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Le cappe delle Confraternite

Le cappe delle Confraternite

Le attuali Confraternite ebbero origine nel Medio Evo in risposta al bisogno di pace e misericordia in un’epoca di grande instabilità. La carità e l’assistenza sono sempre stati un obbligo per i cattolici e nelle Confraternite il precetto viene adempiuto in modo associativo. Ma anche la preghiera, la penitenza e  lo stesso pellegrinaggio ai luoghi di devozione.

I Dizionari religiosi descrivono le Confraternite come “società, e adunanza di persone divote stabilite in alcune chiese, o oratorii, per celebrare alcuni esercizi di religione, e di pietà, o per onorare particolarmente un mistero, od un santo, non che per esercitare uffici caritatevoli” e il Codice del Diritto Canonico in vigore la regola come “un’associazione pubblica di fedeli della Chiesa Cattolica che ha come scopo peculiare e caratterizzante l’incremento del culto pubblico, oltreché, beninteso, l’esercizio di opere di carità, di penitenza, di catechesi non disgiunta dalla cultura“. Esistono Confraternite anche in altre confessioni e anche nella fede islamica.

Ogni confraternita presenta: – un titolo preciso, con dedica a un Santo o a un Mistero di fede; – uno scopo definito da perseguire; – uno statuto proprio che regola i rapporti interni tra i suoi iscritti; – un particolare abito, detto, a seconda delle regioni, “sacco”, “cappa”, “veste”, ecc., di foggia e colore ben definiti, anzi codificati, spesso diversi per i confratelli e consorelle; – una regolare organizzazione.

Essa viene eretta con apposito decreto dell’autorità ecclesiastica competente (Pontefice, Conferenza Episcopale, Vescovo, Superiore di Istituto religioso). La sua sede è una chiesa. La chiesa sede di una Confraternita è di norma un oratorio proprio, oppure un altare della chiesa parrocchiale o di altra chiesa (santuario, convento, ecc.) della località dove la Confraternita opera. Nel saggio di Filippo Giacomo Cerfeda abbiamo letto della istituzione e delle regole della Confraternita della Morte nel 1658 in Ortelle (LE) direttamente dai documenti originali ancora conservati presso la Diocesi di Otranto.

Santissimi Nomi di Gesù e Maria - Sezze

Esistono Confraternite composte anche da religiosi che hanno dato i voti in forma solenne (sacerdoti, monaci, ecc..) ma qui parleremo di confraternite di laici in cui è presente unicamente il solo sacerdote con funzione di guida spirituale.

La Confraternita locale è spesso aggregata a una Arci-Confraternita, spesso con sede in Roma, che opera con lo stesso nome. Questa caratteristica porterà ad una uniformità di usi e costumi per tutte le confraternite nate e aggregate alla stessa Confraternita madre.

Numerose norme di origine ecclesistiche, ma anche statali, ne hanno regolato e uniformato negli anni le forme organizzative e le scopo. Anche le stesse mutate sensibilità religiose succedute nei secoli, come l’esaurimento della pratica della penitenza e della flagellazione, portarono dopo il Concilio di Trento (1545-1563) ad un atteggiamento più religioso e spirituale. I pubblici flagellamenti, sempre più circoscritti ai riti della Settimana Santa, andarono scemando sino ad esaurirsi intorno alla fine dell’Ottocento. Ad oggi permangono in Italia solo nei Riti Settennali di Guardia Sanframunda con la processione dei battenti. Catechesi, insegnamento della dottrina cristiana e il suffragio per le anime del purgatorio furono le nuove funzioni delle confraternite, si stabilì la dipendenza dai vescovi per quanto attiene alla parte spirituale e si stabiliì lo Jus Visitando Hospitalia dell’autorità diocesana;  si ordinò che la consegna del rendiconto dagli ufficiali vecchi ai nuovi avvenisse alla presenza del parroco, si evitò certe manifestazioni considerate fonti di possibili deviazioni e dissipazioni come i pranzi sociali negli oratori e le rappresentazioni teatrali all’interno di essi. Molto spazio venne dedicato alle processioni, dettando norme per la partecipazione, resa obbligatoria per tutte quelle indette dall’autorità diocesana. Le Confraternite furono, inoltre, grandi commissionatrici di opere d’arte.

Confraternita della Morte - Oria - Interno della Chiesa

La cosa che più colpisce nelle manifestazioni publiche della Confraternita è il vestito che indossa il fratello, spesso una larga tunica o una tonaca che ricorda lo spirito di mortificazione e di riparazione delle prime forme di associazionismo confraternale che manifestavano pubblicamente l’espiazione per i peccati del mondo e la pacificazione sociale. Per questo si vestirono con rozze tuniche di lino o di juta, tra le stoffe più comuni e povere dell’epoca. spesso di un vero e proprio sacco forato calato sulla testa e legato ai fianchi. Con l’istituzionalizzazione della struttura, l’abito confraternale divenne un elemento distintivo della Confraternita. Prende generalmente il nome di sacco, veste, tunica, tabarro o cappa.

Riti Settennali - Guardia Sanframonda - Bettenti

I richiami simbolici sono molto evidenti: l’abito indossato dai Confratelli a càmice richiama la tunica indossata da Gesù nella Sua Passione Redentrice; la cappa delle Consorelle richiama invece il mantello, simile a quello dei frati, portato dalle prime donne che affiancarono i Penitenti del Medioevo. L’uso di uniformi per i laici, difatti, prende piede con l’uso nei pellegrinaggi di divise immediatamente riconducibili allo status di pellegrino, a loro volta ispirate a principi di umiltà e praticità. Ampi cappelli per proteggersi dal sole (il caratteristico cappello dei Romei), il cappuccio che nascondeva malattie, età e sesso, la mantellina, spesso incerata per far scivolare la pioggia dalle spalle.

Anche gli elementi più decorativi come lo stolone, la lunga stola cadente sul davanti fino ai piedi, passa dall’abito dei religiosi all’abito confraternale, come  lo scapolare,  forato al centro e ricadente sul dorso e sul petto, spesso col cappuccio; la corona del Rosario o quella dell’Addolorata; la cintura di cuoio (anziché il cingolo di corda) dell’Ordine Agostiniano; il mantello (ridotto a mantellina, la mozzetta) richiamo a quello delle tonache (ma, per altro verso, anche alla “cappa magna” di un dignitario non religioso); lo stemma (il “signum”, ossia il sigillo) di un Ordine religioso.

Alcune volte le Confraternite legate direttamente ad un Ordine adottano direttamente cappe simili all’abito dei frati. In questo caso, le cappe dei Confratelli sono pressoché uguali a quelle delle Consorelle, entrambe hanno in genere lo scapolare, e si differenziano solo perché quelle maschili prevedono il cappuccio e quelle femminili un apposito velo, un po’ come per i frati e le suore. Peraltro anche le Confraternite di Misericordia (che non sono legate all’Ordine Domenicano) hanno cappa interamente nera come il mantello del loro fondatore, il frate domenicano San Pietro Martire (e, per altro verso, potrebbero esser confuse con le Confraternite della Morte, che non hanno origine da Ordini religiosi).

Esistono cappe con la lunghezza delle maniche differente per ricordare l’insegnamento di Gesù: “non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra“, come anche il “guardatevi dal fare le vostre opere buone per essere visti dagli uomini, il Padre vostro che vede nel segreto vi ricompenserà“, porta spesso all’uso del cappuccio, anche come elemento di occultamento delle differenze sociali, ma anche lo stesso cappuccio calato sul viso costituiva un rozzo filtro di difesa nell’assistenza degli infetti. Per molti fratelli la veste è anche il vestito della morte e della sepoltura.

La cappa é il segno e la manifestazione dell’appartenenza ad una Confraternita e pertanto non può essere indossata singolarmente o in modo arbitrario. E’ spesso personale, sia in vita che in morte, viene benedetta e consegnata ufficialmente con l’apposito Rito di Vestizione, dev’essere conservata con cura e portata con dignità da ogni Confratello e Consorella. Le Confraternite che non partecipano in forma generale alle celebrazioni possono avere divise comuni consegnate all’uso di volta in volta nei turni di presenza assegnati.

Benedizione della Veste - Chiaravalle

La cappa é innanzitutto uguale per tutti, indica che tutti i Confratelli (come-fratelli ovvero con-i-fratelli) sono uguali tra loro, sono tutti figli di Dio (compagnia = cum-panis, ossia colui o coloro con cui si divide il pane), inoltre ricorda che l’ordinamento dell’associazione é democratico e gestito comunitariamente, non egemonicamente. Sono ammessi segni distintivi per particolari incarichi o funzioni, ma più spesso il segno dell’incarico è affidato ad un particolare oggetto.

Cosa possiamo leggere e capire della storia di una Confraternita guardando una processione di fratelli? Prima di tutto i colori. I colori sono l’elemento più distintivo in assoluto, ricordando che:

– il bianco richiama il colore delle prime cappe indossate dai Flagellanti medievali, così furono e sono confezionate le cappe della maggior parte delle Confraternite;

– il grigio ricorda la tela grezza, di simile colore, dell’umile saio dei primi Frati dell’Ordine Francescano: l’uso di una cappa simile indica le Confraternite sorte al seguito dei “Fratelli e Sorelle della Penitenza” nati dall’esperienza di San Francesco;

– il rosso é il colore caratteristico della Confraternita della Trinità dei Pellegrini, fondata da San Filippo Neri, ed indica l’effusione dello Spirito Santo ed il fuoco della carità che deve infiammare il cuore di chi é iscritto a questa associazione nell’esercitarne lo scopo: la glorificazione della Trinità attraverso l’azione di liberazione del prossimo dalle emarginazioni e dalle schiavitù. Il rosso è il simbolo assoluto della la divinità;

Confraternita della SS. Trinità - Melazzo

– il marrone ed il giallognolo richiamano rispettivamente la tonaca o il mantello dei religiosi dell’Ordine Carmelitano e indica una Confraternita della Madonna del Carmine; ma questo colore (indipendentemente dall’Ordine religioso di aggregazione) potrebbe anche semplicemente indicare Confraternite nate dal Movimento Penitenziale medievale, i cui primi membri, come si é detto, vestivano rudi tuniche di tela di sacco; Tral e più famose quella dei perdoni in Taranto, he adottano un marrone molto chiaro quasi crema.

– l’azzurro é il colore mariano per eccellenza: é il colore del cielo, prefigura la Gloria Eterna in cui é già stata assunta la Madonna. Esso fu assegnato alle Confraternite del Rosario dai Padri Domenicani, i quali ne zelarono l’erezione un po’ ovunque, tanto che la fondazione di queste Confraternite, assieme a quelle consimili del Santissimo Sacramento, era auspicata in ogni Parrocchia; questo colore (usato sia per la cappa che per la mantellina) indica comunque una Confraternita mariana (o anche una Confraternita del Santissimo Sacramento legata ai Domenicani, mentre quelle legate alla Basilica del Laterano sulla cappa bianca portano invece la mantellina di colore rosso, e chi, ad es., ha una doppia aggregazione, potrebbe avere cappa azzurra e mantellina rossa);

La devozione mariana si afferma nelle Confraternite in due momenti molto importati. Dapprima nel corso del XVI secolo, anche in seguito alla vittoria della lega Santa nella battaglia di Lepanto contro i turchi (1571), associata, secondo Pio V all’intercessione della Vergine, la seconda nella emanazione del dogma della Immacolata Concezione. Il titolo della Addolorata è spesso legato invece a Confraternite della Morte che esprimono il massimo della loro religiosità nel Venerdì Santo, con le processioni del Cristo Morto.

Nel XVI secolo, infatti, la figura di questa donna, investita di funzioni celesti, suscita l’emotività più larga della gente. Entra, con grado quasi pari, nel cerchio divino della Trinità, e vi rappresenta il polo complementare a quello dì Cristo della umanità. L’introduzione della recita del Rosario favorita dalla tradizione legata all’intercessione della Vergine per la vittoria di Lepanto, trova gli ordini domenicani tra i maggiori sostenitori di questa pratica devozionale che raggiunge una diffusione di massa tanto da arrivare alla costituzione di vere e proprie confraternite del Rosario. Inoltre, in questi decenni si rievoca la passione di Cristo in maniera del tutto realistica ed in forma quasi teatrale.

– il verde é innanzitutto il colore dell’Arciconfraternita di San Rocco e, di conseguenza, delle sue aggregate; esso riprende il colore delle vesti con cui questo santo pellegrino viene effigiato nell’iconografia tradizionale e invita alla speranza durante il pellegrinaggio terreno, prefigurazione di quello verso l’Eternità: il verde simboleggia la stagione della rifioritura, del ritorno della vita, e quindi l’umanità;

Confraternita di San Rocco

– il nero, il colore simbolico della terra, da cui ha principio la vita, alla quale torna con la morte, é adottato, per questi motivi, dalle Confraternite della Buona Morte: in senso lato il nero é stato quindi inteso come indicatore di lutto, ma non é questo il suo significato originario o comunque principale;

Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero - Molfetta

altri colori o combinazioni di colori usati o usabili possono derivare dall’iconografia con cui é tradizionalmente effigiato un Santo Patrono (ad es. il viola del mantello di San Giuseppe, che però potrebbe indicare anche Confraternite penitenziali); dalla carica da evidenziare (ad es. il giallo-oro, colore della solennità, in genere usato per gli ornamenti delle cappe e/o delle mantelline dei responsabili della Confraternita, non importa di che tipo); o anche dalla semplice affinità col colore stabilito (ad es. il blu anziché il nero, per distinguere due Confraternite di titolo diverso, entrambe con abito scuro, esistenti nella stessa località, o limitrofe, o che hanno avuto vicende particolari riguardo all’aggregazione.

Spesso alcune Confraternite cambiano aggregazione sostituendo unicamente il colore della mantellina superiore creando equivoci sull’attribuzione. In questo caso si possono confondere con Confraternite originali come per esempio:

mantellina nera e cappa bianca per le Confraternite del Suffragio;

mantellina rossa e cappa bianca per le Confraternite del Sacramento, tra le più diffuse in quanto spesso incentivate alla loro costituzione e le uniche che con decreto napoleonico del 26 maggio 1807 non furono sciolte. Gli anni napoleonici difatti portarono a una sorta di incameramento alle funzioni statali di tutte le confraternite che gestivano assistenza ed elemosine con redditi propri e la conservazione delle sole funzioni di preghiera. Anche nella Repubblica romana ci fu un breve tentativo di sciogliere tutte le Confraternite, ma fu brevissima durata. Sempre su questo argomento ricordiamo che lo Stato Italiano, un uno dei primi atti legislativi (legge del 3 agosto 1862 n.753)  distinse le Confraternite aventi scopo esclusivo o prevalente di culto da quelle aventi scopo esclusivo o prevalente di beneficenza, assoggettando queste ultime alla tutela dell’autorità governativa analogamente alle opere pie.

Santissimo Sacramento - Castro (LE)

Se la legge del 15 agosto 1867 n.3848, sulla soppressione degli enti ecclesiastici, esentò le Confraternite in quanto considerate enti laicali, la successiva legge del 17 luglio 1890 n.6972 dispose la trasformazione delle Confraternite aventi scopo esclusivo di culto in enti di beneficenza e ne confiscò i beni produttivi di reddito, lasciando loro soltanto quelli improduttivi come chiese ed oratori. Il Regio Decreto n.1276 del 28 giugno 1934 conferì poi la personalità giuridica alle Confraternite.

mantellina marrone e cappa azzurra per le Confraternite del Carmelo;

mantellina nera e cappa nera con segni distintivi della passione per i Passionisti o per l’Arciconfraternita del Crocifisso;

Le diverse Confraternite locali, di identica dedica, possono distinguersi tra loro per un diverso stemma.

Arciconfraternita SS. Rosario - Sannicandro

Tra gli ornamenti, che alcune volte arrivano a un livello di preziosismo e forma estetica tanto elevato da negare lo stesso intento di semplicità e umiltà che il gesto di indossare la cappa religiosa si propone, si ritrova sempre un cordone per cingere i fianchi, sia come richiamo alle funi con cui fu legato il Signore e per questo il cordone ha dei nodi, in genere di numero dispari, che ricordano i momenti della Passione, sia per ricordare il flagello usato per colpirsi la carne come atto di penitenza. Su ogni cappa dovrebbe esserci sul lato del cuore un distintivo, detto “impronta“, con l’effigie o lo stemma del Santo o Mistero titolare della Confraternita, a volte sostituito da un’effige portata su un collare o un medaglione al petto.

Confraternita dell'Addolorata e San Domenico - Taranto

Le Cappe dei Confratelli che andavano pellegrini (o delle Confraternite che si occupavano dei pellegrini) potevano portare distintivi del pio viaggio (il copricapo ripara dal sole, una piccola zucca cava per bottiglia, la conchiglia per bicchiere o cucchiaio, il bastone ). Chi si recava a Roma indossava il cappello a larga falda dei Romei, un enorme cappello di foggia bizantina (romei=bizantini), oppure una chiave; chi in Terra Santa un rametto di palma. Ancor oggi, chi compie a piedi il pellegrinaggio di San Giacomo di Compostela, torna con la conchiglia benedetta appesa al bastone; qualche Confraternita dei Pellegrini porta ancor oggi una simbolica bisaccia a tracolla, o la citata zucca come ornamento del bastone.

Confraternita del SS. Crocifisso - Gallipoli

Gli annessi che spesso accompagnano l’abito confraternale sono il bastone come emblema dell’autorità dei superiori della Confraternita; bastoni differenti possono essere portati dai guidatori delle processioni. Alcune mantelline possono essere decorate o lavorate, e per Officiali, come per i portatori di simulacri, è spesso previsto l’uso dei guanti. Per le calzature ci sono varie regole di uniformità e in particolari celebrazioni è previsto il piede scalzo.

La cappa é sempre una sopra-veste e viene indossata sul vestito proprio che spesso viene regolato nella decenza e nel buon gusto. Alcune associazioni di rappresentanza e accompagnamento possono addirittura presenziare con veri e propri vestiti, variamente decorati, ma in questo articolo si è illustrato piuttosto l’uso più comune della cappa sopra-veste.

La regola della presenza di una sola Confraternita con medesimo titolo in una città ha evitato la spinta alla differenziazione dell’uniforme all’interno delle associazioni locali. Le differenziazioni principali si colgono nelle Confraternite che pur appartenendo allo stesso titolo sono espressione di una categoria di mestiere o di una relativa ricchezza della economia locale. I maggiori segni di differenziazione piuttosto si ritrovano in un corredo di devozione che a volte, per puro spirito campanilistico, porta le varie Confraternite a commissionare e portare in processione immensi e pesantissimi simulacri con decine e decine di portatori, o l’ostentazione di crocefissi e gonfaloni di altezza spropositata. Anche il modo di procedere in processione può essere distintivo, come per esempio la facoltà accordata dal papa ad alcune Confraternite di Genova di portare il crocefisso rivolto all’indietro in ricordo di un famosissimo evento storico.

Cosa resta ora della cappa delle Confraternite? Diciamo che il suo uso è strettamente legato alla religiosità di fondo della comunità. La presenza di un forte spirito di religioso permette a molte Confraternite di avvicinare agli scopi associativi ragazzi e giovanissimi, mentre in alcune comunità tale condizione avviene sulla base di un più banale conformismo. Molte confraternite vanno esaurendo gli iscritti per l’affievolirsi del sentimento religioso nelle nuove generazioni, proprio perché l’esternazione dell’associazione è spesso appunto di sola preghiera o di cura dei luoghi di culto. Una forza maggiore conservano le Confraternite che preservano anche un piccolo scopo utilitaristico come la costruzione di loculi cimiteriali o l’assorbimento delle spese del funerale. Nell’arco di pochi decenni si è passati da una condizione in cui il membro della comunità doveva giustificare la mancata iscrizione alla Confraternita locale ai giorni d’oggi dove un ragazzo che accetta la vestizione appare agli occhi dei coetanei un non emancipato da una tradizione religiosa per quanto di facciata.

Non possiamo, infine, citare l’uso e l’abuo della cappa anche per la promozione turistica, come gli eventi dei riti della settimana santa, promossi da molte regioni, per valorizzare le tradizioni locali a fini turistici sotto un finto senso di compartecipazione religiosa. Si osserva in questo caso, addirittura,  un traino di fascinazione alla vestizione di tutta una comunità, un protagonismo a volte narcisistico, un uso di cappe da scena appena uscite dalla sartoria, una presenza di macchine fotografiche sempre multiplo del numero dei confratelli in processione, la negazione stessa dei valori di semplicità e umiltà alla base della Confraternita di qualunque appartenenza.

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Integrazioni, foto, precisazioni sono ben volute.

L’articolo, in alcune parti, è un adattamento di uno dei pochissimi articoli  rintracciabili in rete di Gian Paolo Vigo sulle cappe delle Confraternite.

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