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Pititu, ma solo il Santo

Pititu, ma solo il Santo

Chi pensa che la poesia sia noisa non ha visto declamare Gianluigi Lazzari. In questo mondo spietato e pragmatico non ci sarebbe più posto per i poeti. Tutti scrivono, tutti postano, tutti veicolano, tutti comunicano. A che serve ancora il poeta?

Ma avete mai pensato per un attimo alla forza del dileggio in versi? il politico, il potente, l’ottuso, il vanesio messi alla berlina in rima? altro che comizi, altro che corsivi. La poesia è più spietata, e come censore dei tempi il poeta si riprende tutto il suo posto.

Gianluigi Lazzari, da Castro,  scrive poesie, e perchè l’inchiostro della satira sia più velenoso lo colora di dialetto.

In una Maglie ormai invernale il poeta presenta la sua ultima raccolta di poesie, Santu Pititu, il cui titolo, basta uno sguardo,  fa a cazzoti con l’imponenza del suo autore. In realtà è una ripubblicazione in una veste più adatta ai meriti dei versi per i tipi delle Grafiche Giorgiani di Castiglione (LE)  che è stata presentata presso la Libreria Universal di via Ospedale, n.20, davanti al palazzo De Marco e alla sua cappella di Sant’Anna.

Con l’avanzare della recitazione e la confidenza con la sala, la fisicità di Gianluigi ha aggiunto la chiarezza che mancava ai suoi versi, spesso nascosti dalla volontà di conservare parole ed espressioni di un dialetto ormai arcaico, che lui da bravo filologo, per studi e passione, si è dato il compito di fissare e salvare per sempre sulla carta.

Santu Pititu è una raccolta di una ventina e passa di poesie in rima che lo scomparso Prof. Giuseppe COLUCCIA  aveva recensito fin dalla sua parziale pubblicazione del 2006, mettendo proprio in evidenza l'”irridendo castigat mores” che permea tutto il lavoro di G.Lazzari e la passione e la competenza dei termini che l’autore propone. A Giuseppe COLUCCIA  era dedicata la serata della presentazione del libro che ha avuto come relatori Giuliana COPPOLA e Maurizio NOCERA.

Dicevamo della fisicità di Gianluigi LAZZARI, che non è poco della sua arte. Un conto è leggerle le sue poesie, un conto è sentirlo declamare. Si cimenta spesso davanti al microfono con Leopardi, Virgilio, Dante, ma è col vernacolo,  lo sfottò e la mimica che Lazzari può incantare qualunque platea in qualunque sala o piazza. Senza che ne sia un demerito Lazzari è un vero artista da palco, poeta che recita in pubblico come i poeti del mondo antico, in qualunque posto e per qualunque occasione. In un mondo di cloni, cover band, xfactor, lui porta originalità. Se vi serve proprio un paragone pensate a lui come a un Trilussa o a un Belli, noti poeti romani.

Ascoltate per esempio il dileggio dei politici nella poesia  “l’Assessore” e la forza di seduzione che Lazzari esercita sulla sala e la complicità con tutti i presenti. Non è il dileggio dei giorni d’oggi, cieco e sfiduciato, verso la nostra classe politica, sono versi scritti anni fa, più che cronaca, arte classica.

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