alamari e due hostess ci indirizzano verso l’unico percorso obbligato di oltre duecento metri a prendere uno stitico aperitivo. L’attesa davanti alla chiesa ha già stroncato le piante dei piedi. Si incrociano i primi invitati e partono spontanei segni di umana solidarietà. Pochi commenti, fa un caldo da cani e la solita battuta se fa caldo non si può proprio fare.
Si studia il campo di battaglia. Si cerca di capire se sarà consentito entrare nella fresca sala condizionata subito o tra un paio d’ore dopo l’arrivo degli sposi impegnati a fare una mezza dozzina di album fotografici. L’occhio gira vigile alla ricerca di quegli invitati che paiono più smaliziati dei luoghi, che conoscono le insidie degli orari e delle attese. Alcuni prendono direttamente la strada dei giardini e si stendono a pennichella sui divani, i più ignari sostano davanti al bar degli aperitivi in piedi su un piazzale arroventato per tutto il pomeriggio dal sole. Non so a chi dare ragione, e solo alla fine scoprirò che avevano ragione i primi. Un’ora in piedi alle nove di sera al caldo della sera più calda dell’anno in una struttura con trenta camerieri che ti salutano e ti sorridono non assomiglia per nulla ad una festa. Scoprire che il cugino del mostro di Firenze ha deciso gli abbinamenti ai taboli e che il tuo tavolo si chiama Tulum e quello del vecchio nonno che parla solo dialetto Rockfeller, ti conferma la più dura delle previsioni. Duecento invitati abbattuti alla buona sui muretti dei vialetti aspettano un segnale, un cenno, un gesto di misericordia. Più le strutture sono costose e ricercate e più il trattamento assomiglia ad un campo di concentramento. In sala si entra solo insieme agli sposi. Si sa che l’invitato non è capace di sedersi ad un tavolo senza la presenza dei festeggiati. Lo si fa entrare giusto quei pochi minuti per permettergli di fare l’applauso al corteo degli sposi con sottofondo di squallore musicale.
Questa volta però sarà più dura. Il carnefice ha scelto per stupirci ben tre operazioni di transumanza. Dal bar aperitivi alla sala antipasti e poi alla sala delle portate e poi ancora al porticato per la frutta e la torta. All’ultima transumanza qualcuno giura di aver visto Fantozzi salutarli dalla cripta della Madonnina in fondo ad un viale.
Trenta camerieri nella prima sala non bastano a portati in tavola un antipasto di mare. Bisogna prendersi il piatto e fare la coda come ad una normale mensa universitaria. Alla fine della coda scoprirai se hai riempito il piatto di schifezza lasciando le ultime cose buone in fondo al bouffet. Duecento mani toccano lo stesso cucchiaio per servirsi dai vassoi alla faccia dell’igiene. Duecento persone si calano sullo stesso vassoio lasciandoci cadere sudore, capelli, forfora e chissà che altro. Fornelli accesi a pochi centimetri da tovaglie e tendaggi in una sala senza uscite di sicurezza. Per stupire ci hanno stupiti. Musica loffia, nel genere da matrimonio o da ascensore, la più immonda che sia possibile. Il primo brano di Ottis Redding ci illude, fa niente se abbiamo una casa da 500 watt dietro la testa. Poi il peggio suonato al sax da un tipo che si guadagna la pagnotta girando tra i tavoli cercando il sorriso.
Alle dodici, nuova caccia al posto nella sala delle portate. Molti invitati hanno le sedie girate contro un muro che ricorderanno per tutta la vita. La prima portata è dopo le dodici. Solita sbobba. Incredibile, pure la pasta fatta in casa. La moglie chiama, vuole sapere se il piccolo se la cava ma è impossibile parlare al cellulare per il livello della musica. Si fa amicizia col vicino di tavolo e una discussione sugli accertamenti fiscali di cui è specialista ti pare acqua fresca nel deserto.
All’una e mezza si viene cacciati dalla sala. In piedi sotto un porticato a mendicare in coda un pezzo di torta e della frutta che mangiare in piedi con la giacca o la borsetta in mano è impossibile. Ormai siamo scafati, ce ne restiamo stesi sui divani del giardino sperando che i cocomeri restino immangiati e il ristoratore usi un modo originale per smaltirli in prima persona. Nessuna sedia o panca in giro. Nonne in piedi da mezzogiorno tentano di addentare sui tacchi un pezzo di torta, il sudore fuori dalle sale ricomincia a scolare. I fuochi d’artificio alle due di notte una inutile sofferenza per noi e per la quiete della notte.
Il ragazzo è ancora lucido, si è interessato a una bella mulatta amica di una mia lontana cugina. Non era difficile supporlo in quanto erano le uniche della sua età, ma parlano solo francese stretto. Gli do la busta coi soldi con cui ci siamo pagati la tortura e ritorna con la bombiniera.
Sono le due e mezza, partiamo per il ritorno. Per strada le file di auto di chi va in discoteca, la tentazione di seguirli fortissima.






















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