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Il BLOG

Segni

Una giornata passata ad esplorare le vecchie gallerie della fognatura pluviale di Vignacastrisi. Cunicoli e gallerie in parte scavati e in parte costruiti. I più profondi corrono anche a quattro metri sotto i piani di campagna e ci si cammina in piedi. In alcuni punti sono dei grossi tagli nella roccia a cielo aperto pieni di rovi o edere. Passano sotto strade, case, alberi di ulivo. Il collettore più importante sversa nel Canalone poco vicino alla Provinciale che porta a Castro.

Opere fatte per durate che funzionano anche se se ne è persa la memoria.

Durante i rilievi, per curiosità incontrollata, ho cercato i segni. I segni di chi ci è passato, di chi le ha costruite o di chi ci si è riparato. Non ho trovato nulla per tutto il tracciato, solo ossa rosicchiate dai cani, moderna spazzatura storicizzata in collezioni di sedimenti.
Nessun segno inciso sugli intonaci, nè sui conci dei muri delle pareti. Fino proprio all’uscita della galleria dove in basso sulla parete un segno finalmente lo trovo.

Un segno di ricordo dei più assoluti. Come tanti se ne trovavano per le campagne quando i muri a secco stavano ancora su. E’ una piccola croce, un ricordo di qualcuno che in quel punto è passato a miglior vita.
Da piccolissimo accompagnavo la vecchia nonna vedova in campagna e lei me li faceva scoprire, quasi uno ad ogni curva. Di ogni croce ricordava il nome e la storia. Molti contadini sono morti così, soli, nei campi.
Se trovate una croce incisa su un muro nei campi rispettatela.

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Una promessa e dieci anni di ritardo

Tempo fa tentai di raccogliere in alcune pagine web un breve riassunto dell’emigrazione degli Ortellesi. Si chiamava “Sbandati, mai partiti, mai tornati”

Dedicai ai ragazzi dell’Istituto De Viti (quello che i castrioti chiamano De Vitis) una pagina ad hoc e una foto di un gruppo di “internati” d’epoca.

Mi fece estremamente piacere che dalla lontana Australia qualcuno abbia cercato e visitato quella pagina:

Sono contento di avere ricevuto una tua risposta. Il mio nome quando ero ha Ortelle era Gelardi Mario. Entrai nell`orfanotrofio penso all’età di 4 anni circa, provenivo dalla maternità Infanzia di Lecce. Lasciai l`istituto penso nel 1958/59. I nomi che piu` o meno ricordo sono Arseni Fioravante, era il nostro guardiano o educatore era locale, De Giampaoli Antonio era locale e suo fratello Damiano, Giannello Carmelo e suo fratello. Carmelo diventò un frate, l`ho vidi alcuni anni dopo a Taranto, Padella Aldo, Caraffa Salvatore questi nomi li ricordo benissimo perché furono i miei compagni quando scappammo dalla cologna del cef di Castro Marina perché ci proibirono di fare il bagno. Ti ho mandato 2 foto una fu scattata 2 anni dopo che lasciai De Viti, l`altra è di circe 5 anni fà. Io sono del 1949, la mia residenza attuale è a Sydney. Ti mando delle scene virtuali speriamo che ti piacciono. Ciaoooooooo Mario Nobile

Mario Nobile -Da Blog PP – Amarcord

Mario Nobile – Da Blog PP – Amarcord

Domenica scorsa ho visto Antonio De Giampaulis proprio davanti a quella foto di gruppo appesa ad un filo da Antonio Chiarello in occasione della Fiera di San Vito e gli ho raccontato la storia della messaggio di Mario. Lui la sapeva già da suo fratello Damiano, ma mi ha comunque rimproverato del ritardo nel raccontargliela.

Ripago entrambi postanto due foto di Antonio che ricambia i saluti a Mario, precisando che lui in merito alla fuga dalle Colonie di Castro Marina si ritiene comunque ed in ogni caso estraneo. Non si sa mai, ha detto.

Antonio De Giampaulis
Antonio De Giampaulis e Antonio Massafra – Da Blog PP – Fiera 2009

Chi ora è adulto e ricorda quel corteo di ragazzi che scendeva per via Vittorio Veneto, attraversava la piazzetta e andava a fare il bagno al Porto, sa perfettamente di cosa stia scrivendo Mario. Col gruppo c’era sempre Fioravante Arseni, il sorvegliante che per anni ha fatto da custode, educatore e padre a tanti ragazzi in difficoltà. Negli anni cinquanta e sessanta, quando l’emigrazione diventò veramente di massa, anche molti ragazzi di Ortelle e dei paesi vicini furono ospitati nell’Istituto De Viti per consentire ai genitori di lavorare più liberamente all’estero. Altri ragazzi avevano diritto al vitto di mezzogiorno. Nell’Istituto c’erano anche i locali del catechismo e sempre a cura delle suore che gestivano la struttura l’asilo comunale.

La conoscenza e l’amicizia tra ragazzi ospitati e noi del paese era inevitabile. Tranne le ore di maggiore libertà di cui noi disponevano, il resto della giornata lo si passava insieme. Asilo, scuola, catechismo, la pallavolo nel cortile, l’Istituto è stato un vero centro sociale. Feste in maschera, recite e tante altre manifestazioni si sono svolte nel suo ampio salone.

Speriamo di aver dato una mano a quei ragazzi dallo sguardo sempre malinconico che la domenica seguivano le lunghe passeggiate di Fioravante con la radiolina in mano ascoltanto le radiocronache delle partite.

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proMemoria di Antonio Chiarello

Tira forte il vento della nostalgia. Desideri di alberi genealogici, raccolte di foto e storie del passato soffiano sempre più forti su questo inizio di millennio. I sociologhi ci diranno un giorno perchè il mondo si chiude sempre più sui ricordi.

O siamo solo noi che invecchiamo ?, e da generazione spendacciona trasciniamo questo business da bianco nero?

Da Blog PP – ProMemoria

Le società che si occupano di genealogia finora erano confinate al mondo americano, a soddisfare i bisogni di un popolo senza radici. Da qualche anno vendono i loro servizi anche in Europa e curiosando sui noti siti di album familiari pare che abbiano sbancato anche nel mondo arabo.

Siamo sempre stati amatori del vecchio e dell’antico, ma in genere solo di quello di un certo valore. Raccogliere vecchie foto o cartoline è sempre stato considerata una cosa da bancarella di mercatino. Raccogliere oggetti banali di uso quotidiano invece cosa da museo, e la storia quasi sempre raccontata per grandi ed illustri personaggi.

Più di dieci anni fa pubblicai i miei piccoli alberi genealogici. Quello di mio padre e quello di mio madre. Ognuno aveva la sua foto, tranne ovviamente i più vecchi. Erano anni che su Internet il professore universitario pubblicava senza vergogna il proprio curriculum e la propria foto. Era un mondo di adepti puri ed entusiasti.

Poi arrivò la massa e la diffidenza. Sparirono piano piano le foto personali. Un tizio mi inviò una email per chiedermi perchè pubblicavo quegli alberi genealogici personali senza duchi e senza principi. Una ragazza dell’Università di Pisa che studiava Sociologia mi fece una intervista e riempire un questionario.

Era già chiaramente gente ormai marcia. Non intuiva la semplice gioia di mostrare il proprio volto. Dall’inizio del ritratto e della fotografia l’uomo si è sempre esibito e ha voluto lasciare di se un segno o un ricordo. Scolpito nella roccia o in una maschera mortuaria, chi poteva, cercava di lasciare un segno.

C’è una sala nella Grotta dei Cervi di Porto Badisco dove sulle pareti centinaia di impronte di mani di grandi e bambini si sono impresse per lasciar detto “io sono stato qui”.

La fotografia nei primi anni di sviluppo ha assolto a questo fondamentale desiderio. Ore di preparazione e di trucco di interi nuclei familiari per essere rappresentati al meglio e coi loro legami di sangue. Foto più precise di tanti certificati e stati di famiglia. Nonni al centro, figli in piedi in alto e nipoti seduti sulle gambe o per terra.

Cercate nei cassetti, troverete la foto di vostro padre orgoglioso di essere fotografato, con lo sguardo diritto alla macchina fotografica. Guardate nei profili di Facebook dei vostri figli e vedrete una generazione di vigliacchi, immaturi e diffidenti. Su cento foto ne troverete solo un paio che vi guardano negli occhi sicuri e sinceri. Magari è solo una ragazza carina che si vuole far apprezzare.

Il resto è un mondo di acefali che non ha il coraggio di apparire col proprio volto. I sociologi un giorno ci diranno perchè questa massa si nasconde dietro profili impossibili, occhiali triplo formato, controluce, tagli pseudo-artistici e campi lunghi piani astronomici.

Intanto ci gustiammo la gioia di questi ritratti raccolti da Antonio Chiarello. Di gente che se li “tiravi” una foto ti chiedeva la cortesia di dargli il tempo di mettersi in posa e poi si lisciava i capelli, guardava nell’obiettivo e ti sfidava coi suoi occhi spalancati.

Nel nostro mondo di tre macchine fotografiche a testa e della fotografia digitale, se cerchi di inquadrare uno per fotografarlo, bene che ti vada ti scappa.

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Fine settimana di Fiera

Fine settimana dedicata alla Fiera di San Vito. Rispettata tutta la tradizione, sabato di carne  e domenica in giro per il mercato.

Accesi tutti i fuochi possibili presso nonno Cosimo. Il pentolone nel camino per la carne lessa, la graticola per gli arrosti e il forno per il pane.

Presenti gli amici d’infanzia e i fichi d’india appesi per l’inverno.

Sabato a rischio per la pioggia, ma tutto sommato non tragico. Sul fuoco salsiccia, costate, pancetta. Lessata un paio di chili di pancetta e altrettanti di spalla. Sanguinaccio di tutti i tipi, castagne arrosto. Nel forno pizze a fantasia, panetti e cucuzzate. Vino della cantina Paranzaru.

Accanto alla tradizionale vena commerciale tanti spunti culturali.

Visto lo stand naturalistico di Leo Paiano del Leone Marino Diving. Da alcuni anni Pantaleo si è appassionato alle scienze naturalistiche e ha raccolto molti resti fossili, scheletri, animali ed illustrazioni che espone con quel tanto rigore scientifico che non annoia.

Visitata la cripta della Madonna della Grotta, aperta al pubblico proprio sabato dopo anni di restauro. Merita un post a parte per l’importanza degli affreschi e soprattutto per il lavoro di analisi di Sergio Ortese riassunto in una bella pubblicazione che spero di leggere al più presto.

I ragazzi delle scuole elementari si sono dati da fare per L’Unicef e Carlo Casciaro e Antonio Chiarello hanno scaldato il cuore dei paesani con tanti ricordi in un lavoro di proMemoria.

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Tramonto




Tramonto

Inserito originariamente da SuperGiovane

Costa Salentina

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Tuoni e fulmini

Pomeriggio di tuoni e fulmini. Molti i fulmini caduti nel pomeriggio sul Basso Salento.

Questi i fulmini caduti nelle sei ore a partire dalle 14,00 di questo pomeriggio:

Le sole fulminazioni cadute nelle ultime tre ore:

E quelle dell’ultima ora e mezza:

La perturbazione si è spostata chiaramente sul Canale d’Otranto.

A questo sito potete monitorare la caduta di fulmini in tempo reale sul Salento e sul Canale d’Otranto. Loggatevi come account free (massimo venti utenti free on line) seguendo le istruzioni. Se attivate il sonoro sentirete il bip contemporaneamente alla luce. Se nello stesso istante vi capita di sentire anche il tuono, non è cosa filo buona.

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