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Da Il Blog di Piazza Perotti – Archeologia

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IL TESTO DELL’ARTICOLO

L’archeologo Francesco D’Andria ricostruisce le tappe della ricerca

La sorpresa: i resti del tempio di Minerva seppelliti dai liquami

Così abbiamo scoperto l’approdo dell’eroe Enea

II progetto: un museo nel castello di Castro

di ANTONIO DI GIACOMO

IN PRINCIPIO, almeno duemila e 500 anni fa, si chiamava Castrum Minervae. Ma adesso all’indomani della scoperta delle rovine del tempio di Minerva, la prova che l’eroe mitologico Enea al suo approdo in Italia sbarcò a Castro, ci si appresta a tornare alle origini. Cosi, fra un paio di settimane, il sindaco del centro salentino, Pasquale Ciriolo, porterà in consiglio comunale la proposta di ribattezzare il paese Castro di Minerva.

«Sarà un modo per rimarcare – rivendica il primo cittadino – le radici millenarie della nostra comunità. Con le sue possenti mura Castro dominava il canale d’Otranto: era il primo luogo che chiunque provenisse da Oriente trovava davanti a sé». Ed è qui che, parola dell’Eneide di Virgilio, a interrompere lo sguardo di Enea, in fuga da Troia, «sulla rocca appare il tempio di Minerva». Che l’approdo descritto nel poema fosse in Salento era una certezza, mentre la sua precisa collocazione restava un rebus.

A sciogliere l’enigma ha provveduto, come anticipato già ieri da Repubblica, la campagna di scavi condotta da Francesco D’Andria, direttore della Scuola di specializzazione in archeologia dell’Università di Lecce. «Tutto è iniziato circa quattro anni fa, quando – racconta – cominciarono i lavori di consolidamento e restauro delle mura aragonesi sulla collina a strapiombo sul mare di Castro. Proprio durante questi interventi sulle fortificazioni risalenti al 1480 sono affiorati i primi segni della precedente cinta muraria, così antica da riportarci al III secolo a.C: all’età dei Messapi».

Fino ad arrivare a un tesoro rimasto seppellito dai liquami per circa un secolo. «Nella zona della cosiddetta “chiavica”, proprio quando era stato realizzato l’invaso – spiega D’Andria – erano già emersi dei blocchi di mura di età messapica». Cent’anni dopo la storia sarebbe venuta a galla. «Dentro questo invaso, appena pochi mesi fa, è venuto fuori il primo segno del tempio di Minerva: un blocco che faceva parte del frontone caratterizzato dal triglifo, un elemento decorativo dell’ordine dorico». Il punto di partenza per le ricerche decisive dello staff di D’Andria & C, come spiega lo stesso archeologo. «Quel particolare ci ha consentito di ipotizzare la presenza di un tempio e spinto ad ampliare la zona dello scavo. Ed ecco che sono apparsi gli elementi della fondazione di questo edifìcio, ma soprattutto i depositi votivi. Il terreno era ricchissimo di ceneri e ossa di animali, senz’altro resti di sacrifìci».

E, come un libro da sfogliare con pazienza, alla fine la terra ha cominciato a sputare fuori i suoi segreti. «Cioè gli oggetti dedicati alla divinità, fra coppette impiegate per le libagioni e frammenti di vasi di marmo provenienti dalle Cicladi. Ma l’elemento che ci ha permesso di saldare le fonti archeologiche e quelle letterarie, Virgilio dunque, è stato il ritrovamento dei resti della statua che raffigurava una divinità femminile». Il fatto poi che il tempio si trovasse in posizione visibile dal mare, circondato ai tempi dalle mura messapiche e sulla lieve increspatura della collina di Castro, ha suggerito la quadratura del cerchio.

Ecco il luogo dove, fra letteratura e mito, mise il primo piede sulla terraferma l’esule Enea. «Ma non siamo che agli inizi e – avverte D’Andria- c’è da immaginare che, all’imminente ripresa degli scavi, verranno fuori ancora altri segni». Non destinati, tuttavia, a restare appannaggio dei soli archeologi. L’ambizione è che i reperti possano trovare spazio nel castello di Castro, oggi in corso di restauro in una collocazione museale ad hoc. Il sindaco Pasquale Ciriolo sembra avere le idee chiare in proposito: non solo un mare da sogno né altri tesori naturali come la grotta Zinzulusa (che da sola chiama a raccolta 150mila visitatori l’anno), Castro avrà il museo dei guerrieri messapi. Una scommessa che, in soldoni, vuoi dire puntare sul turismo culturale.

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I Personaggi

LO STUDIOSO:

È FRANCESCO D’Andria (nella foto), direttore della Scuola di specializzazione in archeologia dell’Università di Lecce, ad aver condotto la campagna di scavi a Castro, nata all’interno di un protocollo d’intesa fra il Dipartimento beni culturali dell’Ateneo leccese, l’amministrazione comunale di Castro e la Soprintendenza archeologica della Puglia.

IL SINDACO

IL PRIMO cittadino di Castro, Pasquale Ciriolo (nella foto), presenterà a breve in consiglio comunale la proposta di cambiare nome al paese e, in un certo senso, di ritornare al passato di Castrum Minervae. Il centro salentino potrebbe quindi chiamarsi nell’immediato futuro Castro di Minerva

da LA REPUBBLICA del 27 aprile 2007 – Regionale – Cultura – Pagina IX

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