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Articoli con tag ‘Archeologia’

30 anni di campagne di scavi

Cavallino (LE) – Convento dei Domenicani – 29-30 gennaio 2010

Si ritrovano a Cavallino per una due giorni di racconti i ragazzi della Scuola di Specializzazione in Beni Culturali dell’Università di Lecce. Tra loro molti degli allievi che hanno svolto campagne di scavi nella nostra Castro.
Due giorni di racconti su tutte le esperienze dai più vecchi ai più anziani studenti. Dalle nove del mattino fino alla sera di venerdì e poi la matttina di sabato.

Il programma dettagliato on line con gli orari di ogni singolo racconto non sono riuscito a trovarlo (i siti di riferimento non vengono aggiornati). Chi è interessato contatti Emanuele Ciullo.

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Francesco D’Andria – CASTRUM MINERVAE

Università del Salento
Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “DINU ADAMESTEANU”

CASTRUM MINERVAE
a cura di FRANCESCO D’ANDRIA

Congedo Editore – 2009 -300 pagine -  €35,00

Opera fondamentale, di contenuto originale ed organico sulla storia di Castro. Dopo infinite raccolte di piccoli saggi, scitti vari, a distanza di oltre un secolo dalla Monografia del Cav. Maggiulli, finalmente un’opera unica oltrechè attualissima, che rivede in senso scientifico, storico e documentato, la storia della città di Castro.

I risultati del recente decennio di ricerca archeologica condotti nell’Acropoli di Castro, sono illustrati con disegni, mappe, fotografie completamente originali.  I reperti sono illustrati e  comparati con le conoscenze di tutto il Mediterraneo.

Ripeto, un’opera monumentale che non può mancare nelle case di ogni cittadino di Castro. Comunque da leggere per aggiornarsi allo stato della conoscenza attuale, specie per di chi è stato distratto in questi ultimi anni.

Curata dal Prof. Francesco d’Andria, contiene contributi, oltre che dello stesso D’Andria anche di:  Mario Lombardo, Jacopo De Grossi Mazzorin, Maria Battafarano, Nicoletta Perrone, Luigi Coluccia, Carlo De Mitri, Tommaso Ismaeli, Giuseppe Sarcinelli, Francesco Sergi, Luigi Capraro, Raffaella Perdicchia.

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AA. VV. – Prima di Carpignano

Autori Vari
PRIMA DI CARPIGNANO – Documentazione e interpretazione di una sepoltura neolitica

a cura di Pier Francesco Fabbri e Cosimo Pagliara

Terra (LE) – 2009 – 160 p. ; ill. ; 30 cm

Pubblicazione curata dal Comune di Carpignano (LE) per raccogliere tutti gli atti del congresso scientitifico tenuto in Carpignano nel 2003 per l’esposizione da parte di numerosi esperti circa il rinvenimento  occasionale di una sepoltura neolitica nell’abitato nel 2001.

La pubblicazione raccoglie tutte le informazioni, disegni e fotografie sulla sepoltura. Ogni approccio scientifico è applicato alla scoperta (studi nutrizionali, datazioni con radio carbonio,  studi botanici, ecc..) per recuperare ogni informazione possibile sulla civiltà del neolotico nel Salento.

La sepoltura risale con buona probabilità al 4500 avanti Cristo e consente, una volta usciti dal particolare locale, di estendere lo sguardo sulle antiche civiltà  sviluppate nel Salento immediatamente prima all’età dei metalli.

Molti i riferimenti a siti archeologici dell’area meridionale in una serie di parallelismi e confronti che, specie nella seconda parte, rendono l’opera di interesse generale. Tra i contribuiti quello del nostro Luigi Coluccia, di Castro, che coi criteri della nuova disciplina della Paleoecologia, cerca di dare un vestito ed una immagine all’uomo del neolotitico.

Anche la prima parte, benchè molto tecnica, viene esposta in modo quasi divulgativo e consente al lettore di capire i passaggi che sono alla base dei metodi di indagine per scoprire per esempio la dieta, l’habitat e l’epoca dei resti.

L’opera è di recentissima pubblicazione.

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Il Barone LeBlank nella Grotta Romanelli

Questa seconda foto ritrae il Professore LeBlanc mentre all’interno della Grotta Romanelli illustra gli esiti di anni di scavo negli strati preistorici della Grotta. Si riconoscono:
1 – Professor LeBlank
3 – Pasquale “Paranza”
15 – Prof. Antonio Lazzari
20 – Fersini Giuseppe (Mesciu Pippi)
21 – Luigi De Santis (Gigi Charlot)
Fersini Giuseppe (mio suocero), nato nel 1922, mi racconta che ci lavorò a 12 anni, quindi nel 1934. Nella pubblicazione dedicata alla Grotta Romanelli, la foto è riportata proprio con la data del 1934. Assieme ad altri ragazzi che dormivano nelle campagne delle Pile, era stato assunto per spalare e vagliare i depositi di terre rosse.

Da Foto
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Scavi Capanne – Si scava e si vagliano gli strati

Sono ricchissimi di reperti gli strati asportati. Tanti oggetti di diverso tipo e funzione. Oltre a tanta ceramica frammentata (con prevalenza di oggettistica minuta votiva, tra cui coppette, lucerne ad olio, ecc..), oggetti e scorie in bronzo, una moneta, una fibbia in bronzo decorata, ampolle per unguenti, coppette con residui di ceneri, pesi per telaio in terracotta e per reti da pesca. Presenza di gusci di cozze patelle, chiocciole, carboncini, ossa di animali. Lo strato asportato è interposto tra la struttura muraria inferiore e quella a quota superiore (podio?). Di quest’ultima non è stato ancora esposto il piano di spiccato.

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Scavi Capanne – Ripresi gli scavi

Da Il Blog di Piazza Perotti – Archeologia

Astragali, coppette votive, frecce, lance, statuette in bronzo, drappeggi, tutto ritrovato in pochi metri quadrati di scavo in località Capanne negli anni 2007 e 2008. Tanti indizi da formare ormai la prova della sacralità del posto. A partire da questa settimana si è programmata una campagna di scavi di circa 25 giorni per affrontare lo scavo arghelogico di un breve tratto posto tra i due sistemi murari isodomici principali, da quello esterno che spicca dal piano del vecchio viottolo extramurale a quello più interno rinvenuto all’interno dei terrapieni superiori (e ritenuto relativo ad una autonoma edificazione). Dopo l’estesa pulizia dei luoghi è possibile osservare le stratificazioni storiche a partire dal IV secolo A.C (murature e architetture doriche), le risistemazioni romane repubblicane (podio templare) le riprese angioine (fondazioni di vani abitativi) le riprese militari aragonesi (compresa la torre d’angolo perfettamente conservata), fino ai piani delle capanne dell’ottocento che hanno dato il nome ai luoghi.

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