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Il Porto che non fu

Il Porto che non fu

Uno cerca in tutti i modi e nel modo più attendibile possibile,  le testimonianze del passato, quasi scoraggiandosi, poi alla fine quello che voleva conoscere gli arriva a sorpresa per posta sotto forma di una banale strenna natalizia.

Il progetto del Porto di Castro del 1905.

Avevamo già parlato degli interessamenti in Parlamento dell’On. Codacci-Pisanelli perchè anche a Castro, dopo Tricase, si appprontasse un porto sicuro di livello nazionale di quarta classe. L’interpellanza per conoscere il grado di sviluppo del progetto è chiaramente uno stimolo al Ministro di turno perchè accelerasse l’impegno dell’incaricato Genio Civile quanto più possibile. Il parlamentare salentino non aveva bisogno dell’intervento ministeriale per conoscere il grado di approntamento del progetto, disponeva di molti agganci e amicizie per avere notizie più rapide e precise. Probabilmente batteva a denari, per avere la garanzia del successivo finanziamento, giocandosi al meglio la carta di una recente sciagura accorsa in quei giorni.

Il sottoscritto chiede di interrogare l’onorevole ministro dei lavori pubblici sulla opportunità di far redigere al Genio civile un progetto per la sistemazione del porto di Castro di Diso” – Codacci-Pisanelli, Atti del Parlamento italiano [7263] del 4.5.1903, insisteva il parlamentare, ripresentando la stessa interrogazione insoluta del 28.4.1903 [7060].  Tornava il Codacci-Piasanelli nel 1906 a voler conoscere “il riparto della spesa per i piccoli porti” interessandosi, via via, sempre più del porto della sua Tricase.

Avevo anche annotato in quell’articolo che se il progetto fu curato dagli uffici provinciali del Genio civile, forse, qualcosa di quei documenti doveva ancora conservarsi da qualche parte. L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce ha raccolto un po di disegni proprio dagli archivi del Genio Civile provinciale  e ne ha fatto un originale, come sempre, calendario da tavolo.

Il progetto fu pronto un po prima del 1905 e la tavola della planimetria che è stata riprodotta nel calendario è probabilmente una variante, dove si nota, appunto, una sovrapposizione di due diverse soluzioni di allineamento dello sbarramento di mare.

Il progetto è datato 8 maggio 1905 ed è a firma dell’Ing. Domenico Minchilli. Un lavoro non da poco quello della progettazione dei porti, sia per la quantità dei lavori che vanno stimati nella massima precisione possibile, sia la misura dei fondali, che per tutte le opere di collegamento del porto alla viabilità esistente.

La planimetria è questa, cliccandoci sopra si ha la possibilità di ingrandirla e apprezzarne i dettagli. Ho corretto col fotoritocco solo segni dei pieghi dei fogli che ne disturbavano la comprensione.

Dopo un po di riflessioni su come sarebbe potuto essere oggi, dopo 100 anni, Castro con quel porto, con le barche ai Camerini e i bagnanti ancora alle Tagliate, la presenza di molti dettagli mi confortava che la planimetria doveva essere ben fedele nella rappresentazione dei luoghi e addirittura poteva datarmi molti elementi urbanistici di Castromarina.

Pulendo un po il colore con cui erano riportate le parti di progetto e le tracce del disegno, ho ricavato una planimetria su come quei luoghi furono rilevati e disegnati nello stato di fatto nel 1905 o poco giù di li. Il disegno presenta l’indicazione di numerose linee di sezione e probabilmente saranno stati disegnati anche i profili di tali sezioni, necessari alla stima esatta della spesa per gli scavi e i ricolmamenti, comunque l’infittimento è tale che mi ha sincerato di una certa precisione topografica frutto di accurate misurazioni.

Per aiutarvi a riconoscere i luoghi ho riportato il vecchio disegno (stato di fatto)  sulla sistemazione attuale della rada di Castro che comprende anche il nuovo Porto (1954-1984-2011).

Concentrandoci solo sull’area del vecchio disegno, sicuramente in originale più grande della dimensione riprodotta nella strenna natalizia, possiamo acquisire moltissime informazioni.

Tra le tante segnalo:

– la forma e la posizione del porto vecchio prima ancora dei lavori degli anni ’30;

– la forma originaria dello “scoglio di Enea”

– il nome geografico dello scoglio detto del Carducci (Punta Torretta);

– l’uso del nome di Punta Perchie

– il tracciato finale del Canalone ancora scoperto;

– la sistemazione di Piazza Dante;

– la posizione della scala di accesso al Porto

– l’assenza di un ponte tra la Piazza e il resto della marina, però l’esistenza del Ponte Stasi con l’attuale gradinata;

– la presenza solo di alcuni fabbricati, tra cui Villa Linuzza, Palazzo Stasi e Villa D’Ostuni. E’ riportato il palazzo interessato dal crollo del 2009 ma non il fabbricato adicente (ex Palazzina Sansò) che ospitava lo Speran Bar e la Tabaccheria, a  conferma che i due edifici nacquero ben distinti. Della successiva palazzina verso mare è addirittura possibile notare lo scavo di spianamento segno che la costruzione era imminente;

– un diverso percorso di Via Duca del Mare e ancora molti spazi liberi probabilmente occupati ancora dalle vecchia tagliate anche di epoca messapica che si vedono in alcune foto.

Lo sperone del traforo era probabilmente occupato da grotticelle e stanzette ma non sfondato, cosa che poi si fece probabilmente solo nel 1954.  Nei lavori del 1905 l’idea del traforo comunque già c’era. Curiso notare la forma dello scoglio isolato fuori dallo sbarramento in pietrame forse ricavato da un taglio per un canale fatto ad arte, oppure tagliato apposta per metterci quelle cabine a palafitta che si vedono ancora in piedi nelle foto dei lavori degli anni ’30. Si dice che ospitassero le religiose di Castro e Marittima che non facevano i bagni alla Grotta del Conte come tutti.

La storia poi prese un’altra piega. I lavori, benchè addirittura appaltati, non vennero avviati perchè ormai la grande guerra era alle porte. Negli anni ’30 si sistemò alla meglio il Porto vecchio, si costruì una nuova strada di accesso (Via Scalo delle Barche), una Piazza Dante più grande con un ponte nato per il passaggio della Litoranea salentina.

Negli anni ’50 si rimise mani al progetto di un nuovo porto e questa volta si decise di sbarrare le acque delle Tagliate e della Grotta del Conte e fu proprio un’altra storia.

Il disegno, oltre che bello graficamente, merita di essere acquisito al patrimonio storico della città di Castro e credo non sarà difficile averne una buona copia originale, magari completa dei disegni di prospetto e di sezione. Ma anche dei documenti contabili e illustrativi, in cui non è difficile scoprire fatti storici, nomi toponomastici, piccole considerazioni.

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