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Scavi Capanne – Le fasi romane

Scavi Capanne – Le fasi romane

L’attività urbanistica in epoca romana a Castro non è molto attestata. Si è sempre pensato ad una modesta attività di spoglio delle mura ellenistiche, all’insediamento di una colonia e alcune fonti letterarie parlano di un primo impianto del porto alla marina. Nell’acropoli si sono rinvenuti sporadicamente solo alcuni pavimenti di epoca romana, alcuni acciotolati stradali e fuori nell’agro verso nord alcune ville di campagna. Conclusa la conquista del Salento messapico nel 260 a.C. i Romani, ormai conduttori di grandi eserciti che sanno regolare i conti in campo aperto, preferiscono non lasciare nel loro territorio centri o sistemi fortificati che possono dare rifugio a ribelli, dissidenti, rivoltosi. La pacificazione romana comunque assicurerà la tranquillità sociale a tutta la penisola italiana fino alla caduta dell’impero che vedrà prima il fenomeno delle invasioni barbariche e poi dell’incastellamento.  Neppure Annibale, cinquanta anni dopo, trovò rifugio in queste città nel suo girovagare per tutta l’Italia meridionale in attesa del possibile colpo mortale a Roma.

Con gli scavi in Piazza Perotti, sotto al Belvedere, meglio noti come scavi Lippolis, che furono ripresi e ampliati nel 2009, si è verificata una prima attività di trasformazione sulle vecchie mura messapiche, dove accanto allo scalzo dei conci ciclopici (più di epoca  medievale) si è confermato un utilizzo di alcune cavità murarie svuotate e voltate con le pareti  perfettamente intonacate per ricavare forse delle cisterne di raccolta dell’acqua piovana.

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Oggi, anche ai piedi degli scavi in corso in località Capanne, alla base dei riporti moderni e medievali, compaiono i primi strati di attività riferiti esclusivamente al periodo romano (caratterizzati da ceramica, piccoli oggetti minuti (passati al vaglio) come pezzi metallici o vetri, e alcune murature che sembrano accostate con una certa cura. I conci utilizzati sono sempre quelli messapici (di spoglio) e in particolare i conci di migliore qualità (carparini) ridotti in dimensioni da poter consentire un posizionamento manuale più comodo.

La ricchezza di questi strati, per la presenza di oggetti contenuti,  potranno dare alcune informazioni in più al tipo di frequentazione dell’acropoli di Castro in questo particolare periodo, che fu probabilmente il momento in cui Publio Virgilio Marone (Andes, 70 a.C. – Brindisi, 19 a.C.) lo visitò e lo memorizzò come ideale location per una delle tappe significative del suo poema più celebre. Il vecchio tempio arcaico era stato difatti sempre preservato e risistemato fino ad almeno tutto il periodo repubblicano  (29 a.C.) come è stato accertato proprio dagli scavi di alcuni anni fa nella stessa zona.

I lavori di asportazione, invece, degli strati in quota al corridoio-porta proseguono con la necessaria cautela di datare con maggiore precisione possibile la serie di strutture impiantate in epoca medievale, formate da murature a quote diverse, di diversa fattura e probabilmente destinate a tipologie abitative differenti. Alla base di una di queste, a circa due metri di profondità rispetto al piano di quota di partenza degli scavi attuali, è stato rinvenuto, per esempio, un ammasso di chicchi di grano.

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L’attesa e la curiosità in questi giorni per la porta, che il professor D’Andria ha cominciato a chiamare la Porta di Mare, vanno crescendo con visite di curiosi, appassionati, scolaresche e giornalisti. Oggi abbiamo avuto la visita di Donato Nuzzaci del Quotidiano di Lecce. La curiosità è tanta ma le esigenze di datare ogni strato di interesse archeologico sono prevalenti per non perdere la minima informazione possibile su ogni fase urbanistica di Castro, anche quella medievale e in particolare quelle della prima fortificazione angioina che per il resto della città non è più così ampiamente e facilmente leggibile. Piccoli oggetti come monete, o pezzi di ceramica di particolare fattura possono datare in modo abbastanza preciso la massima anzianità possibile di un terreno, di un muro o di un riporto. Alcuni conci possono riportare iscrizioni, come alcune già ritrovate in passato o essere parti di fregi o sculture abbandonate negli scarichi dei materiali nel corso dei secoli.

Non manca comunque molto a capire l’intersezione delle varie fasi costruttive almeno delle strutture murarie messapiche (isodomiche), fino ad ora solo ipotizzate e più volte corrette e riviste con l’avanzamento delle asportazioni.

Ad oggi quello che è più probabile supporrre è la chiusura a corridoio di un vecchio varco di accesso forse poco sicuro o un avanzamento del terrapieno dell’acropoli per esigenze di nuovo spazio urbano.

Nel disegno sotto è stato ipotizzato lo stato delle fortificazioni in una prima fase (colore verde) con una porta (portone) posto un po più verso l’interno e un successivo ispessimento delle mura (o un allargamento del pianoro dell’acropoli) in colore rosa, con un probabile spostamento della porta più all’esterno.

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Qui trovate un po di foto sullo stato degli scavi ad oggi.

 

 

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