Forse la campagna di scavi che ha consentito di dare alcune certezze definitive al passato di Castro. I conci posti in prolungamento all’angolo delle mure precedentemente esplorate si spingono avanti ancora in direzione est. Quello che sembrava un ammaso informe di blocchi in condizione di crollo in realtà si rileva con certezza essere un angolo di più antiche mura messapiche.

Da essa avanza un nuovo e più recente tratto di mura in direzione del mare. I confini difesi dell’acropoli di Castro si dilatano di almeno quattro volte rispetto a qualunque ipotesi storica con l’evidenza che la città messapica abbia avuto un prolungato periodo di sviluppo e successive espansioni. Nella foto sono contornati in verde le mura della fase successiva. Sul lato sud è stata addossata una doppia fila di conci a rinforzo delle vecchie mure. Non è possibile ancora sapere per quanto si sviluppi in direzione ovest questa doppia fila di conci, mentre il lato est è perfettamente visibile e presenta delle piccole riseghe ornamentali. L’espansione principale è comunque in direzione del mare con sei fila di conci ciclopici perfettamente accostate. In corrispondenza dell’estremo vertice esterno della torre aragonese si intravede un ulteriore tratto trasversale che sembra spingersi sotto il corpo della Torre a suggerire un ulteriore avanzamento dell’acropoli (o la formazione di una torre o di mure secondarie in una successione di continue fortificazioni che sembrano spingersi fino al pianoro della Palombara).

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Le nuove mura per la loro struttura snella e a tutto tufo è databile sicuramente al III secolo A.C. – I conci appaiono sempre ben accostati e l’accostamento è favorito dalla particolare esecuzione dei lati in aderenza opportunamente risegati.

Sul punto di rinforzo ed innesto (angolo di svolta delle mura più antiche) è stato rinvenuto per la prima volta dall’avvio degli scavi il piano di fondazione naturale in roccia calcarea. L’eliminazione di alcuni scarichi di terreno (romani) ha consentito la messa a luce di tre filari di mura così come dovevano apparire ai naviganti dell’Adriatico per tutto il periodo preromano. I filari presentano sul rinforzo un intenzionale motivo architettonico a risega.

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Nella illustrazione seguente è riportato lo schema della cinta muraria esplorata con l’indicazione delle aree ad oggi esplorate ed i possibili estendimenti.

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Probabilmente, dopo questa campagna di scavi, l’occhio dello studioso si allargherà dal ristretto ambito dell’acropoli aragonese a spazi ancora più ampi del promontorio castrense, conscio di dover esplorare i resti di una comunità la cui esistenza appariva certa ma non così imponente, ampia e duratura nei secoli.

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