29 Settembre 2009 in Architettura, Blog, Restauri, Storia

La Porta Terra a tranci

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Il 16 novembre 1907 si comincia ad affettare le mura della Porta Terra.

Carmine Rizzo fu Salvatore, Nicola Lazzari di Ippaziantonio e Francesco Coluccia  di Medico, proprietari e domiciliati in Castro, sono a Vignacastrisi alla strada Barone davanti a Giovanni Bacile di Castiglione, figlio del barone Filippo di Spongano che su procura agisce per conto della Baronessa Colomba Rossi.

E’ presente il notaio Giannuzzi di Spongano che per prima cosa precisa che la baronessa è proprietaria del tratto di mura affianco alla Porta Terra in virtà di un acquisto del 1893 dal Demanio, con un atto di transizione annotato dal Ricevitore del Registro di Poggiardo nell’agosto dello stesso anno. Strana provenienza, si dava per scontato che i Rossi possedesero le mura e il castello da molti più anni (1785).

Comunque sia, il notaio specifica che si tratta del pezzo di mura affianco la Porta Terra (crollata qualche anno prima), e assegna l’acquisto:

– al signor Francesco Coluccia, per lire 94 e centesimi 81, il primo tratto di muraglione a ponente, secondo i segni già apposti. Confina su tre lati con la strada e per precisione si richiama il nome con cui è conosciuta questa parte: il carcere. Probabilmente compra il lotto per costruire la casa al figlio Giovanni ‘Panijancu’. Giovanni, sofferente di diabete, infatti abiterà al piano terra (dove morirà per le ustioni di un sigaro incautamente tenuto acceso nel letto) e il di lui figlio Floriano, noto come suonatore (pignataru) al piano primo. Floriano sarà padre di Angelo che con Anna Rita Lazzari genereranno nel 1997 il piccolo Floriano

– al signor Nicola Laz(z)ari, per lo stesso prezzo, il tratto seguente al primo verso est, che viene richiamato col nome conosciuto di Porta Vecchia. Il Nicola nato da Ippazio Antonio e Fersini Filomena nel 1869, probabilmente compra per se il pezzo di terra, ha solo 38 anni e forse già sposato con Concetta Merico. Sappiano che la casa fu effettivamente costruita e poi venduta.

–   a Carmine Rizzo, per 65 lire e 38 centesimi, un terzo tratto, che per non sbagliare si indica con termine usato in paese di Civile, probabilmente anch’esso carcere. Il Carmine è generalizzato come fu Salvatore, certamente il padre di Francesco Cicciu, Luigi Chiccurussu, Salvatore, Fiorino, Pasquale e Annunziata.

I tre paesani acquistano per demolire e costruirsi casa e la baronessa, per il suo procuratore, impone obblighi di spesa in particolare al signor Rizzo per premunirsi da crolli durante i lavori imponendogli di fare una camisa di muratura dopo lo scasso alla parte di muraglione ancora di sua proprietà.

Il Rizzo e il Coluccia si dichiarano analfabeti, il Lazzari invece sa firmare il rogito di suo pugno. Testimoni Angelo Urso di Giuseppe e Giuseppe Urso fu Michele di Vignacastrisi.

E’ il 1907 e Castro si affaccia fuori dalle sue mura per le prima volta.




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