Voglia di tramonti in questo Castro che si mangia le ore dei colori. Mi mancano i bagliori fiammanti che calavano a ponente, da destra a sinistra, dall’alto al basso, sulla spianata dei Campi San Vito che gli ortellesi chiamano semplicemente i Chiani. Erano lo sfondo degli spareggi delle partitelle tra ragazzi. Appena si formavano i primi colori,  tramontavano anche le lunghissime partite di pallone sulla spianata davanti le casette della carne (18). Dal primo pomeriggio, appena usciti da scuola, si avvicendavano lì tutti i tagazzi del paese. Magari si partiva con due squadre sorteggiate, ma poi dopo quattro-cinque ore di gioco i componenti potevano cambiare anche due tre volte a pomeriggio. Chi arrivava giocava. Di tutti si conosceva la bravura e l’equilibrio sportivo tra le due squadre era sempre rispettato. Il numero dei componenti era ininfluente.

L’unica regola al tramonto era “chi segna ultimo vince” e spesso si tornava a casa col buio. Coi buchi nuovi nei calzoni, con le scarpe rotte. Chi portava il pallove giocava di diritto.

Se non ci andavi da solo ti ci mandavano. In paese guardavano male chi giocava per strada e l’invito ad andare a giocare a Santu Vitu era perentorio.  San Vito non era il luogo esclusivo delle partite di pallone dei ragazzi. Però aveva una certa supremazia sugli altri campi di calcio e qui si regolavano le sfide dei vari quartieri. Era anche rispettato dai grandi che spesso evitavano di passarci nel mezzo durante il vivo delle azioni.

1394426_10202689233821124_926466370_n(1)

Il fondo era la spianata bianchissima di roccia tufacea tra le casette e la cappella. E quindi con un lato chiuso e tre lati aperti. Le porte, sempre senza pali e senza reti da est ad ovest. Sul lato chiuso dalle casette era tollerato il gioco di sponda col rimbalzo sulla parete per dribblare l’avversario.

Lo specchio delle porte era opinabile e per questo a volte, per evitare infiniti litigi,  non si segnavano le reti.

Qui ci sono passati i più bravi giocatori di Ortelle, prima di salire di livello. Il livello superiore era appena dopo un piccolo sperone di roccia (17) delle vecchie cave stranamente conservato che portava dritto negli spogliatoi del campo di calcio vero e proprio. Il cartellino del tesseramento nella San Giorgio o nella US Ortelle era un punto di arrivo. Si aveva diritto alle scarpe di calcio, alla maglietta e a sedere negli spogliatoi come i giocatori affermati.

Non ricordo se su questa spianata si siano divertite tante generazioni prima di noi. Non credo, forse solo coi nati degli anni ’50 è cominciata l’attività calcistica su questo spazio che io ricordo ancora danneggiato dalle pioggie con tanta gente che veniva a raccogliere la sabbia tufacea finissima che la pioggia lavava e deponeva sul fondo. Forse fu regolarizzato e quindi reso adatto al gioco del pallone con la sistemazione delle casette per farci la fiera che fino ad allora si svolgeva a casaccio sui banchi rocciosi nei dintorni.

Lo sperone più alto delle vecchie tagliate era rimasto sul lato nord della spianata ed era alto un paio di metri. Portava i segni del piccone e una domenica lo usammo come rampa di lancio col paracadute. Lo avevamo trovato attaccato a una piccola sonda meteorologica verso i campi di Poggiardo. Nei due metri di lancio neppure si apriva ma nessuno rinunciò a rompersi le caviglie.

 Il pallone andava dove voleva, lontanissimo sulla discesa della via vecchia per Surano, sul tetto delle casette, più raramente sulla cappella di San Vito. La iattura vera era che finisse oltre le casette nel fondo della vedova Florio. La signora De Luca, la figlia della Bianca. non sopportava il calpestio  della sua terra e la perdita del pallone era sempre in preventivo. Negli ultimi decenni il fondo rimase abbandonato e quasi terra di nessuno.

Anche questo spazio è stato modernizzato con un bello strato di catrame. Con le pendenze sbagliate e una bella conca d’acqua nel mezzo ad ogni pioggia. Ci sono voluti trent’anni per togliere l’acqua da sotto i piedi dei visitatori della Fiera, che spesso ci piove.

 
Il mio San Vito

Il mio San Vito 1-2-3 – La Madonna della Grotta

Il mio San Vito 4-5-6-7 – Il Tabacco

Il mio San Vito – 8-9-10-11 – Le spine e i grilli.

Il mio San Vito – 12 – Le cicureddhre

Il mio San Vito – 13 – 14 – 15 – La Cappella

Il mio San Vito – 16 – 17 – La spianata

Il mio San Vito – 18 – 19 – 20 – 21 – Le casette

Il mio San Vito – 22 – 23 – 26 – il Campo di pallone

Download PDF

Lascia un commento