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Articoli con tag ‘castello’

Calibro 55mm

Due ricordi di guerra ritrovati nell’intorno del Castello di Castro. Sulla destra un proiettile interamente in pietra perfettamente sferico. Mentre sulla sinistra uno più sofisticato in piombo-acciaio.

Presentano apparentemente il medesimo calibro (diametro di 55 mm) e forma sferica. Probabilmente sparati da cannoncini leggeri montate su cavalletti mobili per il puntamento di precisione. La presenza di molte rosate sui prospetti del Castello fanno pensare anche a uno sparo a mitraglia da un cannone di grosso calibro.

Il proiettile sulla destra è più sofisticato e la presenza di una camicia esterna in piombo facilmente adattabile a forza alla canna da sparo fa pensare a un’arma a proiettile unico di diametro esattamente uguale al proietto sparato. All’interno del rivestimento di piombo è presente un nucleo rigido di ferro ancora ben conservato dall’ossidazione.

La manifattura mista permetteva da una parte (uso del piombo nella camicia esterna) di sfruttare tutta l’energia dei gas di scoppio in quanto trattenuti perfettamente dalla adattabilità del metallo deformabile sulla parete della canna, e dall’altra (nucleo di ferro) di avere una massa di impatto sufficientemente rigida per perforare il bersaglio.

Sono sicuramente di epoca medievale ma non so dirvi il periodo esatto.

Un’arma che poteva usare questo calibro era il Falconetto, il più piccolo cannoncino delle artiglierie antiche (i modelli più piccoli scendevano fino ai 5 centimetri di diametro). Nella foto i resti di un pezzo d’artiglieria di identico calibro ritrovato di fronte al mare di Tricase alcune decine di anni fa. E’ dotato di due supporti per il montaggio a forcella e di un manico posteriore ben distanziato. La culatta è chiusa. Montato su un supporto, appunto, a forcella permetteva un ottimo campo di brandeggio e la possibilità di essere caricato davanti ruotandolo in ogni posizione.

 

I calibri antichi da http://www.earmi.it/balistica/cannoni.htm

Il calibro delle artiglierie antiche

Riporto alcuni dati ricavati da vari testi, senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento! Si tenga presente che le unità di misura variavano da paese a paese poiché la libbra italiana era di 301 gr, quella francese di 490 gr, quella inglese di 454 gr, quella tedesca di 560 gr., il che complica ogni classificazione.
Già all’inizio del Cinquecento si era tentata una classificazione delle artiglierie in base al calibro (Jakob Preuss, 1526):

Artiglieria da assedio
Scharfmetzen 23 cm
Basilischi 21 cm
Kartaunen 14-18 cm

Artiglieria da campo
Notschlangen 12,6 cm
Schlangen 10 cm
Falconi 7-8 cm
Falconetti 5,5 cm

Mortai
Pesanti 35 cm
Medi 28 cm
Leggeri 15,2 cm

All’epoca di Carlo V (1540) si ha il seguente schema:

Nome Calibro / cm Lunghezza / m Peso /libbre
Doppia Kartaune Scharfmetze 70-50
Kartaune 18 3,5 40
Kartaune media 15 3,4 24
Schlange 12 3,9 12
Mezza Schlange 9,1 3,5 6
Corta Schlange 12 3,2 12
Falcone 10 2,9 6,5
Falconetto 7 2,8 3
Mortaio 35,5 1,5 100

Ma vi erano altri tipi di artiglieria (Veit Wolf 1570)

Nome Calibro / cm Peso / libbre
Scharfmetze 34,5 94
Basilisco 20,1 66
Singerin (Cantante) 18,4 50
Nachtigall (Usignolo) 17,9 46
Kartaune 15,7 32
Notschlange 13,6 20
Schlange (Colubrina) 11,4 12
Falcone 10,4 9
Viertelschlange 8,5 5
Falconetto 7,2 3
Serpentine 5 1
Mortai 47-15

In Francia nel 1550 si usavano le seguenti denominazioni:

Nome Calibro / cm Peso palla / libbre
Cannoni (Kartaunen) 16,2 33
Grosse colubrine (Schlangen) 12,4 15
Colubrine medie 9,7 7
Colubrine piccole 7 2
Falconi 5,6 1+1/16
Falconetti 4,97 7/8

Ma in Italia N. Tartaglia (1538) elenca 26 tipi di artiglieria tra cui la Colubrina (21 cm) , il Cannone (16-20 cm) il Falcone (7,5 cm), il Falconetto (5,3 cm), il Mortaio (30-75 cm.).

Un quadro più preciso si ha in per i cannoni francesi del 1600:

Nome Peso della palla
in libbre
Peso dell’arma
in palle
Peso dell’arma
in libbre
Gittata
in passi
Colpi
al giorno
Cannone 33,3 153 5.000 500 100
Colubrina 15,25 234 3.550 700 100
Colubrina bastarda 7,25 344 2.500 400 140
Colubrina media 2,5 600 1500 400 160
Falcone 1,5 536 800 300 240
Falconetto 0,75 - - 200 200
Archibugio 0,10 - 45 100 300

Per le artiglierie da marina è stata tentata questa comparazione:

Calibro in cm. orientativo Denominazione tedesca Denominazione italiana Denominazione francese Denominazione Inglese In libbre Francia In libbre Inghilterra
21 60 64
19 Ganze Kartaune Canon double 48 56
17 1/4 Kartaune Cannone da 60 Canon de 36 livres Canon 36 42
16 1/2 Kartaune Canon de France 1/2 Canon 30 32
15 Corsiere da 35 Demi canon d’Espagne Canon of 24 24 24
13,5 Notschlange Colubrina da 25 Grande Coulevrine Culverin 18 18
12 Ganze Schlange Colub. da 18 Coulevrine de 12 livres Canon of 12 12 12
10,5 - - Coulevrine bastard 1/2 Culverin 8 8
9 Halbe Schlange Sagro, Aspic Sacre Saker 6 6
8(7,5) - Moiana Moyenne Minion 4 4
6 Viertelschlange Falcone Faucon Falcon 3 3
5 Falkonet Falconetto Fauconneau Falconet - -
4(4,7) Scharpentine Petriero Serpentine Serpentine - -
2,5 Basse Petriero Babinet Robinet, Swiffel - -

Note: Olanda, Danimarca e Spagna usano denominazioni analoghe a quelle tedesche.
La libbra italiana era di 301 gr, quella francese di 490 gr, quella inglese di 454 gr, quella tedesca di 560 gr.
Orientativamente si può dire che la Kartaune aveva palle da 50-60 libbre, la Notschlange da 20 a 30, la Feldschlange da 9 a 24, il Falkone da 4 a 6, il Falconetto da 2 a 3 e la Sepentina da 0,5 a 1.
In Russia fino al 1877 il cannone da 12 libbre aveva il diametro di 116,3 mm, quello da 18 di 133,1 mm e quello da 24 di 145,5 mm.

Per carronades si trovano in letteratura i seguenti valori:

Peso in libbre Peso della palla in libbre Calibro in pollici
42 22 6,84
32 4 6,25
24 13 5,68
18 10 5,16
12 6 4,52

Per le Bombarde i seguenti valori:

Prussia Danimarca Francia Inghilterra
50 lib/28,4 cm 168 lib/28,8 cm 150 lib/27,4 cm 130 lib/25,4 cm
25 lib/22,7 cm 84 lib/23 cm 80 lib/22 cm
68 lib/20,3 cm 60 lib/ 20,1cm 68 lib/20,3 cm

Mortai
Sono denominati in base al peso della palla di pietra o del reale proiettile:

Calibro orientativo Pietra libbre Proiettile libbre
36 cm 100 200
33 cm 75 150
28 cm 50 100
21 cm 18 36

 

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Concorso Fotografico – i Premiati

Concorso fotografico “Un’emozione legata al Salento” – Assegnati i premi per la gara fotografica organizzata dall’Associazione Malarazza di Castro, con tema l’emozioni che il Salento suscita. La giuria composta da: Capraro Raffaele, fotografo e pittore – Ciriolo Angelo, artista – Nuzzaci Donato, giornalista – Rizzo Maria Annunziata, fotografa professionista ha deliberato l’assegnazione dei premi che hanno visto favorito uno scatto di Roberto Rocca di Felline – “Pomodori lasciati essicare al sole” con soggetto una distesa di pomodori a seccare al sole. Primo Posto: Roberto RoccaPomodori lasciati essicare al sole ; Secondo Posto: Antonio ChiarelloScanare ; Terzo  Posto: A.  CretìDanza infuocata

Secondo posto per uno scatto di Antonio Chiarello da Ortelle – “Scanare” dedicato alla panificazione tradizionale e “Danza infuocata” di A. Cretì con soggetti danzanti. Delle opere premiate ho in buona qualità solo alcune foto, mentre delle altre pubblico una foto provvisoria in attesa di recuperare un file o una scansione decente.
La mostra è aperta fino a tutto il 4 settembre, nel Castello di Castro

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La foto vincitrice di Rocca – “Pomodori lasciati essiccare al sole”:


La seconda classificata di Antonio Chiarello – “Scanare”:

La terza classificata di A. Cretì – “Danza infuocata”:


Il mio scatto – “Stripe Generation”:



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Arte e Architettura nell’Area di Castro

Tra Medioevo ed età Moderna – Castello Aragonese – Sabato 20 marzo 2010 -  ore 16,00

Da Blog PP – Architettura

Giornata di studio questo pomeriggio in occasione delle manifestazioni della Festa dell’Annunziata.

Da Blog PP – Architettura

Questo il Programma degli interventi:

Da Blog PP – Architettura

Un po troppo per un pomeriggio.Un solo argomento sarebbe bastato per una settimana di esposizione. E’ stato un peccato aver sprecato tanta competenza in veloci interventi.

Apre l’intervento Brunetti con una esposizione che contestualizza l’affermazione aragonese nelle Puglie e lo sviluppo delle costruzioni fortificate. Richiami sulle costruzioni contemporanee di Molfetta, Otranto, Copertino, Acaia.

Molti richiami alla nobiltà pugliese ed europea che sottese all’attività della fortificazione.

Più interessante, perchè meno note sono le basi della iconografia religiosa, l’intervento di Cassiano sulla rappresentazione della Annunciazione. Vengono esposti tutti i richiami letterari all’evento della Annunciazione, dai richiami dell’Antico Testamento, al Vangelo di Luca e di quelli apocrifi. Pochi elementi descrittivi, che ritorneranno, di secolo in secolo, ad accompagnare le raffigurazioni sacre dell’incontro di Gabriele con Maria. Lo sviluppo artistico delle raffigurazioni, dai maestri orientali, alla prima rappresentazione assoluta in Puglia di Carpignano, ai gusti angioini, rinascimentali fino all’ottocento. Una veloce proiezione di slade di alcune delle oltre cento tele dedicate all’Annunciazione nel Salento.

Doppio intervento di Cazzato e Politano sulle edilizie sacre nel territorio di Castro. Conventi, chiese, cappelle, portali, altari, colonne, in un percorso veloce dalla preistoria ai giorni nostri.

Nessuna ripresa, da recuperare almeno l’intervento sull’iconografia mariana.

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Il Castello passa di mano

Il 1983 la comunità di Castro riconquista il suo Castello. Dopo una lista infinita di nobili e potenti, la democrazia popolare si afferma, benchè con l’aiuto della solita moneta. Il castello è acquistato dalla famiglia Catalano che lo possiede dal 28 aprile 1968. Anzi, a possederlo da tale data sono i due colleghi medici, Gino CATALANO, chirurgo in Bari e Claudio MALAGUZZI VALERI, direttore dell’Istituto di Patologia Medica pure di Bari.

I due comprano da GUGLIELMO Angelo, possidente di Vignacastrisi, il Castello e le mura. L’atto lo potete leggere in modo integrale nelle scansioni allegate.

La scrittura precisa che Gino Catalano è già proprietario del “Mulino“, vale a dire la torre di sud-ovest delle mura medievali, che oggi molti chiamano col suo cognome.

Il venditore è l’ormai vecchio Angelo GUGLIELMO, nato nel 1883 e quindi con 85 anni compiuti. La scrittura notarile è nel suo palazzo di Vignacastrisi, in Piazza Umberto I, quel palazzo di fronte alla chiesa madre di Vignacastrisi che tanto ha agitato in questi anni gli abitanti e gli amministratori di quel paese. I due acquirenti comprano in parti uguali ed indivise.

L’intestazione catastale è ballerina: non ancora intestata al Guglielmo bensì, per il vecchio Catasto Fabbricati alla vecchia proprietaria ROSSI Colomba fu Francesco vedova De Rosa, mentre nel Nuovo Catasto Urbano è riportato come bene del Comune di Diso. Il GUGLIELMO Angelo aveva acquistato il bene in vendita ai colleghi medici Catalano e Malaguzzi, dalla baronessa Colomba Rossi il 24 febbraio 1921, per l’occasione recandosi a Napoli dove avvenne il rogito.

Col titolo di Barone, Gennaro ROSSI, antenato della Colomba, aveva a sua volta comprato dal Real Fisco nel 1785 quanto restava dei beni feudatari della Contea. Il titolo passò nel 7.12.1804 per donazione al nipote Giovan Battista Rossi che sarà l’ultimo feudatario di Castro essendo sciolta la feudalità nel 1806 da Napoleone.

L’atto con cui l’ultimo erede nobiliare vende al semplice possidente di Vignacastrisi è a cura del Notaio Sanseverino del 24  febbraio 1921 registrato in Napoli il 4 marzo 1921  al n.7630 volume 285 e trascritto in Lecce il  2 aprile detto ai nn. 10796/180896, cui sarebbe interessante dare un’occhiata per capire quali fossero le parti di mura, torri e castello in vendita nei due passaggi di proprietà del 1921 e del 1968.

Probabilmente la vendita è di fatto già conclusa da almeno un anno perchè già prima del rogito il Guglielmo comincia a “minacciare” il Castello per fini poco nobili. Lo sappiamo da un esposto che l’Ing G. Bacile di Castiglione fa alla Soprintendenza ai Monumenti del 2 aprile 1920. La lettera di denuncia è manoscritta di pugno del Bacile, in qualità di ispettore onorario dei monumenti e scavi dei mandamenti di Poggiardo e Ruffano

Alla R. Soprintendenza dei Monumenti della Puglia e del Molise.

Bari

Da informazioni fornite al sottoscritto risulta che gli eredi della defunta Baronessa di Castro, Signora COLOMBA ROSSI vedova DE ROSA, abbiano venduto, insieme con tutta la proprietà da loro posseduta in questo mandamento di Poggiardo, anche il Castello di Castro e la cinta di mura turrita; e che, a loro volta, i nuovi proprietari del castello e delle torri ne stiano trattando la vendita a degli speculatori del luogo, i quali ne farebbero l’acquisto allo scopo di tutto demolire per ricavarne materiale da costruzione.

A codesta R. Soprintendenza è ben noto come il castello di Castro, sebbene in stato di estremo abbandono ed in parte di rovina, rappresenti nel suo insieme uno degli esemplari più importanti e caratteristici dell’architettura feudale che possegga la nostra Puglia.

Anche la sua importanza storica è notevole, soprattutto per la resistenza eroica opposta ai reiterati attacchi del Turco, che più volte ne fece scempio (Anni 1480 - 1536 - 1537 – 1573) e per essere appartenuta infeudo alla illustri e potenti famiglie dei Del Balzo, Gattinara, Ruis di Castro Conti di Lemos.

Passato poi il feudo di Castro al R. fìsco fu venduto, negli ultimi anni del secolo XVIII alla famiglia ROSSI con titolo baronale.

Inoltre castello e torrioni presentano disposizioni difensive e particolari decorativi meritevoli di studio e di conservazione.

Ma la maggiore importanza del vecchio castello è senza dubbio dovuta al suo armonizzarsi perfetto con il panorama magnifico del luogo, uno dei più pittoreschi e suggestivi di tutta la nostra costiera salentina.

Demolire il castello e le torri di Castro sarebbe distruggere una vera visione di bellezza, che ha sempre suscitato il più schietto entusiasmo in quanti artisti ed uomini di cultura hanno visitato questo luogo.

A scongiurare tanta jatttura il sottoscritto si onora riferire quanto sopra ha esposto per quei provvedimenti urgenti che codesta R. Soprintendenza crederà del caso.

Il sottoscritto scrive da Roma, dove egli dovrà trattenersi ancora circa un mese per ragioni di salute, prima di ritornare a Spongano (Lecce) ove risiede la sua famiglia.

Intanto ha scritto urgentemente per conoscere ì nomi e domicilio dei nuovi proprietari del Castello di Castro, e ne darà comunicazione a codesto ufficio.

Con osservanza.

L’Ispettore onorario dei monumenti e scavi dei mandamenti di Poggiardo e Rujfano.

Ing. G. Bacile di Castiglione

Roma 2 aprile 1920 Via Mercadante -8-

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Facendo un passo indietro nella soria degli ultimi feudatari, il castello insieme a tutto il feudo della Contea di Castro, ritorna al Regio Demanio nel 1777 con la morte dell’ultimo conte aragonese Joaquín López de Zúñiga y Castro (1715-1777), succeduto, nel titolo di Conte di Castro, nel 1772, a una serie di nobili spagnoli quasi sempre residenti a Madrid meglio noti come Conti di Lemos, che annoveravano nella loro parentela il miglior sangue d’Europa e il meglio titolato. Gioacchino Lopez, nonostante tre matrimoni di cui uno annullato, non riesce ad avere eredi, nemmeno  per linee parallele. E spesso in tanti passaggi ereditari a lui antecendenti è spesso il nipote o il genero a subentrare nel titolo per assenza di prole maschile diretta.

La Reale Corte, dunque, dichiara a se i beni feudali di Castro e per alcuni anni i sui cittadini, dal 1777 al 1781, restano liberi da gravosi balzelli comitali. Nel 1781, tuttavia, si comincia a farne la stima in funzione di una futura vendita. Le Università (i cittadini) dei casali della contea propongono diverse soluzioni e si parano dalla probabile avidità del nuovo feudatario presentando opposizioni e riserve sugli effettivi diritti impositivi ormai residui a tante emancipazioni che le comunità aveva ormai raggiunto.

Il primo apprezzo, in effetti, porta a una stima esorbitande del feudo e si teme che debba essere smembrato in più parti concedendo ogni casale a un diverso barone piuttosto che l’intero feudo a un solo conte. L’asta pubblica, fissata con una nuova base d’asta ridotta rispetto al primo aprrezzo, svolta con le modalità dell’accensione della candela (bisognava fare offerte pubbliche a rialzo prima che la candella si spegnesse consumandosi) vide vincitore con 96.000 ducati il ricco negoziante napoletano Giovanni Battista ROSSI, detto Giobatta.

In questa occasione Giobatta,  si assicurà per 96.100 ducati anche il feudo di Caprarica di Lecce. Per cui con rogito dello stesso notaio Antonio Marinelli del 11 ottobre 1785 il vecchio napoletano si intesta personalmente i beni del feudo di Caprarica (ma non ancora il titolo nobiliare essendo probabilmente vivo il vecchio conte che vende i beni per debiti ma non il titolo) e intesta al figlio Gennaro Rossi la proprietà e il titolo del feudo di Castro.

Giovanni Battista 'Giobatta' Rossi e consorte

Il MONTEFUSCO afferma ancora, che due terzi del feudo dei laghi Alimini (l’altra quota è di pertinenza della Mensa arcivescovile di Otranto) nel 1789, di proprietà  del barone di Pisignano Marcello SEVERINO, vengono ceduti a Gennaro ROSSI, figlio di Giovan Battista, barone di Caprarica, al quale succede il fratello Gaetano, contro il quale la Regia Camera della Summaria invierà una lettera di significatoria per il pagamento del relevio nel 1802.

Il feudo di Caprarica col titolo di Barone passerà al figlio Liborio Rossi che acquisterà poi anche il feudo di Seclì, mentre il titolo e la proprietà della Contea di Castro passerà con donazione tra vivi del 7 dicembre 1804 direttamente al nipote omonimo Giovan Battista ROSSI, figlio del fratello Gaetano.  In caso di morte senza eredi maschi, il Giobatta lascia disposto che il feudo dovesse passare ad un altro suo nipote tale Francesco.

Giovan Battista è ancora minore al momento della donazione e solo nel 1829 sposerà tale Mariolina di Quadri (1806-1846) figlia di Raffaele e Margherita Caracciolo.

La legge 2 agosto 1806 offrirà alle Università la possibilità di affrancarsi dai pesi feudali e per questo possiamo terminare il titolo di conte di Castro con Giovan Battista Rossi ancora minorenne.

Essendo citata nell’atto di Vendita del castello sopra pubblicato, la baronessa Colomba ROSSI con la paternità di Francesco, non sappiamo con certezza se tale Francesco sia il secondo nipote investito nel testamento del Giobatta (in caso venisse meno la discendenza maschile del primo Giovan Battista) o se tale Francesco sia un figlio di Giovan Battista.

Colomba ROSSI, figlia di Francesco, vivente in Napoli, sposatasi con Andrea de Rosa, alienerà tutti i i beni privati in Castro e in particolare i tratti di mura e il castello con le torri. Anche la quota (2/3) di proprietà dei Laghi Alimini fu venduta nel 1903 ai Tamborrino per estinguere un debito del genero Andrea, mentre la quota della Mensa arcivescovile era già stata introitata nel Demanio marittimo nel 1866 con la confisca dei beni ecclesiastici.

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Giornate Europee del Patrimonio 2009 – Castro

GIORNATE EUROPEE DEL PATROMINIO

Soltanto quattro i comuni della Provincia di Lecce (Castro, Galatina, Lecce, Novoli) che aderito alle Giornate Europee del Patrimonio 2009.

Oltre 1.000 luoghi d’arte aperti al pubblico in tutta Italia, tra cui il castello ed il centro storico.

Questa mattina i ragazzi delle scuole medie hanno aperto le due giornate di conoscenza di un territorio-scrigno che in pochi chilometri quadrati raccoglie elementi naturalistici, storici, artistici e umani notevolissimi.

Oggi e domani 27 settembre le due giornate iniziali, poi un programma per tutto l’autunno fino al 31 dicembre.

Oggi è stata presentata al pubblico la mostra documentaria a cura di Silvestro LazzariRisorse storiche, culturali ed ambientali di Castro“, mentre domani alle ore 10 è in calendario una visita guidata al borgo medioevale di Castro ed alle mostre allestite nel castello aragonese; nel pomeriggio è previsto uno spettacolo musicale.

Qui un po di foto fatte col telefonino

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Alla Ricerca della Porta Terra

Continua il mistero sulla Porta Terra. Abbattuta o caduta, qualche anno prima del 1903, così come racconta Filippo Bacile di Castiglione nei suoi Scritti Varii, descritta velocemente da Cosimo De Giorgi nei suoi Bozzetti di Viaggio, inspiegabilmente mai ritratta da artisti e mai inquadrata negli scatti dei primi fotografi.
Oltre a voler conoscere le sue caratteristiche, viene da sapere le ragioni per cui nessun disegnatore, artista o fotografo, l’abbiano ritenuta degna di un attimo di attenzione. Certo, le viste da Nord o da Ovest sono notevoli e stupefacenti e tali da polarizzare ogni attenzione. Tra i tanti misteri, anche questo mistero non è meno stimolante.
Alla ricerca di un qualunque aiuto, l’ultima traccia di ricerca su cui lavoravo però è andata falla un paio di giorni fa.
Ricordavo quello che avevo appreso nei miei studi universitari di topografia, vale a dire che con l’Unità d’Italia si era dato corso alla redazione di una nuova e organica carta geografica nazionale e che a questo scopo erano stati fissati dei capisaldi per le triangolazioni su torri e campanili di vari centri del mezzogiorno, e ancora oggi sulle mappe dell’Istituto Geografico Militare è facile osservare il simbolo di capisaldo sulla Torre Cavaliere del castello di Castro.
Più volte in molte storie di monumenti antichi avevo incontrato il termine di “prospettino” con riferimento proprio alla istituzione di questi capisaldi, intuendo che fosse una specie di raffigurazione grafica dell’edificio su cui era apposto il segno topografico di collimazione.
Da un po di anni ero alla ricerca di questi prospettini della Terra d’Otranto, finchè un amico geometra non mi segnala che già nel 1997 il suo Collegio professionale aveva curato la pubblicazione monografica ed integrale di tutti i prospettini della Puglia, sia della Terra d’Otranto che della Terra di Bari.
Avuta in mano l’opera ci trovo il castello di Castro, tuttavia ritratto da tramontana in una vista che ricorda molto la vista del De Giorgi. Peccato, potevano riprendere la Torre Cavaliere da levante e magari schizzare qualcosa della vecchia porta.

Lo schizzo che riporto di seguito è del 30 settembre 1870, qualche anno prima dei viaggi di Cosimo De Gorgi e raffigura un castello in alcune parti malandato.

Più interessante l’accenno alla strada non carrozzabile per arrivare a Castro (ogni topografo infatti appuntava ogni riferimento alla visibilità e all’accesso al capisaldo per i colleghi che sarebbero ritornati per le successive misurazioni). Difatti, dai carteggi d’archivio storico del Comune di Ortelle sapppiamo che i lavori di sistemazione della via Vignacastrisi-Castro furono condotti non prima del 1874 ( e forse conclusi nel 1891) anno in cui l’Amministrazione ortellese chiede alla Sotto-Prefettura la concessione di sussidio per la sistemazione della strada.

Nel’album fotografico su Picasa trovate altri prospettini di altri edifici in comuni più o meno vicini.

La caccia alla Porta Terra continua.

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