Una giornata passata ad esplorare le vecchie gallerie della fognatura pluviale di Vignacastrisi. Cunicoli e gallerie in parte scavati e in parte costruiti. I più profondi corrono anche a quattro metri sotto i piani di campagna e ci si cammina in piedi. In alcuni punti sono dei grossi tagli nella roccia a cielo aperto pieni di rovi o edere. Passano sotto strade, case, alberi di ulivo. Il collettore più importante sversa nel Canalone poco vicino alla Provinciale che porta a Castro.

Opere fatte per durate che funzionano anche se se ne è persa la memoria.

Durante i rilievi, per curiosità incontrollata, ho cercato i segni. I segni di chi ci è passato, di chi le ha costruite o di chi ci si è riparato. Non ho trovato nulla per tutto il tracciato, solo ossa rosicchiate dai cani, moderna spazzatura storicizzata in collezioni di sedimenti.
Nessun segno inciso sugli intonaci, nè sui conci dei muri delle pareti. Fino proprio all’uscita della galleria dove in basso sulla parete un segno finalmente lo trovo.

Un segno di ricordo dei più assoluti. Come tanti se ne trovavano per le campagne quando i muri a secco stavano ancora su. E’ una piccola croce, un ricordo di qualcuno che in quel punto è passato a miglior vita.
Da piccolissimo accompagnavo la vecchia nonna vedova in campagna e lei me li faceva scoprire, quasi uno ad ogni curva. Di ogni croce ricordava il nome e la storia. Molti contadini sono morti così, soli, nei campi.
Se trovate una croce incisa su un muro nei campi rispettatela.

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