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Articoli con tag ‘lazzari’

i Lazzari a Castro

i Lazzari a Castro

Su 3.600 soggeti nel database ad oggi già contiamo contiamo oltre 400 Lazzari. Con la tecnica dell’imparentamento dal basso verso l’alto, fino ad ora sono stati racchiusi in quattro raggruppamenti principali che potrebbero ridursi a due con il prosieguo della ricerca sulla base di atti anagrafici.

I primo gruppo è quello che definiremo di Lazzari (Lazari) Giovanni sposato con Giuseppa FERSINO(I), che conta ad ora un solo figlio noto Oronzo (1837-) ma ben 7 nipoti: Giacinto (1861-), Luigi (1864-1926), Antonio (1867-), Carmela (1870-1938), Ippazio (1877-1953), Salvatore (1880-1953) e Salvatora (1873-1952) . Lazzari Giovanni pare provenire da Nociglia (LE). Lo sviluppo della discendenza disegnato in forma sintetica solo fino a 5 generazione è nel disegno a seguire. Lo schema dovrebbe essere abbastanza completto e confermato in quanto ci hanno lavorato in molti. Se rilevate errori o avete dati aggiuntivi scaricate l’immagine ingrandita che si ottiene cliccando sul disegno sotto e appuntatevi le correzioni.

Il resto dei Lazzari, sembrano imparentarsi tra loro, tuttavia in attesa dell’approfondimento sui registri anagrafici, li riporto separati in ulteriori tre gruppi.

Il secondo raggruppamento, pertanto,  è quello che definiremo Lazzari Ippazio Antonio, sposato con Filomena Fersini caratterizzato da un primo imparentamento massiccio con la famiglia di Ciriolo Angelo Antonio (ben tre sorelle di Angelo Antonio sposeranno tre figli di Ippazio Antonio).

Un terzo raggruppamento che pare ancora autononomo è quello che definiremo Lazzari Pantaleo coniugato con Carmela Frassanito che avevamo già pubblicato col titolo i Peppentoni e che pare ricongiursi (ad ora senza sufficiente certezza) ad antenati conumi. I questo raggruppamento troviamo matrimoni con Lazzari di altri gruppi come il matrimonio di  Giuseppe Antonio (Peppentoni) con Annunziata Lazzari (ceppo Ippazio Antonio). Il raggruppamento, assieme ai Capraro,  è uno dei primi abitatori residenti dell’area del Porto (Castromarina).

Un quarto raggruppamento è quello che definiremo Lazzari Ludovico, (Luvichi) è un raggruppamento più piccolo che per ora non si è certi di collegare ai tre più numerosi già illustrati. Ludovico, sposato con Annunziata Rizzo di Ippazio, figlio di Giuseppe e Anna Maria Schifano, nelle dichiarazioni di alcuni parenti, risulta essere cugino di Giuseppe Antonio presente nel raggruppamento  Lazzari che prende il suo nome. Per cui Pantaleo e Giuseppe, rispettivi genitori potrebbero essere fratelli se la condizione di cugino fosse per parte di padre. Ulteriori informazioni danno Giuseppe Antonio e la sua moglie Annunziata Lazzari nello stato parenatle di cugini, per cui anche il capostipite Ippazio Antonio, padre di Annunziata, potrebbe essere un terzo fratello comune a Pantaleo e Giuseppe Lazzari, col risultato che i tre rami dei Lazzari non provenienti da Lazari Giovanni risulterebbero accomunati in un’unica linea.

 

Ricordo ancora che nel database ci sono molti più soggetti di quelli schematizzati nei disegni, tuttavia sono gradite segnalazioni in ogni caso, in considerazione che più fonti confermano i soggetti acquisiti e la loro parentela e più sale il grado di affidabilità della ricostruzione genealogica in corso.

Aggiornamento gennaio 2012

Gli esiti delle ricerche nei registri parrocchiali consentono di riportare ad un unico antenato comune i rami dei Lazzari non originari di Nociglia. L’antenato comune è Domenico Lazzari sposato con Donata Fersini. Qualche dubbio se ci siano anche discendenze femminili nella prima linea e la particolaritù di un figlio prete Don Giacinto Lazzari (1833).

Lo scema puntato sull’Ottocento è quello sotto riportato.

Aprile 2012 – Termine della ricerca

Allo stato della ricerca con buona certezza possiamo imparentare i Lazzari di Castro ad un unico ascendente Giacinto Lazzari coniugato con Angelica De Santis.

La coppia di coniugi Giacinto Lazzari e Angelica de Santis compaiono negli Stati delle Anime settecenteschi per la prima volta nel 1781; nel precedente Stato del 1779 non compaiono ne Giacinto ne Angelica, facendo supporre l’immigrazione di una copia  esogena alla comunità. Considerato che lo stato del 1779 è il più vecchio disponibile e che si sono già osservate assenze momentanee delle poche famiglie settecentesce non è detto che sia una coppia di “ritorno” alla comunità castrense.

L’indicazione dei nomi di battesimo è in latino e il cognome porta una zeta semplice.

Nell’anno seguente, il 1782, la coppia è ancora senza prole, mentre nel 1785, le due bambine Donata Maria e Giuseppa Caterina, nate nel triennio di intervallo decedono poco tempo dopo il censimento.

Nel 1787 il cognome prende la doppia zeta attuale (per il solo Giacinto) e il nucleo si ripopola di due nuove bambine Donata Maria e Giuseppa Maria.

Al 1792 sopravvive la sola Donata Maria, mentre due nuovi bambini Francesca e Giuseppe Domenico non sopravviveranno.

Il cognome oscilla variando ancora il numero delle zeta, probabilmente la zeta semplice nel passato era pronunciata più forte di quella attuale.

Di seguito la situazione nell’anno 1794:

A Donata Maria (*1785) , si aggiunge una nuova Francesca (*1792), che sopravviverà e darà discendenza sposandosi con Giuseppe Ciriolo, in particolare Maria, madre di Don Gabriele Ciullo, poi Domenico (*1792), forse gemello di Francesca (noto come Giuseppe Domenico) che sopravviverà sposandosi con una delle figlie di Vito Fersini, Donata (1798-1874) e infine Concetta di cui perderemo più avanti le tracce.

Al 1808 troviamo tra la prole tutti i componenti della futura discendenza: Domenico, Concetta, Giovanni e Annunziata. Francesca è probabilmente già sposata.

 

Il cognome verrà trasferito ovviamente dai soli Giovanni e Domenico.  Dopo un ampio arco temporale nel 1836 troviamo i tre nuclei:

Quello femminile di Francesca, sposata con Giuseppe Ciriolo, mentre delle altre sorelle Annunziata e Concetta non troviamo traccia.

Domenico, che si sposa con una figlia di Vito Fersini, Donata (1798-1874) da cui nascerà lo sfortunato Don Giacinto Lazzari, Pantaleo (da cui i Peppentoni, ecc..), Ippazio Antonio (da cui Rosario Lazzari, ecc.), Giuseppe (da cui i Livichi, ecc..).

E infine Giovanni che sposa la cognata Giuseppa da cui nascerà Oronzo e Angelo, mentre Giuseppe Nicola avrà disecndenza solo femminile.

Il quadro apicale dei Lazzari a Castro è riportato di seguito e va proseguito con gli alberi parziali riportati all’inizio del post.

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i Peppentoni (Lazzari) a Castro

i Peppentoni (Lazzari) a Castro

Come spesso succede la contrazione di un doppio nome di battesimo genera un nuovo nome che spesso, per la peculiarità, diventa un vero e proprio soprannome familiare. In Castro la diffusione del nome Ippazio e del doppio nome di battesimo caratteristico dell’800 ha generato molte sintesi. Tra queste Patuccio, probabile contrazione di Ippazio (Pati) Antonio (Uccio), oppure Pativito (Ippazio Vito), in quanto spesso il nome Ippazio deriva facilmente nel diminutivo Pati. Giuseppe Antonio Lazzari non scappò a questa regola e divenne Peppentoni e da qui così soprannominati i suoi numerosi discendenti.

I Peppentoni sono un ramo particolare dei Lazzari in Castro, tra i primi abitatori in forma stabile della marina. Figli di Pantaleo, Giuseppe Antonio, Giovanni e Annunziata colonizzarono, assieme ai Capraro, la nascente colonia marina assumendo una particolare individualità nei numerosi rami dei Lazzari in Castro.

L’esame della genealogia individua alcune caratteristiche già osservate nella ricerca genealogica in corso. Famiglie molto numerose, matrimoni tra consanguinei e alcune particolarità già riscontrate in altri gruppi familiari.

 

Non bisogna pensare ai Peppentoni come un gruppo chiuso, autogenerato,  benché a un esame sommario si veda ricorrere in modo esclusivo il solo cognome Lazzari tra gli ascendenti e i discendenti. La madre di Peppentoni (Frassanito Carmela) è di Marittima, sua moglie Lazzari Annunziata proviene da un ramo ben distinto dei Lazzari (figlia di Lazzari Ippazio Antonio e Fersini Filomena). Come spesso si è rilevato l’apporto genetico femminile extracittadino è molto forte in tutto l’800, seppure la perdita del cognome femminile nella registrazione anagrafica ne fa perdere la immediata constatazione. Anche i Lazzari non appaiono completamente indigeni avendo rilevato una massiccia derivazione da un antenato nocigliese.

Tuttavia nel nucleo esaminato sono presenti tutte le peculiarità delle piccole comunità chiuse, molte ancora comuni come la paternità della sola madre, altre abbandonate come il matrimonio tra consangunei (cugini) o il matrimonio di fratelli con la stessa moglie (vedova).

La sorella di Giuseppe Antonio, Annunziata, non coniugata, genera Lazzari Giuseppe, da cui un’ampia discendenza di cognomi in Lazzari. Giuseppe Lazzari tra l’altro sposa Virginia Lazzari (sua cugina) figlia di Giovanni suo zio. Nonostante la perseveranza del cognome Lazzari in questo imparentamento l’esame del diagramma ci dice che concorrono al patrimonio genetico della successiva prole ben tre soggetti estranei al gruppo come l’antenata Frassanito Carmela, la madre di Virginia Domenica Carrozzo, e il padre naturale di Giuseppe, ignoto, probabilmente esterno alla consanguineità.

Altri cicli di consanguineità si rilevano nelle successive discendenze e sono stati evidenziati nel diagramma con i flussi opportunamente colorati.

La particolarità più evidente è tra i figli di Peppentoni, Amedeo e Luigi che sposano la stessa moglie. Siamo al terzo caso riscontrato durante lo studio degli imparentamenti tra castrioti negli ultimi due secoli. Alla morte del primo marito Amedeo che i più vecchi ricordano morire con lo scoppio accidentale di esplosivo nei locali dell’attuale ferramenta Fersini di via Di Mezzo, la moglie vedova sposa uno dei suoi fratelli.  Mentre nel caso di morte prematura della moglie è facile osservare un nuovo matrimonio del vedovo con persona completamente estranea, nel caso di morte prematura del marito, si riscontra generalmente una lunga vedovanza e in questi casi un nuovo matrimonio nell’ambito familiare.

Le ragioni di queste nuove unioni possono nascere da molti fattori probabilmente sociali ed economiche. Una forte promiscuità familiare, gli interessi comuni del clan familiare allargato, l’assenza di soggetti coetanei, ragioni di mutua solidarietà. I matrimoni di questo tipo sono tranquillamente accettati dalla Chiesa  che rispetta alla lettera il precetto “finché morte non vi separi“. Mentre il rapporto tra zio-nipote resta ostativo a ogni forma di matrimonio (sia in campo civile che religioso) lo scioglimento per morte della parentela tra cognati è totale per cui nulla impedisce il matrimonio della vedova con qualunque soggetto a lei non ascendente o discendente. Anche dal punto di vista genetico non si riscontrano riserve essendo la prole generata (fratellastri) impedita al matrimonio interno.

Non sappiamo se questo tipo di doppio matrimonio femminile, ormai abbandonato, abbia anche fondamenta nelle tradizioni culturali o religiosi. Non si può non pensare, infatti, al precetto biblico imperante tra il popolo ebreo per cui alla morte del fratello sposato era dovere di un altro fratello dare prole alla moglie rimasta vedova. Il peccato di Onan, uno dei più grossi equivoci della storia, fu appunto quello di non aver dato prole alla cognata pensando soltanto a divertirsi con lei senza fecondarla.

Giuseppe Antonio nacque nel 1866 ed ebbe figli (i Peppentoni appunto) molto conosciuti in paese ed anche fuori essendo presenti nella marina di Castro luogo di villeggiatura di tutto il mondo.

Ricordiamo Mario, nella foto sopra, Antonio, al secolo Mesciu Ntunucciu, falegname, artista, puparo, Angelo, detto Nino morto a Pola per gli esiti di malattie contratte durante la guerra. Anche Maria sposata a Vignacastrisi subì la morte del marito per le stesse ragioni. Tra i nipoti, ancora in attività dalle parti del porto, Angelo detto Mulese per via dell’abitudine di ripararsi le reti da solo come da tradizione dei marinai di Mola, mentre a Castro questa attività è caratteristica delle sole donne.

 

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Un regalo prezioso

Un regalo prezioso

29 scatti fotografici dall’album di famiglia di Maura Lazzari.

Sono alcune foto in bianco nero, che oltre a dimostrare una certa perizia con l’arte fotografica, rappresentano scorci, architetture e persone di Castro.
Sono tutte molto interessanti, in particolare questa vista del Porto Nuovo, dove si vedono ancora in corso i lavori del nuovo muraglione.

Anche dove la foto va a ritrarre uomini o gruppi di persone è sempre riconoscibile la Castro degli anni 40-50, rinforzando la convinzione che negli album fotografici di famiglia in ogni casa si conservano veri e propri documenti storici.

E qui, se l’occhio va subito alla figura, quasi nipponica, del miliziano fotografato in primo piano (Don Totò Miggiano), chi conosce appena Castromarina, non potrà non riconoscere l’attuale Via Veneto ancora acciottolata con  la casa de u Musulinu sull’incrocio per via Santuario, la vigna della Grotta del Conte, l’area in cui costruirono prima il cinema e poi Villa Galati.

Speriamo nelle risorse che offre Internet e nelle tante persone di buona volontà che hanno voglia di tirare fuori dai loro cassetti le vecchie foto e perdere un pomeriggio per digitalizzarle allo scanner.

Spesso sono album di foto raccolti in anni di vita familiare, poi passati a pochi figli e poi ancora dispersi in tanti nipoti, se non addirittura andati perduti. Se una foto digitale rischia di cancellarsi per una banale avaria della memoria usata come supporto, una foto su carta è quasi eterna a condizione di non perdersi o smarrirsi.

Per questo la condivisione e la circolazione su un supporto più vitale e auto rigenerante come Internet può essere una risorsa alla loro salvaguardia.

La formazione di una copia digitale dell’immagine permette molti vantaggi tra cui, oltre alla conservazione dell’immagine, la diffusione della conoscenza della foto in modo quasi immediato senza la circolazione del prezioso supporto cartaceo.

Invito tutti a raccogliere e digitalizzare  le vecchia foto di famiglia, prima che si sparpaglino in tanti rivoli e passarle in uno scanner quanto prima. Ai tanti nipoti che vorrà un ricordo dei propri antenati  non sarà più necessario dividersi il patrimonio fotografico di famiglia o dever ricorrere a costose riproduzioni fotografche.

La digitalizzazione della foto permette inoltre moltissime correzione, sia di luminosità che di piccoli difetti dell’età o della trascuratezza.

Sarebbe bello raccogliere tutto quello che è interessante ( e tutto è interessante, anche un solo ritratto) in un database unico, condiviso, che consenta pure lo scambio di commenti per la datazione degli scatti, i posti in cui sono stati scatatti e l’identità delle persone ritratte. Credo che questo sia possibile solo in una seconda fase o a meno di uno sforzo eccezionale da parte di molte persone. La prima fase credo che sia la consapevolezza dell’importanza sociale del proprio album di famiglia e l’inizio di una personale raccolta, di uno studio e della digitalizzazione a livello casalingo. L’importante è portare su supporto digitale la foto e prepararsi in questo modo a condividere nel modo più facile possibile in tempi successivi il proprio patrimonio nel database comune condiviso. Si potrebbero pure organizzare giornate dedicate alla memoria con la sensibilizzazione dei ragazzi nelle scuole. Spesso è solo una banale questione di pigrizia.

Se posso dare dei consigli, la scansione delle foto sempre alla maggiore risoluzione possibile. Un buon valore può essere quello di 600 dpi (pixel per pollice) che assicura la conservazione di molti particolari. Risoluzioni maggiori possono aggiungere solo i particolari della grana della carta fotografica, risoluzioni minori sono un grave peccato di perdita di dettagli. Le foto ottenute con questa risoluzione sono pesanti  per lo scambio su Internet, tuttavia sarà cura poi dei curatori del database pubblico effettuare le opportune compressioni o riduzioni di formato che il progresso tecnico consentiranno. Se salvate in formato .JPG non impostate alcuna compressione e controllate che lo scanner non operi alcuna riduzione in automatico. Il formato più fedele (senza perdita di dettagli dopo la scansione) è il vecchio BMP (bitmap).

Le foto in bianco nero scansionatele in scala dei grigi (o colore se non sapete come fare) e non in modalità bianco nero perchè è facile che lo scanner in questo modo vi restituisca delle foto con pixel solo bianchi o neri caratteristica delle immagini dei fax. Le foto che sono virate o stampate sui colori seppia andrebbero scansionate a colori (con aumento della dimensione dei files), questo perchè il viraggio può indicare un particolare periodo della tecnica e del gusto fotografico o una prolungata esposizione della foto alla luce.

Lo scanner va impostato in modo da raccogliere l’intera foto, compresi i margini della foto perchè anche il tipo di bordo è caratteristico di particolari gusti e periodi.

Durante la scansione, se lo scanner è ben regolato, non è necessario procedere a particolari regolazioni sapendo che gli stessi aggiustamenti sono operati dallo scanner per via software e che quindi tali aggiustamenti possono eseguirsi anche dopo con un software tipo Photoshop da mani più esperte e smaliziate.

Se lo scanner ha il rilevamento automatico del formato dell’originale provatelo e controllate sopratutto che non tagli i margini bianchi della foto se sono interessanti. Il rilevamento automatico evita di scansionare maggiori superfici rispetto a quelle indispensabili con aumento della dimensione del file. Ricordate che ogni scanner ha la propria interfaccia (Twain) e nessuno ha mai pensato di uniformarle. Più o meno hanno le stesse opzioni nascoste in menù e tendine e va presa un po di confidenza con alcune prove per non perdere tempo ed entusiasmo.

Le foto scansionate, andranno raccolte in un una memoria abbastanza sicura (hard disk, cd-rom, ecc.), per il solo scambio tra parenti o per riproduzione. Ci sono servizi su Internet che consentono di creare album gratuiti fino a una certa dimensione anche in risoluzione originale, come per esempio Flick o Picasa.  Se si intende scambiare da subito alcune foto o l’intero patrimonio su Internet è opportuno fare una copia delle foto da maggiore risoluzione (600 dpi) ad una accettabile risoluzione di 200 dpi o riducendo la dimensione del formato ad un buon valore di 1.200 pixel totali del lato maggiore.

Famiglia Lazzari – 8 marzo 1942

Gli scatti sono su Picasa in risoluzione maggiore. Se potete registratevi su Picasa e commentatele lasciando informazioni sul singolo scatto.

LA GALLERIA

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Due ricordi

Si potano i due pini privati in Piazza Perotti. Sono quelli della villa Lazzari, che fu l’abitazione per molti anni di Don Vincenzo. Fu costruita nel 1923, una delle prime case a uscire fuori dal Centro Storico della città.

I ricordi sono per chi li piantò 73 anni fa, Boscaglia Gennaro, orfano trovatello, che in Castro ha poi avuto molti discendenti. Sposato con Filomena Fersini ebbe numerosi figli, tra cui Angelo, padre di Maestro Rocco Boscaglia, scomparso da poco. Fu lui a raccontarmi la genealogia dei Boscaglia in Castro e la storia di suo nonno e di quei pini. A Maestro Rocco va, appunto, il secondo ricordo, quello di tanti pomeriggi passati in piazza, davanti a quei pini, seduti ai tavoli del Bar Messapi. I pini sono ancora lì, e ci guardano passare.

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Antonio Lazzari – La preistoria Salentina e Grotta Romanelli

Antonio LAZZARI
La preistoria Salentina e Grotta Romanelli
da Almanacco Illustrato “Terra d’Otranto” compilato da Clodomiro Conte.
Volume II – 1932 – Pagg. 274-279
Lecce – Tipografia Ed. Vincenzo Conte

Antonio Lazzari interviene con queste brevi note a difesa delle tesi di Stasi e Regàlia circa la frequentazione in epoca paleolitica di Grotta Romanelli. Il Lazzari critica alcuni punti dedicati alla preistoria locale da P. Marti nel suo “Nella terra di Antonio Galateo” dove afferma la sola presenza neolitica in Terra d’Otranto.
Risuonano gli echi della polemica con il Pigorini, eminenza dell’archeologia ufficiale, che sempre negò la presenza paleolitica dell’uomo nell’Italia Meridionale.
Il saggio cità alcune date significative, per esempio le date degli scavi già svolti dal Barone Blanc (1914 e 1928) e le modalità della “scoperta” scientifica della grotta.

Il breve saggio, probabilmente, è stato stampato anche in altre pubblicazioni. Questo è estratto da uno dei tanti almanacchi che fiorirono nel ventennio fascista.
Documento disponibile in .pdf a questo link

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Corrado Lazzari – TRACCE DI VITA – Poesie

Corrado Lazzari
TRACCE DI VITA – Poesie

Il Laureando – 2006 – 860 p.

Corrado Lazzari nasce a Castro il 22 dicembre 1926, si diploma al Liceo Capece di Maglie e si abilita all’insegnamento scolastico che eserciterà dal 1948 al 1988, dapprima in Castro e poi a Melendugno, paese dove si è sposato e ancora risiede. Alcune sue poesie sono state pubblicate sulla rivista  “Presenza Salentina” e, nel 2006, la moglie Teresa e i tre figli ne hanno curato la pubblicazione pressoché integrale per un periodo che va dal 1946 al 1988, anno del suo pensionamento dall’insegnamento.

Il libro di poesie è diviso in due sezioni, una di poesie scritte nella sua Castro e una per la sua vita in Melendugno. Le opere sono scritte in varie forme, a volte scorrevoli, a volte auliche e spesso in forma dialettale.

Nelle prime opere di un Corrado vent’enne, ancora legatissimo alla sua terra natale e al mare, si ritrovano sempre gli echi della fatica del vivere, l’angoscia e i pericoli del mare.

Segnalo a pagina 12 la poesia dedicata alla tragedia nel mare di Castro del 1947.

Ringrazio la Sig.ra Rosaria Lazzari per la disponibilità del raro originale.

Qui potete scaricare l’opera completa in pdf (20 Megabyte circa)

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