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La Porta di Levante delle fortificazioni messapiche di Castro

La Porta di Levante delle fortificazioni messapiche di Castro

Va a conclusione questa puntata di scavi archeologici in località Capanne a Castro. Anche questa piena di soddisfazioni, sia per lo studioso che per il semplice appassionato. Resta di questa campagna, durata da aprile a metà maggio 2013, una delle più grandi soddisfazioni che un archeologo possa sperare nel suo lavoro, vale a dire un complesso monumentale unico, ben conservato e perfettamente leggibile,  con un corredo stratigrafico di contorno di oltre 28 secoli.

L’intuizione che dietro una chiusura verticale di conci moderni in mezzo a già imponenti murature messapiche potesse nascondersi un varco di accesso alla città antica si è rilevata giusta ed è stata premiata con la scoperta di un corridoio/porta le cui pareti sopravvivono allo spoglio di epoca romana di più di 5 metri d’altezza fuori terra.

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Una successione stratigrafica che è iniziata dai lastricati di cemento di pochi decenni fa per attraversare tutta la storia medievale di Castro, passando per la frequentazione romana e poi quella delle fortificazioni messapiche, e  fino a strati ancora più arcaici dell’VII secolo a.C., in strati di terreni ognuno ricco di reperti di ogni epoca e fattura. Di questi reperti, costituiti da pezzi di statuaria, oggetti di uso comune o votivo, di ogni epoca, aspettiamo le conclusioni dello studio dell’Università di Lecce che ne sta curando la pulizia e la pubblicazione definitiva.

Quello che resta sul posto è una ulteriore impressionante fila di conci ciclopici perfettamente accostati che cominciano a legarsi tra loro in modo funzionale con quelli già riscoperti e messi in luce negli anni scorsi. Il reticolo dello scavo si è ormai allargato ad un’area di più di 70 metri per una larghezza di 40, quasi impensabili nelle ristrettezze di una piccola acropoli come quella di Castro.

Ed è ora arrivato il tempo di tentare di leggere tutto il complesso monumentale in una forma unitaria giacchè si evidenziano perfettamente alcuni legami funzionali e gli intuibili collegamenti. Quello che manca, o è stato asportato già in epoca romana, o è ancora conservato al di sotto dei piani medievali  e quindi ancora recuperabile anche al solo fine di verificare le ipotesi dello studio ricostruttivo.

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Inquadrando l’area Capanne nel contesto urbano di Castro questa occupa l’area sud-est della vecchia acropoli, fortificata prima dai messapi a partire dal IV-III secolo a.C. e poi in periodo medievale a cominciare dagli angioni fino agli aragonesi per tutto il 1500. Di presenze di murature isodomiche di fattura messapica si hanno più testimonianze, anche in ambiti notevolmente distanti dal centro storico, come per esempio in località Palombara dove furono intercettate in occasione della posa della fognatura nera sulla Litoranea per Santa Cesarea Terme. Tuttavia gli unici scavi organici, condotti con rigore scientifico e perfettamente documentati possono ricondursi a sole quattro campagne condotte negli ultimi decenni a cominciare da quello del Prof. Lippolis al di sotto dell’attuale Belvedere e poi ripresi ed ampliati da Galati negli anni scorsi e poi ancora due saggi alla base della prima Torre Est e alla base della cortina ovest del castello sempre a cura di Amedeo Galati.

Le campagne di scavo iniziate nel 2000 intorno all’area Capanne per il fortuito rinvenimento di massi ciclopici in occasione di lavori pubblici sono stati condotti quasi con ricorrenza annuale. Dapprima con la messa a luce della Torre Messapica (Dott. Carlo DE MITRI) sul lato sud e poi della lunga cortina sul lato ovest. Si tratta di strutture che eerano in parte obliterate dalla ripresa di fortificazioni medievali o da terrazzamenti settecenteschi.

Nel 2006 si accede per la prima volta (dal 1956) all’interno della fossa della Chiavica che si pone al termine del tratto ovest delle mura messapiche in vista e si riscoprono in due pareti la continuazione delle murature isodomiche ancor più conservate che sul tratto già messo a luce. Si decide di abbandonare gli scavi in quota, anche perchè molte risposte sull’abitato di Castro in periodo messapico e romano repubblicano sono già state raccolte e ci si concentra su questa parte inferiore dell’area Capanne. La fossa della Chiavica è un’opera realizzata dall’amministrazione comunale di Diso, di cui Castro era all’epoca frazione, per dotare il centro storico di una fossa per i rifiuti domestici di ogni genere. L’opera fu realizzata con lo sterro di una ampio terrazzamento all’interno del quale era occultato un lungo corridoio di muratura isodomica. Lo sventramento è stato da una parte devastante per buona parte della fortificazione messapica più recente (2 fase), tuttavia ha preservato dall’edificazione residenziale il resto dell’area Capanne.

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Anticipando fin da ora che le fortificazioni appaiono realizzate in due periodi o fasi distinte, di cui una di espansione (colore verde) ad una più antica (colore ocra), nella figura sopra sono sintetizzate tutte le emergenze rilevate e documentate dell’area Capanne, in particolare quelle oggi a vista. Sono lunghi tratti rettilinei (mura), strutture allargate (torri) e corridoi (varchi di accesso e porte).

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Schematizzando le aree interessate e appiattendo su un unico livello superfici che si pongono su un dislivello complessivo di oltre 8 metri tutto fuori terra, si riconoscono:

– gli attuali spazi della viabilità urbana formati dalla via Mameli e dal Largo Congrega a quota superiore e dal viottolo perimetrale di levante a quota inferiore;

– i resti delle strutture di fortificazione medievale (aragonesi) riportate in colore rosa costituite da una torre d’angolo perfettamente conservata e da un piccolo tratto di cortina muraria oggetto di restauro qualche anno fa;

– un fabbricato realizzato negli anni 70 (1975-76) che interessa una parte del varco messapico;

– uno scasso di un terrapieno e mura messapiche (in colore azzurrino) per la formazione di una fossa igienica pubblica (1956);

In rapporto a queste strutture recenti sono stai individuati i resti più o meno conservati di una fortificazione di epoca messapica realizzata in almeno due fasi:

A) una cinta muraria in muratura isodomica più arretrata formata da mura, una torre d’angolo e un accesso, riportate nello schema precedente col colore ocra;

B) una cinta muraria in muratura isodomica in ampliamento, legata alla vecchia fase, che conserva il vecchio ingresso ma allarga lo spazio difeso riportata in colore verde;

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Nella vista assonometrica dall’alto sono indicati i volumi delle strutture conservate fuori terra che sono attualmente a vista mentre nella vista successiva sono riportate le probabili sopravvivenze anche al di sotto degli attuali piani di scavo  seguendo l’ipotesi che lo strato murario si conservi ancora più integro al di sotto del piano di spoglio principale eseguito in epoca romana.

_TAV_1_3d_5Le murature isodomiche poggiano sempre sull’affioramento roccioso per ragioni di sicurezza difensiva adattando la forma del primo concio alla forma della roccia affiorante o preferibilmente con lo spicconamento a livello della irregolarità della roccia. Nell’intera superficie interessata dagli scavi i piani di roccia affioranti sono stati indivistati solo un due punti: in prossimità della torre messapica e nella sezione del corridoio della porta alla fine del taglio della fossa della Chiavica. Da un esame a vista dei luoghi, le murature che avanzano la linea ideale dei due affioramenti in direzione del mare devono conservare un’altezza interrata non inferiore a 2,50-3,00 ml e sono probabilmente ancora integre e ben conservate anche dopo l’aggressivo spoglio romano.

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In prossimità del varco di ingresso alla città la conservazione delle murature originali è più evidente e assume un aspetto propriamente monumentale che sarà ovviamente conservato a vista.

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Il taglio operato nel 1956 per formare una fossa di generose dimensioni per lo sversamento di ogni refluo solido  o liquido prodotto dall’abitato, se da una parte ha danneggiato in modo permanente il lungo corridoio formato nella fase di ampliamento della parte fortificata, operando un taglio netto sulle strutture murarie, consente al momento una lettura più efficace del sistema murario.

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Il taglio ha esportato soprattutto la parete nord del lungo corridoio fino alla quota dell’attuale viottolo (nella parte interrata sopravvive ed è perfettamente leggibile) e ha intaccato in modo trasversale una parte della muratura della prima fase (colore ocra nell’assonometria).

Anche la parete sud è stata interessata da un lavoro di parziale asportazione di conci in epoca forse ancor prima del 1956 anno di costruzione della fossa.

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Nella foto sopra sono stati evidenziati: in colore verde la parte (2 fase) della parete sud del corridoio scalpellata per estrarre conci; in colore rosso la tampagnatura del 1956 per formare la fossa; in colore blu la parte sopravvissuta del lato nord del corridoio (2 fase).

Il fabbricato superiore, posizionato per buona parte sulle murature della prima fase, ha utilizzato come spiccato il piano di frequentazione romano (che nel medioevo è stato rialzato con strutture e terreno fertile per circa 3,00 metri, asportati integralmente all’avvio della costruzione). A questa frequentazione  romana si deve anche buona parte dello spicconamento dei conci del lato nord della Porta posti quasi sotto la verticale del fabbricato, essendo tali spicconamenti chiaramente esterni al taglio del cavo di fondazione del fabbricato stesso e anche per la presenza di tracce di battuti romani in aderenza ai tagli ricavati dopo lo spicconamento.

Concentrandoci sugli elementi che costituiscono l’intero sistema fortificato messapico delle Capanne, per poi vedere più avanti come questi si collegavano tra loro in alcune ipotesi di ricostruzione estesa su tutto il contesto locale, riporto nella foto seguente una visione di insieme che riporta le murature appartenenti alla prima fase in colore verde. Il tratto sulla destra lo chiameremo Pennello, la massa centrale Muratura di fortificazione, la parte più arretrata, compresa la macchia evidenziata in verde sulla sinistra la chiameremo Porta.

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Il Corridoio è invece evidentissimo e risulta costituito dalla trincea sulla sinistra in basso della foto a cui manca la parete nord fino alla tamponatura del 1956 (posta su un archetto di sostegno)  e poi prosegue con le due pareti conservate fino al sistema della Porta.

Ponendosi al centro della vecchia fossa e osservando le strutture in senso orario troviamo:

– la muratura della 2 fase che ancora conserva la facciata originale e che risvolta, meno conservata, verso sud (colore rosso). Al di sopra è stata scavata negli anni scorsi parte del terrapieno (rialzo medievale) che ha svelato in parte alcuni metri di una accurata  sistemazione muraria di epoca romana (colore blu) eseguita con conci di spoglio. E’ questa sistemazione di epoca repubblicana l’unica opera costruttiva o ricostruttiva romana di un certo impegno dimensionale finora ritrovata in Castro. La scarsa attività ricostruttiva romana fa ipotizzare che lo spoglio delle mura messapiche fu organizzato per il trasferimento in altri cantieri del Salento della enorme quantità di conci disponibili su tutta la cinta muraria di Castro.    Foto0065

Seguendo in senso orario troviamo la parte scalpellata della parete nord del Corridoio. Lo spoglio è piuttosto recente in quanto è evidente il taglio per ricavare conci di dimensioni più piccole usuali della tradizione medievale o moderna (sezione 20×25).

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Non sappiamo il motivo per cui il taglio sia stato fatto in modo non parallelo alla facciata. Probabilmente si cercava un allineamento particolare della fossa della Chiavica, oppure al di sopra di esso sussistevano strutture che ne impedivano il taglio perfettamente parallelo.  Al di sopra, dopo uno strato di terreni generalmente tufacei, derivati dall’attività di spoglio (scarti e tufina di taglio), si vedono i riporti medievali, che cominciano in periodo angioino e si susseguono fino ad oggi.

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Della parete ovest si è già detto, comunque evidenziamo la parte di muratura di piccoli conci che nasconde il resto del corridoio, oltre la quale è presente uno strato molto alto di terreno vegetale col quale in epoca romana è stato obliterato il passaggio che conduceva alla Porta e probabilmente anche parte della rampa dopo il portone. Allo stesso modo di questa muratura di tamponamento, anche altre parti delle murature moderne (1956) della fossa della Chiavica poggiano su degli archetti volanti. Piuttosto che cercare il piano di fondazione il muratore ha preferito appoggiarsi a solide strutture murarie laterali e non avviare scavi in profondità. Ci sono segnali che fanno intuire che la prima intenzione era di realizzare la volta della la fossa con due volte a botte, ma poi evidentemente si rinunciò ricorrendo un solaio latero-cementizio piano, segno che l’edilizia del tempo andava abbandonando i sistemi delle volte in muratura a favore della maggiore disponibilità di cemento.

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Accanto alla tamponatura del 1956 e la sezione verticale del taglio operato sul lato nord del Corridoio, c’è la sezione verticale di innesto tra le murature della prima fase del Pennello con le mura di cinta sul punto d’angolo in cui risvoltano verso la Porta.

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Sull’ultimo lato chiuso della fossa, a nord, si osservano in senso sempre orario, prima le fondazioni delle murature della fossa del 1956 (colore rosso) eseguite anche con conci di spoglio di grosse dimensioni e poi le parti residuali del Pennello su cui è stata operata una resezione verticale che non consente di leggere velocemente l’innesto alla parete difensiva da cui si prolungava. Tuttavia lo spoglio per la costruzione della fossa ha conservato alcuni conci basali del Pennello. Dietro questa muratura sono presenti riporti di epoca romana adatatti per formare alcune rampe di risalita.

PRIMA FASE

Le parti a vista o esplorate, per la loro espansione consentono, come dicevano, di tentare di fare delle ragionevoli ipotesi di ricostruzione funzionale ed architettonica delle murature difensive sul lato sud-est dell’acropoli di Castro.

Collegando la torre Messapica sul lato sud con la Porta appena messa in luce e poi collegando ad essa il Pennello ed il proseguo delle murature di cinta, si riconosce una fase organica per innesti, tipologia e natura dei conci che potremmo definire di una Prima Fase. Secondo Carlo DI MITRI che curò gli scavi della Torre nel 2000, dalla ceramica presente nei vari strati delle murature, si potevano leggere tre fasi, per cui quella che qui chiamiamo prima fase può essere distinta in prossimità del vertice murario a sua volta in due momenti costruttivi; vale a dire prima la realizzazioen della cinta e poi l’inseriemnto sull’angolo della torre e quindi successivamente l’ispessimento e l’avanzamento del terrapieno. Aggiungendo le dimensioni planimetriche dei risultati di scavo e facendo l’ipotesi di un’altezza non inferiore a 7,00 metri del fronte murario difensivo, si ottiene una situazione non molto diversa da quella rappresentata nell’assonometria più sotto.

_TAV_1_3d_14 In pratica, una funzionale torre d’angolo, che proteggeva i due lati del vertice della città e in particolare verso nord difendeva la Porta di ingresso e poi un originale Pennello che limitava l’assalto alla Porta in uno spazio più limitato. Non abbiamo certezze che il Pennello non fosse il resto di una Torre vera e propria, aderente alla Porta, come nella tradizione delle porte scee, in quanto sul lato più arretrato sono stati trovati finora solo riporti di epoca romana. Non sappiamo se il piano di camminamento del Pennello era a livello della sommità delle mura (si innesta sicuramente per almeno 4,00 ml alle mura della prima fase) o se addirittura in salita per avere un punto di osservazione sulla scogliera del  mare sottostante. Difficilmente era utilizzabile per una difesa attiva in quanto per la sua limitata larghezza (1,50 ml) non era idoneo a schierare molti uomini (arcieri) senza un minimo di parapetto di copertura a meno che le protezioni fossero di muratura di piccolo spessore o in legno.

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La presenza di questo “economico” Pennello limitava però in qualche modo la zona di attacco alla Porta. Del piano interno alla città ancora sappiamo poco in quanto nessun punto interno alla cinta della Prima Fase è stato ancora esplorato in profondità e neppure conosciamo la profondità dell’affioramento roccioso. Nella ricostruzione ipotiziamo un piano superiore rispetto alla soglia del varco della Porta di circa + 3,50 ml e questo comporterebbe la presenza di almeno una piccola fossa retrostante la Porta per la sua manovra e difesa e una rampa di risalita. Probabilmente lo strato di terreno fertile gettato in epoca romana nel varco livellava questo dislivello.

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La larghezza del corridoio, che varia da 2,25 ml a 1,95 ml in prossimità, della Porta fa ipotizzare un varco di tipo carraio (e non pedonale) per cui all’esterno e all’interno della Porta doveva strutturarsi una viabilità con pendenza confortevole al traino animale. Alcuni fori nelle pareti verticali del corridoio, allineati in una retta in pendenza ascendente verso l’interno fanno pensare a una ricolmatura inclinata, comunque ad uso carrozzabile, anche dopo il periodo di spoglio.

In termini di rapporti antropometrici il prospetto della Porta nella prima fse non doveva esssere molto differente da quella illustrata qui sotto.

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Con una altezza non inferiore in nessun punto della fortificazione a 7,00 ml e un varco non più alto di 3,00 metri, la struttura presentava un rapporto con l’osservatore  esterno sicuramente notevole. E’ ragionevole pensare che l’altezza delle difese fosse anche più alta in prossimità della porta, anche perchè un’altezza di 7,00 metri è appena il limite  insuperabile da un abile uomo armato con un palo con pioli o una scala a mano, magari aiutato da piccoli rialzi di fortuna.

SECONDA FASE

Non conosciamo le ragioni per cui in una seconda fase si ampliò l’area interna difesa dell’acropoli. Se tale ampliamento fu fatto per la crescita dell’abitato ( di cui consociamo poco), se per ragioni meramente difensive (anche questa ragione poco probabile in quanto si sarebbe potuto ispessire o rinforzare le murature esistenti), o se per recuperare un pianoro per sistemarci qualcosa di particolare. E’ probabile che tale pianoro (colore verde) avesse un’altezza superiore alla stessa quota dell’abitato cintato dalla fortificazioni delle prima fase (colore grigio) che potrebbe non essere stato innalzato neppure dopo l’avanzamento delle mura.

Riportando in verde  le strutture murarie della seconda fase e il relativo pianoro, l’aspetto della fortificazione in questa fase non dovrebbe essere molto differente dalla seguente ricostruzione.

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Lo sforzo costruttivo ed economico a fronte di un recupero di appena 1.500 mq di superfie è notevole. Per conservare l’altezza utile di 7,00 metri e superare il maggiore dislivello con la roccia degradante verso valle è stato necessario realizzare una fascia di muratura (a tutto tufo) formata sul lato sud e nord da ben sette filari di conci isodomici affiancati per una larghezza complessiva di 3,50-4,00 metri per almeno i primi 5 metri di altezza e una successiva muratura superiore, probabilmente di minore spessore per ulteriori 4,00 metri, oltre ai parapetti di protezione. Sul lato sud si è sistemato un più economico ispessimento della parete rimasta ancora esterna della torre Messapica della prima fase, fatto con conci di migliore qualità e posati con estrema cura, mentre il Pennello isolato viene inglobato in una vera e propria nuova torre.

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L’ampio settore davanti alla Porta (che resta nella identica posizione) viene ridotto a un lungo corridoio claustrofobico della lunghezza di almeno 25 metri, largo 2,25 metri posto tra due murature alte non meno di 7,00-8,00 metri. Il corridoio presenta una leggera deviazione dell’asse rispetto all’asse della Porta (5 gradi circa verso sud) e le pareti in corrispondenza della parte voltata della porta sembrano presentare una spiombatura verso l’interno (a campana) che sembra compensare la differenza di larghezza tra la base del nuovo corridoio (2,25 ml) e la luce dei conci di architrave sopra il varco (1,95 ml). Lo scavo, nelle prossime campagne, di altri 4 metri di rilevato non potrà che riportare a luce le ante del varco integre in quanto già in quota si conservano i conci perfettamente in situ.

Probabilmente vengono adattate anche le strutture della vecchia Porta, in particolare dove si vanno ad ammorsare le strutture della seconda fase, e non sappiamo se l’avanzamento sia stato fatto col recupero della muratura più interna. Se così non fosse la muratura della prima fase che collegava in linea retta la Porta alla torre Messapica dovrebbe essersi ancora conservata al di sotto del pianoro.

Sul pianoro ampliato è stata, come dicevamo, messa in luce una struttura muraria di epoca romana formata da blocchi di spoglio. Sembra la sistemazione di un muro in arretrato o di una muratura di rialzo per una struttura (templare ?). I reperti trovati fino ad ora negli strati romani fanno pensare alla distruzione di un edificio templare di epoca arcaica, le cui parti sono state disperse ovunque su tutta l’area delle capanne e quindi poi alla ricostruzione di un nuovo tempio, forse proprio in epoca repubblica, quello che nella visione letteraria delle cose sarebbe coerente con la vita di Virgilio.

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La struttura romana, non completamente liberata dai riporti medievali superiori, è più o meno posizionata lungo la fascia colorata in rosa sul pianoro di ampliamento della seconda fase.

Aspettando gli esiti dello studio sui reperti da parte degli esperti e dei responsabili degli scavi, vi invito a visitare tutta l’area Capanne, magari facendovi accompagnare da una delle tante brave guide professionali di Castro.

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Nei giorni scorsi è stata data un’anticipazione, con visita sul posto, delle nuove scoperte alla stampa in occasione della visita di 32 giornalisti di tutto il mondo nel Salento.

Gli scavi sono condotti da Amedeo GALATI ed Emanuele CIULLO, con l’aiuto di Donato MERICO. L’attività di scavo è coordinata dal Prof. Francesco D’ANDRIA dell’Università di Lecce presso cui è svolto lo studio dei reperti. La sorveglianza è svolta dalla Dott.ssa Laura MASIELLO per conto della Sovrintendenza di Taranto.

I lavori di indagine archeologica sono stati eseguiti all’interno dei lavori di un progetto di Rigenerazione Urbana finanziato dalla Comunità Europea  a cura dell’Amministrazione di Castro, ancora in corso.

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