Il 2010 è l’anno della biodiversità e se ne è parlato moltissimo. Alla gente comunque è arrivato poco, perché se ne parla sempre tra addetti e nessuno di questi pare abbia voglia di scendere in termini comprensibili. A Ortelle, se ne è pure parlato, nell’ennesimo convegno pugliese in cui si è vista la nostra stanca agricoltura cercare di aggrapparsi a ogni sostegno possibile per sfangare questi tempi globali in cui pare che nessuno voglia più fare agricoltura e chi la fa crolla sotto la concorrenza mondiale.

Se la biodiversità non riesce a camminare da sola coi suoi piedi, si vede un po se la si sposa con qualcun altro che pure non sta tanto bene e magari si reggono entrambi.

Passata la prima mezzora di convegno, in cui tutti hanno salutato tutti, e la seconda mezzora in cui tutti hanno ringraziato tutti, e tutto questo in tutti i modi possibili e immaginabili, pure telegraficamente, tolti di mezzo i politici e gli amministratori riempi-sala, si sono dette pure cose interessanti. Sinceramente cose già scritte in tanti articoli stampati che riposano in santa pace in Rete perché la gente non ha proprio voglia di leggere, e che se le ascolta in un convegno si mette a sbadigliare. Comunque, ascoltate almeno cinque diverse definizioni di biodiversità e apprezzata l’ammirevole passione del Dott. Augusto Carluccio nel voler preservare dall’estinzione il nostro vecchio asinello.

Sala arredata a tema, probabilmente con la regia e collaborazione di Antonio Chiarello, con stampe e campioni di prodotti alimentari locali che hanno fatto un figurone nel merito dei tanti discorsi (legumi di Vitigliano, conserva di Spongano, il maiale OrVi di Ortelle, ecc.).

Peccato l’assenza assoluta in sala di giovani. Il più giovane aveva passato i cinquanta. Ultracinquantenni che fanno lo sforzo di lasciare un mondo migliore ai più giovani e questi nemmeno si presentano. Sarà forse anche questa la prossima generazione di quarantenni arroganti e presuntosi che un giorno si farà vedere all’improvviso con la storiella della rottamazione dei più vecchi.

Qualunque cosa vi raccontino della biodiversità, ricordatevi sempre che  la biodiversità è un numero aritmetico, possibilmente diverso da zero, auspicabilmente più grande possibile. La biodiversità, comunque si esprima, si rappresenta in un numero. Punto e basta. Un ragno in un deserto vale due (il ragno e il deserto). Due ragni maschi geneticamente identici in un deserto vale due (un ragno maschio e il deserto). Due ragni, uno maschio e uno femmina in un deserto vale tre (un ragno maschio uno femmina e il deserto).  Basta contare i numeri partendo dall’insieme delle diversità che vi vogliono misurare (per esempio a partire dalla minima diversità genetica del singolo individuo fino al macrosistema ambientale che contiene l’insieme).

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