Il valore documentaristico dei pastelli del Casciaro

Mattinata persa a cercare informazioni su alcune architetture salentine, ma alla fine qualcosa di buono comunque mi resta. Questa piccola immagine di un quadro di Giuseppe Casciaro (Ortelle 1863 – Napoli 1941), il più grande pastellista della sua epoca. Incredibile il realismo che questo artista riesce a dare alle sue opere col gesto veloce del rozzo pastello. Produsse moltissimi pastelli tra la terra di nascita e la Napoli della sua vita. Le rocce di Castro tra i soggetti preferiti, e tra queste una vista del Porto di Castro prima dell’arrivo del primo cemento.

E’ stato battuto nel 2006 da una casa d’asta austriaca per soli 3.800 euro, ma il valore documentaristico è notevole.  In 43 x 50 cm c’è forse la più chiara rappresentazione di quell’area di Castro Marina detta ora Porto Nuovo.

Il titolo in inglese suona come La costa sud al mattino e si possono riconoscere gli speroni di roccia carpara che saranno poi integrati nelle gettate di cls del molo, il famoso masso detto “u Pescu” curiosamente collegato alla terraferma da una passerella. Sullo sfondo la costa col taglio dell’Acquaviva e al centro i campi della Vigna, coi spannituri delle reti.

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Casciaro in quei decenni piazza il suo cavalletto su ogni cocuzzolo possibile e ritrae gli stessi posti, tutti incantevoli, da punti di vista sempre diversi. Nel pastello sopra riprende il pesco da un punto della vecchia Grotta del Conte. Il molo nuovo ancora non c’è e le barche vengono legate, col mare calmo, alla buona alla scogliera di carparo. Sono gozzi con l’albero della vela e col gusto già dei colori tradizionali che il progresso delle vernici non hanno cambiato.

La produzione del Casciaro fu notevole, favorita appunto dalla passione e dalla maestria per il pastello, e le sue tantissime opere, benchè apprezzatissime, non raggiungono cifre impossibili anche per la nostra comunità.

Giuseppe Casciaro in un disegno (2003) di Carlo Casciaro

Giuseppe Casciaro in un disegno (2003) di Carlo Casciaro

Sarebbe bello riuscire a riportare sugli scogli da cui furono ritratti almeno i pastelli più rappresentativi tra cui questo pastello del Porto, e anche quest’altra visione del traforo con uno scoglio in primo piano eccezionalmente pieno di particolari da battere qualunque fotografia del periodo, non fosse altro per l’uso dei colori impossibile per la tecnica fotografica dell’epoca.

Nel pastello sotto il blocco tufaceo del Traforo viene ripreso, grosso modo, dall’attuale sbocco della galleria del Canalone. In primo piano un affioramento calcareo con una strana pila di conci sopra. Probabilmente l’ammasso fu spianato negli anni ’30 per formare il piazzale di alaggio delle barche del Porto Vecchio dei cui lavori in corso sono disponibili un paio di riprese fotografiche. E ancora gli onnipresenti spannituri delle reti e sullo sfondo l’ammasso calcarenitico del traforo. Si notano le aperture delle grotte interne e il famoso camino. Una lanterna, probabilmente a gas per illuminare la riva anche di notte.

Nel pastello seguente il realismo un po si perde nella prospettiva del territorio, ma forse ha ancora ragione lui, e quella che sembra una anonima costa salentina ha tutti gli elementi dell’insenatura di Castro.

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Con in più però l’epica della pesca, la barca che tenta di rientare nel porto vecchio in piena tempesta, i conoscenti e i parenti sulla roccia a pregare. Altre storie.

 

 

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