Il Canalone di Castro
Scritto da Angelo Micello in Territorio il 2 febbraio 2010
Lama Canali, Lama Masseria San Nicola, Canali, Canalone, tanti i nomi per indicare l’ampia depressione che taglia l’altopiano della costa di Castro rompendo la monotonia degli alti versanti sull’Adriatico.
Il Canalone è uno dei tanti solchi, che originati da imponenti fenomeni geologici, tagliano trasversalmente la costa assumendo un caratteristico aspetto a canale. E’ facile osservarli lungo tutta la costa, per esempio a Badisco, all’Acquaviva, Tricase, Ciolo, ecc..
Quello di Castro è il più importante per complessità e continuità dell’insediamento umano. Dalla preistoria ai giorni nostri, infatti, il versante di levante è stato sempre frequentato in ogni fase della civiltà. Dagli abitanti della Romanelli (ben più arcaici di quelli che abitarono le grotte di Badisco), ai primi utilizzatori del bronzo, e poi i colonizzatori cretesi e greci, le popolazioni indigene dei Messapi, su questa sponda ogni età dell’uomo ha lasciato un segno.
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| Da Blog PP – Territorio |
Lungo la sponda di levante, che offriva aspetti insediativi notevoli, si sono stabiliti Messapi, forse Tarantini, Romani, Normanni, Spagnoli e accaldati bagnanti leccesi.
Una rupe altissima, forte alla difesa, una sponda di roccia durissima, ma anche tenera da cavare, un porto per prendere confidenza col mare, ogni civiltà ha trovato un modo per restare ancorata a questa pietra.
Il canalone di Castro è lungo quasi esattamente due chilometri. Parte dal Porto Vecchio e si sviluppa in direzione nord-ovest fino ai limiti della periferia di Vignacastrisi. Almeno fino a questo punto è facile riconoscere la depressione e il solco della acque che scorrono lungo il fondo.
Il canale è persorso solo in occasione di piogge che raccolgono i drenaggi di un più ampio bacino di circa 278 ettari, di cui circa 65 costituiti dal centro abitato di Vignacastrisi. Altri 70 ettari si aggiungono ai 278 ettari con la superficie del centro urbano di Castro alta che sversa le acque in prossimità dell’incrocio del vecchio Ponte del Bosco. Altri 10 ettari sono costituiti dagli abitati di Castro Marina e dalle Frasciule. Calcoli prudenti svolti in queste settimane di progettazioni idrauliche, stimano un passaggio di circa 25 metri cubi di acqua al secondo all’incrocio del Bosco e a mare di almeno 31 metri cubi. Sono previsioni di pioggia che hanno probabilità di verificarsi ogni duecento anni. Una pioggia come quella dell’ultima settimana di ottobre 2009 diciamo che ne ha prodotti circa la metà.
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Nel secolo scorso l’uomo ha fatto il grande balzo, saltando sull’altra sponda. Dapprima con un piccolo ponticello a servizio della palazzina Stasi (in pratica il pavimento della vecchia pescheria), poi con una copertura sulla piccola piazzetta davanti alla pescheria Ciullo. Questo ha consentito l’edificazione delle prime abitazioni sull’altra sponda prima ancora che venisse costruito un vero e proprio ponte carrozzabile. Sono state costruite le abitazioni dell’attuale Via Manzoni tra cui la bella Villa Marati. Per attraversare la gola si risaliva l’attuale scalinata di Via Paolo Emilio Stasi e un piccolo viottolo portava dall’altra parte. Qui i pescatori avevano perfettamente lisciato le rocce per avere ampi piazzali (spannituri) su cui lasciare asciugare le reti (ancora di fibra naturale) che rischiavano di imputridire nonostante i continui trattamenti impermeabilizzanti e sterilizzanti.
In tempi successivi fu realizzato un ponte vero e proprio. Probabilmente con la sistemazione della strada litoranea per Tricase. E’ chiaro che un’opera così impegnativa (e soprattutto carrozzabile) non poteva portare nel nulla. Era un ponte a tre arcate, in pietra, con la campata centrale più ampia e ancora perfettamente visibile (all’interno) nonostante i successivi lavori di livellamento della gola per la formazione della Piazza Dante. Un po come il ponte di Porto Badisco che consente ancora oggi di attraversare la gola di Badisco lungo la litoranea per Otranto.
Di questo ponte un po stretto e al termine di una lunga discesa (Via Vittorio Veneto) si raccontano molte disgrazie.
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| Da Blog PP – Territorio |
Sul finire del 1954 (una targa in pietra con la data era sul prospetto dei vecchi servizi igienici sulla discesa dello scalo) ci si risolse a interrare completamente tutto il tratto a valle e a monte del ponte dallo sbocco sul mare fino all’ingresso della pescheria Ciullo. Un’opera monumentale, con altezze dettate più che da ragioni idrauliche dalla necessità di raccordarsi alle desiderate quote della nuova ampia Piazza.
Nella foto della sezione finale si riconosce a destra la torretta monumentale già realizzata probabilmente negli anni trenta, poi il tunnel del ‘54 e sulla sinistra altri ampliamenti in parte già esistenti in parte completati successivamente alla copertura.
La foto panoramica seguente è una rara foto degli ultimi anni di vita del ponte.
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| Da Blog PP – Territorio |
I cambi di direzione dell’ultimo tratto furono risolti con una serie di semplici archetti traslati tra loro, così come è stato fatto, in piccolo, per la volta del ponticello che passa sotto la strada per Vignacastrisi che raccoglie le acque che provengono dalla strada per Marittima. La medesima tecnica (e la fattura dei materiali) fa pensare ad uno stesso progetto o una comune maestranza.
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| Da Blog PP – Territorio |
Ai lavori di costruzione pare che abbiano lavorato maestranze di Castro tra cui Maestro Panaro Salvatore. Mio suocero, Giuseppe Fersini, giovane muratore era addetto al taglio (a mano) dei conci.
Altri lavori furono poi eseguiti successivamente per allargare lo spazio della piazza creando nuove piazzole e soprattutto tagliando il banco di roccia dove poi per anni fu sistemato il distributore di benzina e la più comoda discesa di Via Panoramica.
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| Da Blog PP – Territorio |
Nel 1999 si cominciò a progettare e poi a realizzare tutto l’interramento dello scolo delle acque fino al Ponte del Bosco. Toponimo, quest’ultimo, che va perdendosi in quanto proprio con questi lavori, il vecchio ponticello è stato assorbito in un generale livellamento che ha consentito la realizzazione dell’ampio incrocio canalizzato. Da un po di tempo il nome di questo incrocio è in effetti un po ballerino.
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| Da Blog PP – Territorio |
Fino agli inizi del novecento, quindi, le strade di collegamento al resto del mondo partivano tutte per la direzione nord: la vecchia Appia per Otranto e probabilmente un sentiero meno importante lungo il solco del Canalone stesso. Da qui si svoltava per Marittima nel punto in cui era apposto un menhir e si svolgeva la vecchia fiera o si continuava per Vignacastrisi lungo un percorso di ambienti rupestri favoriti dalla tenera roccia.
Tutto il versante di levante, dicevamo, è stato un importante sistema rupeste. Sepolture dell’età del bronzo sono testimoniate in prossimità del Bar La Chianca a conferma di una frequentazione ben più remota delle recenti grotte dei pescatori. Le sponde di tenera roccia calcarenitica (carparo) della Grotta del Conte o della Via Di Mezzo furono le cave per l’estrazione dei conci ciclopici con cui si cintò la fortezza della città alta in epoca messapica. Si racconta che i Romani strutturarono il primo porto. Virgilio, probabilmente lo conobbe, gli piacque e ne fece la location dello sbarco di Enea.
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| Da Blog PP – Territorio |
Il versante di cui parliamo è imponente. Mentre lungo la linea di scolo scende in due chilometri da 85 metri sul livello del mare a zero, il versante di levante in quegli stessi metri, verso mare, addirittura risale fino a oltre 100 metri.
Su questo prospetto naturale si è aggrappato l’uomo diviso tra l’amore per la terra e quello per il mare.
Alcuni studiosi propendono per una frequentazione di questa sponda quasi in modo continuo. Probabilmente, dopo gli insediamenti preistorici, ci furono quelli dell’alto medioevo, quando le scorrerie dei barbari consigliavano l’abbandono dei centri abitati più in vista o posti sulle strade principali battute da bande di saccheggiatori.
Oggi tutta la sponda est e buona parte di quella ovest, per tutta la parte bassa è occupata dall’abitato di Castro e di Castro Marina.
I primi 600 metri il fondo del Canalone sono stati ricoperti da una galleria in pietra e in calcestruzzo. Altri 500 sono stati sistemati con un canale scoperto, il resto del percorso delle acque piovane nel territorio del Comune di Ortelle è ancora allo stato semi naturale.
| Da Blog PP – Piove |
Sponde in roccia, terrazzamenti, uliveti e un lunghissimo filare di lecci che corre sulle due sponde dell’alveo che ospita un gagliardo ruscelletto di pioggia.
Per l’uomo moderno, una passeggiata da valle a monte appare quasi un’avventura. A volte sopraggiunge lo scoramento e la voglia di abbandonare il percorso più fitto per quello più in alto. Alcuni piccoli canali (o meglio lame) si innestano a quello principale intrigando l’aspetto dei luoghi e confondendo il viaggiatore. Stupisce, inoltre, l’immane opera dell’uomo a terrazzare con muri e terre fertili la nuda roccia delle sponde per ricavare un minimo di sostentamento alimentare. Fino agli anni cinquanta tutti i fondi, piccoli o grandi, erano curati e puliti. Oggi, tolti pochi casi di accanimento per puro svago, l’area più impervia è in piena rinaturalizzazione.
Vi sopravvivono ancora le volpi e i tassi. Da alcuni anni è stato vincolato a Parco Regionale.
Impegni professionali mi hanno portato a conoscerlo e a misurarlo passo dopo passo. Non solo, ma anche a esplorare tutto l’intero bacino alla ricerca dei vecchi percorsi dell’acqua, i vecchi drenaggi, gli inghiottitoi naturali. Anche dell’antico pozzo assorbente di Capriglia di cui parlerò in nuovo post ad hoc.
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| Da Blog PP – Piove |
Un anno fa
Scritto da Angelo Micello in Notizie, Territorio il 31 gennaio 2010
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| Da Blog PP – Piazza Dante – Crollo |
Qualche lacrima tra i cento che hanno passato la sera al freddo e al vento dello scirocco sulla piazza. I soliti volti, una cosa per intimi. Proiettate foto e lette delle poesie.
Il ricordo a caldo nel post di un anno fa.
SIM1 Corse
Scritto da Angelo Micello in Notizie il 22 gennaio 2010
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| Da Blogg PP – Proloco |
Tirato su un veloce progetto di carretto.
Non tutti i particolari sono definiti (o svelati). Credo siano a posto le misure antropometriche (considerato un guidatore di statura 1,65-1,70).
Un lavoro fatto quanto più possibile in legno, ben rifinito, che se alla fine della storia non si scassa, possa essere appeso a un muro come un bell’oggetto da conservare.
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| Da Blogg PP – Proloco |
Nel dettaglio, una scocca fatta da un unico pannello di legno multistrato, con alcuni rinforzi sottoscocca, posizione seduta, sterzo all’avantreno comandato direttamente dai piedi, freni doppi sui due fianchi a leva con sfrisciamento diretto a terra.
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| Da Blogg PP – Proloco |
Sterzo e avantreno a cavallo della scocca (che resta sotto appesa da un perno). Due sagomature per puntare e tenere fermi i piedi.
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| Da Blogg PP – Proloco |
Il retrotreno è fisso con una piccola spalletta in legno per fermare lo scivolamento posteriore del guidatore.
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| Da Blogg PP – Proloco |
Un piccolo cuscinetto come sedile al centro per favorire il guidatore ed evitare lo scivolamento sul legno nudo.
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| Da Blogg PP – Proloco |
I freni sono a leva, tirando su frenano e consentono anche di tenersi aggrappati alla scocca in ogni momento. Considerato che le ruote a cuscinetto (metallo) hanno un’aderenza praticamente nulla sull’asfalto, le leve potrebbero aiutare nelle sterzate in curva. Alla base dello strisciamento è da inchiodare una striscia di copertone.
Da pensare a come sostituire velocemente alcuni pezzi a maggior rischio di crash.
Cliccando sulle foto potete scaricare la foto a risoluzione maggiore.
30 anni di campagne di scavi
Scritto da Angelo Micello in Archeologia, Notizie il 21 gennaio 2010
Cavallino (LE) – Convento dei Domenicani – 29-30 gennaio 2010
Si ritrovano a Cavallino per una due giorni di racconti i ragazzi della Scuola di Specializzazione in Beni Culturali dell’Università di Lecce. Tra loro molti degli allievi che hanno svolto campagne di scavi nella nostra Castro.
Due giorni di racconti su tutte le esperienze dai più vecchi ai più anziani studenti. Dalle nove del mattino fino alla sera di venerdì e poi la matttina di sabato.
Il programma dettagliato on line con gli orari di ogni singolo racconto non sono riuscito a trovarlo (i siti di riferimento non vengono aggiornati). Chi è interessato contatti Emanuele Ciullo.
Quest’Estate mi butto
Scritto da Angelo Micello in Miscellanea, Notizie, Turismo il 19 gennaio 2010
Stimolato da Pasquale, passiamo ad un minimo di operatività per questa estate.
In pentola la gara di carretti. Per tutta una serie di considerazioni si comincia piano.
Carretti in legno, ruote a cuscinetto, sterzo come viene, freno a richiesta.
Circuito, la nuova strada del canalone. L’asfalto è ottimo, in discesa, contromano. E’ possibile controllare benissimo il transito anche di pedoni o animali.
Il paese offrirebbe anche un circuito più lungo e impegnativo, ma l’attraversamento della statale all’incrocio del Bosco e il pessimo stato di via IV Novembre sono un problema troppo grosso per una prima edizione. Più avanti si potrebbe passare a un carretto gommato su un circuito più lungo, ma per questa estate è meglio raccogliere entusiasmo ed esperienza.
Ho pensato a dei carretti elementari, che si possono costruire in ogni officina del paese, dal meccanico (iscritti d’ufficio) al serramentista al falegname e ad ogni volenteroso congegnatore. Questo ci aiuta a preparare un buon numero di carretti e di partecipanti.
Per il carretto fisserei delle dimensioni solo per il passo e la carreggiata. Direi non più di un metro di passo tra l’asse delle ruote anteriori e quelle posteriori e uno scartamento massimo (esterno) di 70 cm tra le ruote dello stesso asse. Quattro ruote, pedana superiore di forma e dimensione libera. Vincolato passo e carreggiata, vincolerei pure il cuscinetto: massimo 80 mm di diametro esterno e 18 mm di battistrada, il foro interno a scelta.
Il cuscinetto non può essere modificato, molato o lubrificato. Il sistema di sterzo può essere di qualunque tipo, l’importante non procuri pericolo in caso di rottura al conducente stesso. Per la frenatura sistema libero, anche se credo che sia inevitabile lo strisciamento a leva sull’asfalto.
Il conducente (si può pensare anche al carretto a coppia e in questo caso il passo potrebbe essere esteso di altri 60 cm fino a 160 cm) si deve bardare da motociclista da cross con l’obbligo del casco. I punti più pericolosi (impatti frontali o quasi) vanno riempiti di balle di paglia o altro.
Si può pensare di chiudere al traffico il tratto di gara per qualche ora le settimane priecedenti per provare i carretti e le strategie di gara.
La gara può anche essere mista, nel senso di prova di salita e discesa a tempi o in gruppo e su più manche.
L’importante è cominciare a costruire i carretti da gara e pure qualche esagerazione da far sfilare da Castro Alta fin giù al Porto per pubblicità e richiamo.
Serve fin da ora un Commissario Tecnico pluripotenziario alla Ecclestone.
Ricominciano i corsi serali di Tressette
Scritto da Angelo Micello in Cultura, Miscellanea il 19 gennaio 2010
Riprende l’inverno dopo le feste natalizie e i ragazzi si ripresentano con un mazzo di carte in mano. L’anno scorso hanno appreso i rudimenti delle regole e quest’estate si sono fermati ai tavoli da gioco in piazza a spiare i professionisti.
Le regole le vado scordando anch’io. Forse non esistono perfettamente codificate, solo giocando sempre allo stesso tavolo ci si accorda su quello che è lecito da quello che non è lecito. Il tressette è detto anche il gioco dei muti, perchè bisogna giocarlo in silenzio, tranne le dichiarazioni e le accuse. Lisciubussu, chiummu, bussare a denari, tanti i modi di dire derivati da questo gioco.
Ho trovato sulla rete la prima trascrizione delle regole fatte da famoso Chitarrella nel 1750:
I – etymologia
Ludus tresseptem a tribus septem nomen accipit, qui in eo tresseptem tres punctos comuniter valent.
Lo juoco de lo tressette piglia sto nomme da tre sette, pecchè a lo tressette scopierto, è pe revola ca tre sette fanno tre punte
II – de sociis
1 – Hic ludus de quattuor lusoribus componitur. Hic duo contraduo in societate ludunt.
2 – Aliquo tres, vel duo, vel apsum vocatur de prima manu, et socius est qui illum habet. Societas haec in qualibet lusione ripristinatur. Et hoc probo.
3 – Solent alii post certum lusionum numerum, socium ad invicem mutare.
1 – Sto juoco se fa da quatto perzone. Cheste jocano nsocietà duje contra a duje.
2 – A quacche banna se chiamma de primma mano no trè, no doje o n’asso e lo compagno è chillo che lo tene ntra le ccarte soje. Sta società se fa pe tutte. E chesto io l’approvo.
3 – Autre teneno l’uso de cagnare li compagne doppo fatto no nummero de partite.
III – de numero, ordinibus, et virtute chartarum
1 – Numerus, ordines, virtus chartanti in mediatore procedunt.
2 – Chartas miscet unus, altersinistrosum dividet, et tertium dextrorsum de prima manu ludit.
3 – Cum sit error distribuendo chartas, manus decidit quid faciundum erit.
4 – Postea cum sit error ortus ab aliqua charta lapsa in terram, tunc remiscetur chartae
1 – Lo nummero e l’ordene teneno lo valore de la carta de lo mediatore.
2 – Uno mmesca le ccarte, chillo a mancina l’aiza spartennole ndoje parte, e lo tierzo a deritta joca de primma mano.
3 – Soccedenno sbaglio pe tramente se danno le ccarte, la mano dice chello che bò fà
4 – Se po lo sbaglio è stato ca è caduta na carta nterra, tanno se mmescano n’autra vota le carte
IV – de modo accusandi punctos
1 – Apsa trina valent tres puncots.Idem de duobus, ac de tribus. Apsum autem cum duo et tribus. Apsum autem cum duo et tribus de eodem ordine valent etiamtres punctos, et Neapolitana appellatur, quia tantum in Neapoli hoc jure utimur
2 – Aliqui jure novo accusant. Neapolitanam cum rege, caballo, muliere, septem etc. non minus proprio quam de socio, et dicitur cum coda. Hoc in casu quaeque ex iis punctum auget.
1 – Tre asse fanno tre punte, e accossì puzì li duje e li tre. Po l’asso co lo doje e lo tre d elo stisso colore fanno pure tre punte, e se chiamma Napolitana, pecchè sulo a Napole s’ausa.
2 – Mo cierta autre ausano d’accusà la Napolitana co lo rre, donna, sette, etc. no cco autro, ma co lo compagno e se dice co la coda. Pe sto caso ognuna de ste ccarte aumenta no punto.
V – de verbis tantum permessis
Multa verba et strepitus ludendo inter dicitur. Haec tantum, buxo, (si meliorem a socio cupio); striscio prolixo, (si plures chartae, sine ammactatore, mihi sint); striscio ut sic, si dui; et plumbo, solam ludendo chartam. Cum vigintiocto, aut novem tertio dici potest: aut striscio, aut buxo.
E’ projebuto de parlà assaje e de fa fracasse. Schitto se pò dicere: busso (se voglio che lo compagno jocasse la carta chiù meglia): striscio a luongo (se tengo paricchie carte de uno colore, ma senza ammattatore); striscio sempriciamente, se tengo doje carte; e piombo se joco a carta sola. Co lo vintottoe co lo vintinove terzo se po dì, o liscio o busso.
VI – de regulis
1 – De prima contra tres, numquam buxare debes.
2 – Si rursus ingredi potes, buxa agriter, et animose.
3 – Buxare est in more, cum tribus de ammattatore
4 – Quarto rege saginato, cum astutia tu buxatp.
5 – Contra regem vel apsum tertium nec buxare, nec scarpare.
6 – Socium tres habere docto, joca duo in vigintiocto.
7 – Cum vigintiocto vel novem et rege suo tres buxatur, aut duo.
8 – Buxare tres agere lege, in vigintiquinque cum rege.
9 – In vigintiquinque regem solum saepies ludere est bonum.
10 – Saepe luditur ubi rejicitur.
11 – Est norma veritatis scarptum primum societatis.
12 – Contra scarptum socii sui, turpe dicere vagatus fui.
13 – Avaritia semper adversa, in chartis autem est perversa.
14 – Si ordo aliquis non sibi sit, scarptum unicum tunc fit.
15 – Si reptando de figuram. immutandi habeas curam.
16 – Punctum facere avverte in primis, si tu lusor sis sublimis.
17 – Quaerere de chartis vitiosum, illas monstrare perniciosum.
18 – In chartarum adversitate, uteris utique varietate.
19 – Socio buxanti da meliorem, adversario tum peiorem.
20 – Punctum extremum a luxore, certe fit pro valore.
21- Quamvis false licet buxare, tamen vetitum est plumbare.
22 – Duo secundos numquam da, sed incerte in hoc sta.
23 – Socio buxanti apsum negare, est damnum sibi dare.
24 – Chartas primas, quas ludere adversarii, licet videre.
25 – Te accusare enuncia tantum, et indducto primo ludo, dic quid, quomodo, quantum.
26 – Pluribus in punctis consistit ludus de victoria faciens tuus.
27 – Astutus certe ludens, est frigidus et ridens.
28 – Chartas clausas cave habere, et adversas tama videre.
29 – Numquam ruere in ludendo.
30 – Scarptans in fortem damnas esto i ndie festo et profesto.
1 – De primma mano contro a lo tre non aje da bussà maje.
2 – Si tiene na trasuta può bussare forte e resoluto.
3 – S’ausa de bussare co tre carte d’uno ammattatore.
4 – Co lo rre quarto, accompagnato da cavallo e donna, bussa pe mmalizea.
5 – Contro a lo rre o l’asso tierzo non se bussa, nè se scarta.
6 – Canoscenno ca lo compagno tene lo tre a lo vintotto tujo jocade doje.
7 – Ca lo vintotto o vintinove, tenenno lo rre a lo primmo caso busssa co lo doje, e la siconno co lo tre.
8 – Se aje lo vinticinco co lo rre, è pe revola de bussare co lo tre.
9 – Co lo vinticinco soccede spisso de jocà lo rre, e se tene, senza bussare.
10 – Pe lo ssoleto joca a lo palo, che scartano li contrarie.
11 – Lo primmo scarto de lo compagno è chillo che face a sapere lo palo che tu non aje da jocare.
12 – E na nfametà a ghiocare contro a lo scarto de lo compagno tujo, e pe scusa se trova lo penzare ad autro.
13 – L’avarizia è sempre na brutta cosa ma a le ccarte porta pregiudizio.
14 – Se pe ccaso a quarche palo non tiene carte, allora fa uno scarto.
15 – Se tu lisce, e io te do fiura, aje da stare attientode cagnare juoco, pecchè chella fiura per signo commenuto segnifica c’a chillo palo che tu lisc, io non tengo juoco.
16 – Se vuò essere la bannera de li jocature, a costo de tutto cerca de fà lo punto.
17 – Lagnarese de le carte è bizio; mmostrarele è pericoluso.
18 – Quanno le ccarte te sò contrarie, cerca de cagnarele.
19 – Quando bussa lo compagno, le daje la meglia; e quando bussa lo contrario, le daje la peggio.
20 – Mmosta lo sapè chillo che fa l’udemo punto.
21 – E’ permesso de bussare e no piombare fauzo.
22 – Lo doje siconnonon se dà maje: sta revola però non è certs.
23 – Anniare l’asso a lo compagno che bussa, è lo stesso che volè perdere.
24 – E’ permesso da vedere tutte le ccarte asciute solo a la primma jocata.
25 – L’accusa s’avvertesce sulamente, e doppo fatto la jocata se dice chella ch’è.
26 – Chillo che fa chiù punte vence, e pecchesto non s’ave da lassare a piglià a li juoche che se fanno.
27 – Lo jocatore malezajuso sta sempre indefferente.
28 – Cerca de vedere le ccarte de l’autre, ma le toje tienatelle bone, astrente, e senza farele vedere.
29 – Non t’arraggià quanno juoche.
30 Chillo che scarta a lo palo che tene chiù forte, mmereta d’essere connannato senza scusa ntutte le juorne e ad ogne momento.
VII – de regulis solvendi
1 – Fascicolus alearum, de puncits undecim constat clarum.
2 – Unum et viginti punctos cumulare, est victoriam reportare.
3 – Et in simplicem tum inverunt, qui punctos undecim facerunt.
4 – Minus undecim in duplum ire, est succumbere non haurire.
5 – Dicitur opes haurire, sine puncto in triplum ire.
6 – Lusionem vincere trinam, dicitur ludere cum doctrina.
7 – Lusio simplex, duplex, trina, more indocto, dicitur: marcio, batuffo, cappotto.
Hactenus de regulis, reliquum i nfortuna
1 – Lo mazzo de carte è formato da unnece carte.
2 – Pe bencere s’hanno da fare vintuno punte.
3 – Se chille che perdono se trovano fatte unnece punte perdeno la semprece partita.
4 – Facenno cchiù ppoco de unnece punte è perdere la partita doppia, ma nfine non fa gran dammaggio.
5 – Perdere po la partita ntre bote, pe non avere fatto manco no punto, è cierto che bolere ire pezzenno.
6 – Vencere na partita ntre bote segno è da sapè jocare buono.
7 – La partita, semprece, doppia, ntre bote se chiamma marcia, batuffo, cappotto.
Pe nfi a ccà è de la revola: lo riesto è de la sciorta
Francesco D’Andria – CASTRUM MINERVAE
Scritto da Angelo Micello in Archeologia, Biblioteca il 11 gennaio 2010
Università del Salento
Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “DINU ADAMESTEANU”
CASTRUM MINERVAE
a cura di FRANCESCO D’ANDRIA
Congedo Editore – 2009 -300 pagine - €35,00

Opera fondamentale, di contenuto originale ed organico sulla storia di Castro. Dopo infinite raccolte di piccoli saggi, scitti vari, a distanza di oltre un secolo dalla Monografia del Cav. Maggiulli, finalmente un’opera unica oltrechè attualissima, che rivede in senso scientifico, storico e documentato, la storia della città di Castro.
I risultati del recente decennio di ricerca archeologica condotti nell’Acropoli di Castro, sono illustrati con disegni, mappe, fotografie completamente originali. I reperti sono illustrati e comparati con le conoscenze di tutto il Mediterraneo.
Ripeto, un’opera monumentale che non può mancare nelle case di ogni cittadino di Castro. Comunque da leggere per aggiornarsi allo stato della conoscenza attuale, specie per di chi è stato distratto in questi ultimi anni.
Curata dal Prof. Francesco d’Andria, contiene contributi, oltre che dello stesso D’Andria anche di: Mario Lombardo, Jacopo De Grossi Mazzorin, Maria Battafarano, Nicoletta Perrone, Luigi Coluccia, Carlo De Mitri, Tommaso Ismaeli, Giuseppe Sarcinelli, Francesco Sergi, Luigi Capraro, Raffaella Perdicchia.
Sante Croci
Scritto da Angelo Micello in Architettura, Cultura, Territorio il 10 gennaio 2010
C’è un luogo in ogni paesino della Puglia, e forse di tutta Italia, che si chiama Santa Croce. Una piccola piazzetta secondaria, un bivio, un angolo di una chiesa. Se il vostro paese non ha un luogo conosciuto con questo nome indagate più a fondo, magari oggi lo chiamano con un altro nome.
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| Vignacastrisi – Da Blog PP – Architettura |
Mi hanno sempre incuriosito le piazzette Santa Croce, quella per esempio di Vignacastrisi, su una piccola piazzola di un bivio per Diso, ben conservata e molto monumentale, quella di Castro, che ormai tutti chiamano Monumento ai Caduti, quella di Vitigliano, posta all’incrocio per Santa Cesarea, quella di Ortelle, ridotta al solo simbolo, e attaccata all’angolo della Chiesa Madre. Santa Croce, perchè testimoniata da una croce, generalmente in ferro, di diversa fattura e dimensione.
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| Vignacastrisi – Da Blog PP – Architettura |
La posa della Santa Croce ricorda le missioni di preghiera di vari ordini predicatori, giornate di preghiera che coinvolsero, nella prima metà del secolo scorso, tutta la Puglia, e in molti Comuni l’avvenimento terminò con l’apposizione di un simbolo tangibile di fede destinato a tramandarne il ricordo.
Difese dalla fede si sono conservate, spesso nella trascuratezza, fino ad oggi.
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| Vignacastrisi – Da Blog PP – Architettura |
In questo fine anno di lavori, mi sono imbattuto in quella di Castro. L’area immediatamente a contatto col Centro Storico richiede una rinfrescata, molti materiali risalgono al secolo appena passato e sono poco conservati. Tra questi spazi la piazzetta del Monumento ai Caduti, che qualche anziana signora si ostina a chiamare Santa Croce. In effetti, oltre all’altare e alla stele in ricordo dei Caduti, è presente una croce in ferro.
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| Castro – Santa Croce – Da Blog PP – Architettura |
La croce è probabilmente coeva alla realizzazione del Monumento ai Caduti, o forse ricollocata sulla medesima piazzetta in occasione della costruzione del monumento. Il fusto pare ricavato dai primi lampioni dell’illuminazione di Castromarina. Qualcuna delle anziane che ricordano il nome, ricordano pure l’evento, nei primi anni cinquanta, pare una settimana di preghiere e predicazioni svolte da monaci, un certo padre Cornelio e un certo padre Cipriano, nomi di antichi santi.
Più chiarificatrice appare la Croce di Vitigliano. Posizionata sul bivio per Cerfignano e Santa Cesarea si è salvata da ogni intervento di allargamento dell’attuale incrocio, e grazie alle quattro lapidi infisse sui lati del piedistallo, ci dice che le Missioni di preghiera in Puglia sono ancora più antiche. Sul lato di levante la targa più antica ricorda che i Passionisti svolsero missione di preghiera nel febbraio del 1939.
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| Vitigliano – Da Blog PP – Architettura |
La missione fu ripetuta nel gennaio del 1951 e fu ricordata con una seconda iscrizione.
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La più recente missione del 1970 fu l’occasione di un primo restauro del monumento.
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Probabilmente un controllo con un livello al fusto della croce andrebbe fatto immediatamente.
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Conto di pubblicare su questo articolo le foto raccolte nelle prossime occasioni possibili delle Sante Croci dei paesi vicini. Se avete foto potete collaborare.
Donne
Scritto da Angelo Micello in Cultura, Notizie il 9 gennaio 2010
Tre giorni dedicati al Mondo Femmininile
Innanzitutto il Convegno principale “Donne e integrazione: Tra accoglienza e solidarietà”
previsto per sabato 9 gennaio 2010 ore 17.00 presso il Castello Aragonese – Castro (Le)
Interverranno: L. Carrozzo (Sindaco di Castro), Giuseppe Colafati (Presidente del Consorsio dei Comuni – zona di Poggiardo) A. Romanovic (Preside della Facoltà di Lingue Straniere Università del Salento), M. Forcina ( Delegata del Rettore per le pari Opportunità), K. Çuka (Presidente Integra Onlus), Elio Scarciglia (Video-maker), F. Dantini Solero (Assessore Provinciale Servizi Sociali e Pari Opportunità).
Nel programma della serata l’intervento musicale di Stefania De Santis (voce soprano) e Nunzia Del Popolo (arpa).
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Da questa sera 9 gennaio fino all’11 gennaio 2010 invece la mostra video/fotografica di Elio Scarciglia che comprende il video Matrika, composto dalle danze Shakti, Matrika, Shekara, musiche di Paolo Pacciolla
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La mostra video/fotografica “Donne”, di Elio Scarciglia, ha origine dalla volontà di suor Enrica Rosanna, sottosegretario Città del Vaticano, di documentare anche fotograficamente la figura della donna nel nostro tempo. Naturalmente, pur partendo dalla traccia di suo Enrica, la mostra prende la connotazione del sentire di Elio Scarciglia
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Il link al sito di Elio Scarciglia per approfondimenti sulla mostra.
Facebook e gli Effetti Collaterali
Scritto da Angelo Micello in Informatica il 5 gennaio 2010
Facebook è più di una moda. Dai Gruppi di discussione su Usenet, ai Forum, a mIRC e poi le prime video chat di NetMeeting fino a tutte le versioni di Messenger, Skype e via socializzando, nulla è stato così aggregante e partecipativo di Facebook. Le ragioni sono tante e tra i meriti del nuovo social network quello di aver coinvolto alle nuove tecnologie numerosi utenti che mai e poi mai avevano pensato di essere attratti da un computer. Lo sviluppo di Facebook è stato notevole a partire dalla scorsa estate e tale da spingere il Garante per la protezione dei Dati Personali ad intervenire per suggerire ai neofiti della rete qualche consiglio. Un piccolo opuscoletto che trovate pure alle Poste.
Qui a Castro, alle Poste, il tempo per la lettura non manca, e basta e avanza per la ventina di pagine che spiegano un po di problemi di privacy che l’uso della rete può creare.
L’opuscolo è disponibile anche a questo link, oppure scaricabile cliccando qui.
Ci sono molti buoni consigli da seguire, personalmente dopo un po di anni di rete mi sento di aggiungerne qualcuno di più pratico ed efficace.
1) Non usare mai la email principale, quella a cui ci tenete di più. Dopo aver registrato l’email/account che il provider vi ha messo a disposizione, provvedete a crearvene una di comodo (dallo stesso provider se ve ne concede più di una o da un servizio free, tipo hotmail, kataweb, ecc..) . Da questo momento usate l’email di comodo per muoversi sulla rete riservando quella principale agli usi strettamente personali o professionali. L’email di comodo non deve avere riferimenti a nomi e cognomi personali e non deve essere mai (ripeto mai) usata sui siti personali. La email da battaglia serve a registrarsi sui vari siti e forum il cui scopo, spesso occulto, è quello di raccogliere liste di email personali a cui spammare ogni schifezza. Il lavoro di molti virus (troiani, keylogger, ecc.) viene così facilitato dallo stesso utente che inconsapevolmente consegna a webmaster di pochi scrupoli la propria email. Siti porno o di download di software piratato servono di fatto a raccogliere email valide e funzionali per uno spamming preciso e mirato. Lasciando nell’anonimato l’email personale principale, farete sfogare tutta la inevitabile schifezza su una email di comodo che utilizzerete quel tanto che serve. Perchè non usare l’email di comodo anche sui siti seri? Perchè i motori di ricerca hanno la pessima abitudine di catalogare tutti per cui è imbarazzante trovare nei risultati della ricerca un indirizzo di posta identico sia su una pagina di facebook sia in un forum di amanti del reggicalze.
Anche su Facebook andrebbe usata l’email di comodo. Benchè Facebook usi l’accortezza di scrivere l’email dell’utente come una immagine e non come testo (notatelo nelle vostre Info) ci sono almeno un paio di metodi per acquisirla in modo quasi automatico e rivenderla a gente senza scrupoli. Per uno spammatore la qualità delle email è importantissima. Riuscire a rivendere una lista di mille-duemila email valide utilizzate da gente iscritta ai gruppi di interessi specifici (appassionati, collezionisti, professionisti, ecc..) per uno spamming di pochi post ben mirati può essere molto proficuo. Piuttosto che spammare milioni di post con dei generatori casuali di indirizzi, una piccola lista corretta può essere più efficace.
2) Evitare di postare, più che i propri dati personali, le proprie idee personali, specie se poco moderate, estreme o integraliste. Ognuno è libero di esprimere quello che pensa, ma nel farlo bisogna che si sia coscienti che ormai l’anonimato su Internet non esiste più. Le idee che nessuno si sognerebbe di dire per strada o su un manifesto murale, è uso gridarle in ogni forum e social network. E se di quello che si dice e si proclama a vent’anni si è pronti a sopportarne le responsabilità, non è detto che lo sia a ventuno. A cinquant’anni ho visto troppi coetanei col giornale di lotta e resistenza sotto il braccio finire a cantare nel coro della parrocchia. Tipi con le basette rasate e coi Rayban, iscriversi al sindacato per salvare lo stipendio con cui campa la famiglia. Una rapida ricerca del vostro nome e cognome su Internet tra qualche anno potrebbe essere assai imbarazzante, quando i bollori si sono calmati e il mondo del lavoro si affaccia. Questo consiglio, non leggetelo come un invito a censurarvi, ma come una raccomandazione a essere più scaltri e prudenti nella navigazione, specie se quelle idee non sono profondamente e intimamente condivise.
3) Evitate di postare immagini erotiche. Se avete chiesto l’amicizia anche a persone al di fuori della vostra cerchia di amici e coetanei, e ci tenete a conservarla, ricordate che non sempre una donna o una mamma gradisce bacheche simili alla copertina di una rivista per adulti.
Dopo molti pc di amici e conoscenti rimessi in moto per problemi vari vi posso assicurare che trovare immagini o tracce di navigazione hot su un hard disk di un utente maschio è la regola. Anni fa, quando la connessione a Internet richiedeva ore di preparazione ed era un rito collettivo, appena qualcosa faceva intuire che il collegamento era stabilito, l’addetto alla tastiera era virilmente invitato a digitare nella barra degli indirizzi quei tre quattro link ai siti imparati a memoria, salvo poi non saper come fare a cancellare il vuvuvugessicarizzo memorizzato nei suggerimenti automatici. Per cui, nel privato, col vostro pc fateci quello che volete (anche se in questi anni a qualche imputato hanno fatto pagare cara pure qualche immagine negli hard disck o nella pennetta), ma evitate di replicare in contesti sociali troppo eterogenei le vostre ricerche.































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