Da Blog PP – Enea

L’idea è partita dalla storia della demolizione del vecchio barcone Odissea.

Da un po di tempo è abbandonata nell’area artigianale di Castro. Dovrebbe essere distrutta per la dismissione completa della licenza di pesca.  Così prevede la legge. Ma una barca con quel nome è una tentazione molto forte.

Non solo, ma una barca che deve esser demolita è una tentazione ancora più forte in quanto sopra ci si può lavorare senza fremore.

L’idea si è fissata, mese dopo mese, anche per via di questo clima positivo e fattivo che si è sparso nel paese, che pare non sbagliare un colpo su ogni iniziativa che intraprende.

Un progetto da sviluppare in pieno agosto, quando si è un po più liberi da passare qualche notte fuori, con un grosso barcone adattato a remi, con un albero a vela latina e almeno una decina di figuranti. Una barca spinta dai remi che sbuca da dietro Santa Cesarea Terme, e attracca al Porto. Una discesa di figuranti, mezzi nudi, abbronzati, una intera giornata dedicata al mito di Enea a Castro, poi il viaggio.

La scoperta di una targa in bronzo con le frasi di Virgilio attaccata da qualche parte, una visita al Tempio, una festa di partenza e l’imbarco. Remando di notte a pochi metri dalla costa alta del Salento, con la vela dipinta illuminata dai fuochi di un braciere, e sbarcare in ogni porticciolo da qui a Gallipoli, facendo festa, ballando e cenando in ogni caletta.

Riuscire a portare la barca, a piccole tappe, almeno fino a Gallipoli, facendosi aiutare dai tanti Circoli nautici, Pro Loco e appassionati sulla costa. Sarebbe bello abbandonarla alla buona volontà di chi in un paio di mesi la potrebbe fare arrivare fino a Roma. Oppure bruciarla in un piazzale all’arrivo, così come i colonizzatori bruciavano le navi apprena arrivati per significare a se stessi e alle popolazioni locali che da lì non sarebbero mai più andati via, a qualunque costo.

Da Blog PP – Enea

Questa mattina, di colpo davanti alla visione di questo scafo abbandonato nell’area PIP di Ortelle si è risvegliata nuovamente l’ambizione. Sarebbe bello recuperarlo e appassionare gli esperti del Porto a un primo recupero almeno della galleggiabilità. E poi informarsi sulla navigabilità di una nave “scenica” nel  rispetto del Codice della Navigazione e a quali condizioni.

Si può fare?

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