Vi giuro che ho visto pratiche edili ancora più elementari di questa. Un solo foglio ripiegato in due. Sulla prima pagina la domanda, nel centro due disegni (la pianta e il prospetto) e sul retro un bel “Si autorizza”.

Questo, del 1951, è su due fogli, l’autorizzazione formale e un ritaglio di carta eliografica attaccato nel mezzo con la colla.

Erano tempi in cui una nonna analfabeta, vedova, riusciva a costruire la casa al nipote. Erano anni in cui il tecnico impiegava il 98 per cento delle sue conoscenze per studiare e migliorare il progetto e il 2 per cento del suo tempo a colorare poche, sostanziali e preziose carte.

Negli archivi del Comune di Ortelle sono ancora conservate alcune richieste dei primi anni ’40 di costruzione di una serie di case a due stanze, senza disegni, e in calce la firma a un sopralluogo del Podesta che assegnava il filo di costruzione e autorizzava direttamente sul posto.

Oggi non è più così. Tutto si è complicato. Il 98 per cento del tempo è per stampare carta che nessuno mai leggerà, per pararsi il culo, per obbligo di legge, per inutile accanimento. Fogli A4 sparati a 60 copie al minuto, fogli plottati a mezzo quintale per volta, al progetto in sè, se va tutto bene, ci si dedicherà una mezza giornata. Due giorni, invece, per spiegare al cliente la differenza tra licenza, concessione e permesso (nessuna) e che le carte per una Denuncia di Inizio Attività bisogna farle comunque e in più bisogna pure aspettare.

In questa orgia di carta vuota ma obbligatoria, si trova di tutto:  4 copie originali di tutto per il Comune, 2 copie originali di tutto per la Soprintendenza, più domanda e una pittoresca relazione paesaggistica e tante belle aereofoto a colori, 2 copie originali per la Forestale, Modello di rilevamento Istat.  Piani di Sicurezza del cantiere completi di schede che nessuno mai leggerà, nemmeno per sbaglio o sotto la minaccia di una pistola, disegni di cantieri fatti apposta perchè l’Impresa faccia di tutto tranne che quello indicato. Denunce e raccomandate per due mattinate almeno alla Posta. Due-trecento pagine di calcoli statici e disegni di ferri che non avranno mai il piacere di vedere il sole sull’impalcato di una casa in costruzione.

Richieste, versamenti, quattro bolli, denuncia di inizio e di fine lavori. Versamenti di oneri, riempimenti di stampati, tre serate da un avvocato per firmare il contratto di appalto con l’impresa principale. Attesa comandata per aspettare documentazioni di regolarità.

E’ una fase delicata. Ho visto vecchi emigranti carpentieri piegare le ginocchie, giovani ardimentosi col cervello spaginato, coppie di laureati impiegare ogni risorsa fisica e morale per andare avanti.

Se tutto va bene, dopo una mezza dozzina di contratti, denunce e notifiche, si può accedere alla fase finale dell’orgia cartacea. Collaudi di tutti i tipi, dichiarazioni di conformità, questionari di spazzatura, versamenti di tasse. Dichiarazioni che attestano l’avvenuta dichiarazione o la sostituzione di una dichiarazione con una dichiarazione sostitutiva.

Certificazioni che, dopo raffinatissimi calcoli, attestano che la famigliola del tuo cliente, riuscirà a relizzare un risparmio di ben il trenta per cento sul consumo energetico invernale per una cifra risparmiata di almeno tremila euro l’anno, anche se la spesa impegnata nel bilancio familare non supererà gli 800 euro di metano, cucina compresa. Ma almeno per un giorno ci si è sentiti in Classe A pure noi.

Un mese di spasso negli Uffici del Catasto aspettando l’ennesima novità sulle procedure, il nuovo software di acquisizione,  o i nuovi modelli usciti proprio la mattina che sei già in coda.

Quando il cliente ha già la corda al collo e  la pietra in mano e parla arabo, c’è ancora da compilare e allegare le carte della Fognatura, dell’Acquedotto, del Gas e della Energia Elettrica.

Quando vengono varate le agevolazioni per l’edilizia è ancora peggio. Si trema.

Aspettando un vero messia che liberalizzi le costruzioni almeno sotto i 200 metri quadrati,  ci spariamo pure oggi la nostra risma di carta quotidiana.

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