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S. Ortese – Pittura tardogotica nel Salento

S. Ortese – Pittura tardogotica nel Salento

Sergio Ortese

Pittura tardogotica nel Salento

con un saggio di Antonella Cucciniello

Università del Salento – Collana del Dipartimento dei Beni Culturali

Mario CONGEDO Editore – Galatina – Maggio 2014 – pagg. 340

ISBN: 978-88-6766-08-34

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Un fine anno di questo 2014 dedicato alla pittura medievale nel Salento, reso ancora più effervescente dalla presenza di Philippe Daverio, noto critico d’arte milanese e conduttore di programmi televisivi di sicuro interesse, qui nei luoghi d’arte del Salento.

Cominciamo proprio da qui, da questo interesse del noto critico Daverio per le pittura tardogotica della chiesa di Santa Caterina di Galatina che già furono oggetto della sesta puntata della trasmissione Passepartout col nome “Piedsnoir del trecento in fondo alla puglia“, in onda il 27-11-05, puntata piuttosto datata per cui di questa annata la Rai non mette più in rete la diffusione sul portale della trasmissione ma si limita solo a sporadiche repliche sul canale Rai5.

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La puntata registrata all’epoca la conservai perchè interessante. Abituato dai libri di storia dell’arte scolastici a saltare o a dedicare un periodo plurisecolare alle espressioni artistiche di altre regioni, quella puntata mi chiarì i legami artistici dei “terroni/coloni” pugliesi con territori lontanissimi geograficamente, frutto di una nuova globalizzazione dopo quella greca e poi romana su tutto il bacino del Mediterraneo.

L’Europa appare molto più unita e compatta di quello che si possa pensare. Anche le continue guerre tra Angioini, Svevi, Aragonesi, Papato e potenti signori locali sono solo il frutto più di beghe dinastiche che di reale diversità culturale. E’ solo il gusto artistico che si evolve, e il cambio di casata spesso si risolve solo con il cambio delle insegne e dei blasoni sui portali dei castelli e sui piatti in tavola.

La puntata nasce dopo il battage dei restauri della basilica orsiniana del 2003 e pochi giorni dopo la pubblicazione ( 18 ottobre 2005 ) dei saggio e le illustrazioni dei lavori di restauro a cura dell’editore Marsilio. Daverio, imbraccia la telecamera e in Pieds-Noir di Puglia ci guida in questa comunione di gusti artistici che le nobili famiglie conquistatrici della Puglia (De Baux, Brienne, Charmont, d’Enghien, ecc..) portano dalla Francia, ma che già sono patrimonio di mezza Europa e che nel Salento un po si sporcano con la solida sopravvissuta matrice greca. Ortese, invece, va oltre e riconosce all’arte tardogotica salentina una originalità e un livello qualitativo che rifugge da ogni sospetto di colonia politica o culturale.

La traccia da seguire è sempre quella dell’arte didascalica. Per spiegare un atto di fede o un momento di vita quotidiana,  l’arte gotica non trova di meglio che rappresentarla in forma di illustrazione sulle pareti. Alla massa degli analfabeti di quei secoli il messaggio deve arrivare forte e chiaro e non c’è sistema migliore per catechizzare un cristiano che disegnare sulle pareti di una chiesa gruppi di peccatori avvolti dalle fiamme dell’inferno. A volte l’esito pittorico sconfina quasi nella fumettistica o nella manualistica moderna.

“Se non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?”

Con calma, finalmente, si risale la china dell’oblio e dell’assenza dai libri dell’arte. Forse tra qualche anno nei libri dei licei ci sarà una pagina in più per la nostra arte medievale, schiacciata negli studi e nelle università per periodi più antichi e forse più importanti. Di questo Salento medievale conosciamo quasi niente. Per dire, solo i ritrovamenti di ceramiche medievali negli scavi nel famoso castello Carlo V di Lecce del 2012 hanno aperto una finestra sulla vita reale della provincia leccese e sfatato tanta letteratura di moda che ha travisato e trasportato mezze verità fino ai giorni nostri.

Diceva il De Giorgi che a Ortelle nulla era di interessante e per molti anni, tanti papagalli replicanti, antesignani dei nostri condividisti facebookiani, hanno perseverato pigramente nello loro stamperie. Eppure, Sergio Ortese trova nei pochi metri quadrati dipinti di una vecchia cripta ortellese tanta di quella arte e  teologia da poterla rapportare solo alla qualità delle pitture di Santa Caterina. E’ un pittura colta, raffinata, fatta anche per il popolino analfabeta, ma principalmente per il colto mondo religioso e la nobiltà raffinata e istruita.

Ortese su questi dipinti ortellesi ha già scritto un saggio monografico, e in questa nuova opera più compendiosa curata dall’Università del Salento e composta da ben 340 pagine, gli incroci comuni con tutta la pittura tardogotica salentina si sviluppano meglio, sia per l’organicità che un testo più estensivo può permettersi, sia per i dieci anni di critica artistica che si è sviluppata dai restauri di Santa Caterina dal 2003 ad oggi.

Si combina la presenza di Daverio nel Salento in questo 2014 con l’uscita di questa importante pubblicazione, ma anche per quanto mi riguarda personalmente, con la perfetta sincronia dell’avanzamento degli scavi archeologici nel centro storico di Castro. Affiorava proprio in  quei giorni, da quegli strati profondi, la Castro medievale coeva alle pittura di Santa Caterina, ed era stupefacente il mix tra l’odore della carta appena stampata della pubblicazione tenuta in mano sul cantiere e i medesimi disegni illustrati dei  blasoni degli Orsini-Del Balzo, domini di mezza Puglia e grandi committenti d’arte, ancora visibili sui cocci di ceramica appena rinvenuti.

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Castro, Scavi Capanne – 2014 – Ceramica con lo stemma Orsini-del Balzo.

Venendo all’opera segnalata, diciamo che se non fosse per il costo per molti proibitivo andrebbe acquistata e consegnata almeno a tutti gli istituti scolastici della Provincia di Lecce. Non manca nulla di quanto un testo moderno di storia dell’arte richieda: raffigurazioni, sovrapposizioni, ricostruzioni, bellissime foto a colori, bibliografie complete, e, ovviamente, la critica artistica sempre chiara ed abbordabile sia per l’esperto che per l’iniziato. E’ sempre, tuttavia, un libro d’arte e non lo si può leggere senza un minimo di conoscenze sul periodo storico interessato.

L’opera si sviluppa in trentasei sezioni dedicate esclusivamente a edifici religiosi salentini, raccolti per le vecchie diocesi vescovili, rispettivamente:

Diocesi di Otranto

– Galatina, Basilica di Santa Caterina d’Alessandria

– Soleto, Chiesa di Santo Stefano

– Galugnano, Chiesa di Santa Maria della Neve

– Minervino, Chiesa di Santa Croce

– Carpignano, Cripta di Santa Cristina

– Muro Leccese, Chiesa di Santa Marina

– Otranto, Cattedrale

– Sternatia, Cripta San Sebastiano

– Sternatia, Chiesa di San Vito

– Bagnolo, Chiesa di Santa Maria dei Martiri

– Galugnano, Chiesa dell’Annunciata

– Sogliano Cavour, Chiesa di San Lorenzo

Diocesi di Castro

– Nociglia, Chiesa di Santa Maria de Itri

– Ortelle, Cripta Santa Maria della Grotta

Diocesi di Alessano-Leuca

– Montesardo, Chiesa di Santa Barbara

Diocesi di Ugento

– Presicce, Chiesa di Santa Maria degli Angeli

– Ruggiano, Chiesa di Santa Marina

– Specchia Preti, Chiesa di San Francesco d’Assisi

Diocesi di Nardò

– Copertino, Castello, Cappella della Maddalena

– Casaranello, Chiesa Santa Maria della Croce

– Nardò, Cattedrale

– Racale, Chiesa di Santa Maria del Paradiso

– Copertino, Chiesa Matrice

– Galatone, Chiesa Madonna della Grazia

– Parabita, Chiesa di Santa Maria della Cultura

Diocesi di Gallipoli

– Alezio, Chiesa di Santa Maria della Lizza

Diocesi di Brindisi

– Veglie, Cripta della Favana

Diocesi di Lecce

– Campi Salentina, Chiesa Matrice “Cappella Maremonti”

– Melendugno, Chiesa Abbaziale di San Niceta

– Lecce, Monastero di San Giovanni d’Aymo

– Lecce, Chiesa di San Niccolò e Cataldo

– Merine, Chiesa dell’Assunta

– Lecce, Abbazia di Santa Maria di Cerrate

– Monteroni, Chiesa Matrice

– Lecce, Chiesa di San Matteo.

Il costo di copertina di 50,00 euro è all’altezza del volume.

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