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	<title>il Blog di Piazza Perotti</title>
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		<title>18 scatti di Ippazio Rizzo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 13:27:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono diciotto scatti stampati in bianco/nero in formato molto piccolo. E&#8217; la Castro degli anni &#8217;70, sulle barche e sulle panchine facce ancora note e ricordate. Il mondo arcaico della pesca stava finendo, il turismo di massa si era affermato. Ricordi della nostra infanzia: i nuovi Camerini, il Gabbiano col [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono diciotto scatti stampati in bianco/nero in formato molto piccolo. E&#8217; la Castro degli anni &#8217;70, sulle barche e sulle panchine facce ancora note e ricordate. Il mondo arcaico della pesca stava finendo, il turismo di massa si era affermato. Ricordi della nostra infanzia: i nuovi Camerini, il Gabbiano col pontile mobile, l&#8217;avvocato dei rizzi&#8230;</p>
<p>A girare nei cassetti si trovano tante piccole emozioni. Un grazie a Ippazio.<br />
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		<title>i Capraro a Castro</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 12:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Genealogia]]></category>
		<category><![CDATA[capraro]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;antenato comune a tutti i CAPRARO di Castro è Ippazio, nato nel 1716, di cui non conosciamo finora la moglie, anzi per dirla tutta della sua famiglia non conosciamo alcuna donna. Nel 1742 Ippazio ha 26 anni e vive infatti in una strana famiglia allargata composta da soli uomini. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;antenato comune a tutti i CAPRARO di Castro è <strong>Ippazio,</strong> nato nel 1716, di cui non conosciamo finora la moglie, anzi per dirla tutta della sua famiglia non conosciamo alcuna donna. Nel 1742 Ippazio ha 26 anni e vive infatti in una strana famiglia allargata composta da soli uomini. Il nucleo registrato si compone col padre <strong>Domenico</strong> (1683) che fa il bracciante, di 59 anni, con il fratello maggiore <strong>Felice</strong> di 29 anni, con lo zio <strong>Tommaso</strong> di 60 anni, un altro zio <strong>Carlo</strong> vedovo di 49 e un cugino <strong>Angelo Antonio</strong> di 22 anni. Possiedono molti terreni in Castro e vivono in una casa di due stanze un piccolo ripostiglio e un cortiletto.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa sola famiglia il <strong>Catasto Onciario</strong> del 1749 raggruppa tutti i soggetti maschili che portano il cognome CAPRARO, mentre è registrata un&#8217;altra donna (vedova) di nome <strong>Candida</strong>, che vive coi figli <strong>Celestino</strong> e<strong> Giuseppe CIRIOLO</strong> ripettivamente di 30 e 29 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;elenco dei proprietari forestieri, nello stesso Catasto, è riportata inoltre tale <strong>Barbara CAPRARO</strong> di Alessano.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_ippazio.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-full wp-image-6749" title="capraro_ippazio" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_ippazio.jpg" alt="" width="599" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1779 il nostro Ippazio vive (vedovo) col figlio prete <strong>Vincenzo</strong> e altri tre figli ancora scapoli: <strong>Francesco</strong>, <strong>Giuseppa</strong> e <strong>Donato</strong>. I figli si legheranno alla famiglia TARANTINO originaria di Spongano: Giuseppa sposa <strong>Basilio TARANTINO</strong>, fratello di Don Giovanni, da cui avrà quattro figli maschi ma senza prosecuzione del cognome TARANTINO almeno in Castro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Don Giovanni TARANTINO</strong> è il <strong>parroco di Castro</strong> in quel 1779, ed è proprio l&#8217;estensore materiale dello Stato delle Anime del 1779. Sarà probabilmente Don Giovanni a far sposare l&#8217;altro figlio di Ippazio, Donato con un&#8217;altra <strong>Giuseppa TARANTINO</strong> (che non sappiamo dire in che rapporto fosse con Basilio e lo stesso Don Giovanni), e forse catalizza pure il matrimonio del terzo fratello Francesco con <strong>Donata DE FALCO</strong> (1777-1847), altro cognome comune in Spongano da cui provengono i Tarantini.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Francesco e Donato le linee dei Capraro divergono in <strong>due rami principali</strong>.Da Francesco deriva la linea che per comodità chiameremo <em>Cuinu</em> (Quirino), da Donato la linea più numerosa dei <em>Stèfani</em>, dei <em>Masi</em>, dei <em>Jiennari</em>, dei <em>Scipioni</em>, <em>Ngicca</em>, <em>Nisi</em>, <em>Pizzaiunu</em>, <em>Schirosi</em>, ecc&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1787 la famiglia è ancora tutta convivente coi figli scapoli e il cognome è riportato nella variante CAPRARA.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_ippazio1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-full wp-image-6753" title="capraro_ippazio" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_ippazio1.jpg" alt="" width="599" height="248" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1794 la figlia Giuseppa è sposata da qualche anno, mentre Francesco ha portato a vivere nella casa paterna Donata DE FALCO.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/basilio.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-full wp-image-6754" title="basilio" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/basilio.jpg" alt="" width="600" height="196" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno dopo (1796) ritorna ad abitare a Castro la sorella Giuseppa sposatasi con Basilio TARANTINO. Nel 1805 invece è perfettamente definita la linea dei discendenti maschili del cognome che si riassumono tutti nell&#8217;annotazione sotto riportata.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/1805_CAPRARO1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-full wp-image-6756" title="1805_CAPRARO" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/1805_CAPRARO1.jpg" alt="" width="600" height="570" /></a></p>
<p>Lo schema generale dei CAPRARO è riportato sotto e come al solito limitato alla generazione vivente più anziana. In colore diverso sono indicate le varie linee che di seguito verranno specificate. Fate sempre riferimento a questo schema per non perdervi nelle numerose seguenti discendenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6773" title="capraro_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_1600-600x385.jpg" alt="" width="600" height="385" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con la linea di colore magenta è riportata una minoritaria (numericamente) discendenza da Francesco, mentre in tre altri colori i sottorami provenienti da Donato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">1) Linea colore Magenta dei Cuinu</span></p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo con ordine la prima linea quella che per comodità abbiamo deciso di chiamare <em>Cuinu</em>, derivata da Francesco e Donata DE FALCO (1777-1847), essa si perseverà col solo <strong>Ippazio Vito</strong> sposato con <strong>Rosaria FERSINI</strong> (1816-1867), mentre delle sorelle <strong>Giulia</strong>, <strong>Luigia</strong> e <strong>Carmela</strong> non abbiamo altre notizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ippazio Vito e Rosaria avranno tre figli finora noti, <strong>Angelo Gabriele</strong> (1840) da cui pare assente discendenza, <strong>Quirino</strong> <em>Cuinu</em> (1842) e <strong>Pasqualina</strong> (1845). Pasqualina sposa <strong>Gabriele CARROZZO</strong> (1838) e sarà madre tra l&#8217;altro di <strong>Donato</strong> <em>Terremotu</em> (1883).</p>
<p style="text-align: justify;">Di Quirino, che sposa la sponganese <strong>Maria Placida GIGLIO</strong>,  pubblichiamo sotto uno schema più dettagliato.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_quirino_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6776" title="capraro_quirino_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_quirino_1600-600x294.jpg" alt="" width="600" height="294" /></a></p>
<p>Da segnalare in questo ramo tra i figli di Quirino:</p>
<p>-  <strong>Angelo</strong> (1883) sposato con <strong>Rosolina FERSINI</strong> (1885), da cui <strong>Iolanda</strong>. Angelo emigrò in Sud America e non seguito nell&#8217;emigrazione dalla moglie Rosolina la coppia si sciolse. Angelo non è mai ritornato in Italia;</p>
<p>- <strong>Luigi</strong> (1885) che sposa la vedova di <strong>Benedetto FERSINI</strong>, <strong>Giuseppa PANARO</strong> (1896) da cui oltre il figlio del primo matrimonio di Giuseppa <strong>Benedetto</strong>, avrà altri due figli <strong>Annunziata</strong> e <strong>Pompeo</strong>;</p>
<p>- <strong>Giovanni</strong> (1880) che sposa <strong>Candida STEFANELLI</strong>,  originaria di Casarano (LE) centro con cui alcuni discendenti di Giovanni avranno altri imparentamenti.</p>
<div id="attachment_6759" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/giovanni-cuinu-capraro_600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="size-full wp-image-6759" title="giovanni cuinu capraro_600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/giovanni-cuinu-capraro_600.jpg" alt="" width="600" height="838" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni CAPRARO du Cuinu (1880)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra i discendenti più noti di Giovanni ricordiamo <strong>Luigi</strong> (1923), noto come l&#8217;<em>avvocato dei rizzi</em>, <strong></strong><strong>Venezia</strong> sposatasi con <strong>Giuseppe</strong> <em>Pippinu Verdi Pizzainu</em> <strong>CAPRARO</strong>, <strong>Maria</strong>, sarta, sposatasi a Ortelle con Attilio CARLUCCIO, e poi<strong> Salvatore</strong>, <strong>Concetta</strong>, <strong>Giuseppa </strong>e  <strong>Cosimina</strong>.</p>
<div id="attachment_6761" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/luigi-capraro_600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="size-full wp-image-6761" title="luigi capraro_600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/luigi-capraro_600.jpg" alt="" width="600" height="364" /></a><p class="wp-caption-text">Luigi CAPRARO (1923) - Porto di Castro - 7 Luglio 1957</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ritornando alla seconda linea principale formata da Donato e Giuseppa TARANTINO, detto brevemente che la sola figlia femmina sposata <strong>Vittoria</strong> (1800-1878) con <strong>Lazzaro CARROZZO</strong> è la capostipite di molti dei Carrozzo di Castro, e <strong>Ippazio Gennaro</strong> (1811-1892), sposato con <strong>Giuseppa FERSINI</strong>, dei quali non conosciamo discendenza, morto giovane tant&#8217;è che la vedova si risposa con <strong>Giovanni LAZZARI, </strong>dividiamo la discendenza maschile, per comodità, nei sottoblocchi dei rispettivi figli maschi:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">2) Linea colore Celeste dei <em>Stefini</em> e dei <em>Ceci</em></span></p>
<p><strong>Stefano</strong>, sposato con <strong>Annunziata CIRIOLO</strong> (1817-1889), che oltre a tre figlie femmine <strong>Dorotea</strong>, <strong>Giuseppa</strong> e <strong>Addolorata</strong>, prosegue il cognome col figlio <strong>Salvatore</strong> (1845) che sposatosi con <strong>Santa COLUCCIA</strong>, avrà i prolifici nipoti <strong>Stefano</strong> <em>Stefinu</em> (1878-1970), <strong>Luigi</strong> <em>Ceci</em> (1889-1956), noto per le tante figlie tutte ammogliate, <strong>Amalia</strong>, prima moglie di <strong>Luigi</strong> <em>Musulinu</em> <strong>CAPRARO</strong>.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_stefano_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6779" title="capraro_stefano_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_stefano_1600-600x428.jpg" alt="" width="600" height="428" /></a></p>
<p>Di Stefano (1878) sopra è riportato uno schema più dettagliato.</p>
<div id="attachment_6764" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro-stefano.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="size-medium wp-image-6764" title="capraro stefano" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro-stefano-600x873.jpg" alt="" width="600" height="873" /></a><p class="wp-caption-text">Stefano CAPRARO (1878-1970 )</p></div>
<p style="text-align: justify;">Di <strong>Luigi</strong> <em>Ceci</em>, sposato con <strong>Carmela SCHIFANO</strong> (1894-1981), ricordiamo <strong>Salvatore</strong> (1919-1991), <em>Mesciu</em> <strong>Vittorio</strong> (1920), <strong>Viola</strong> (1923), <strong>Iolanda</strong> (1923), <strong>Annunziata</strong> (1926), <strong>Luigia</strong> (1929), <strong>Santina</strong> (1930), <strong>Concetta</strong> ( ), <strong>Maria</strong> (1932), <strong>Giovanna</strong> (1934).</p>
<div id="attachment_6765" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/Luigi-Ceci-600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="size-full wp-image-6765" title="Luigi Ceci 600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/Luigi-Ceci-600.jpg" alt="" width="600" height="828" /></a><p class="wp-caption-text">Luigi Ceci CAPRARO (1889-1956) e famiglia</p></div>
<p>3) <span style="text-decoration: underline;">Linea di colore BLU dei <em>Pizzaini</em>, <em>Nisi</em>, <em>Ngicca</em>, <em>Schirosi</em>,</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="text-align: justify;">Vincenzo</strong>, sposato con <strong>Lucia CARROZZO</strong>,  da cui <strong>Carmelo</strong> (1820) che sposa la sancassianese <strong>Agata NEGRO</strong>, e da cui le linee dei discendenti <strong>Angelo</strong> (1851) e <strong>Giuseppe</strong> (1854) che, quest&#8217;ultima, si dividerà in vari soprannomi <em>Pizzaini</em>, <em>Nisi</em>, <em>Ngicca</em>, <em>Schirosi</em>, ecc&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto è riportato lo schema di dettaglio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_carmelo_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6784" title="capraro_carmelo_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_carmelo_1600-600x426.jpg" alt="" width="600" height="426" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione del cognome e la probabile omonimia del nome di battesimo porta ad avere per gli eredi di Giuseppe (1854) soprannomi differenti per tutti e quattro i figli maschi, soprannomi che a distanza di oltre cento anni sono ancora utilizzati dai più anziani per riferire un soggetto più giovane ai vecchi clan familiari.  Per la discendenza di Giuseppe (1854) riporto uno schema più esteso nel presente con riportati a colore i differenti blocchi di riconoscibilità:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_giuseppe_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6795" title="capraro_giuseppe_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_giuseppe_1600-600x426.jpg" alt="" width="600" height="426" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri due fratelli, <strong>Donato</strong> (1837) e <strong>Gabriele</strong> (+1872), figli di Vincenzo, (sempre nella linea di colore blu) sposano rispettivamente le sorelle <strong>Maria Rosa</strong> e <strong>Annunziata CAMPA</strong>. Originarie di Sanarica e figlie di <strong>Gennaro CAMPA,</strong> le due sorelle hanno la madre probabilmente castriota, <strong>Concetta FERSINI</strong> che fa risposare le sue due figlie nuovamente a Castro. Annunziata farà per molti anni la levatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">La linea di Donato e Maria Rosa CAMPA è attualmente meno numerosa e prosegue col solo figlio maschio <strong>Angelo Raffaele</strong> (1870) che si sposa due volte: prima con <strong>Concetta</strong> <em>Pitita</em> <strong>PANARO</strong> (1876) da cui la sola <strong>Rosa</strong> (1898-1986) e poi <strong>Maria Giovanna VALGUARNERA</strong>, da cui il solo portatore di cognome <strong>Carmelo</strong> (1920).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_donato_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6791" title="capraro_donato_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_donato_1600-600x299.jpg" alt="" width="600" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La linea di Gabriele e Annunziata CAMPA è più prolifica di cognomi con più discendenza maschile da <strong>Gennaro Vito</strong> <em>Jennaru</em> (1859)  e <strong>Luigi</strong> <em>Scipione</em> (1870), oltre le donne <strong>Lucia</strong> <em>Cia</em> (1867) sposata con <strong>Albino FERSINI</strong> (1859-1945), <strong>Addolorata</strong> sposata con <strong>Salvatore FERSINI</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gennaro Vito <em>Jennaru</em> (1859), che probabilmente prende il nome del nonno materno Gennaro CAMPA, sposa  <strong>Annunziata LAZZARI</strong> (1858-1916), che ha già un figlio Giuseppe LAZZARI (1858-1937) e da questa avrà <strong>Elvira</strong> (1887-1893), <strong>Gabriele Angelo</strong> (1889), <strong>Luigi</strong> <em>Musulinu</em> (1891-1975), <strong>Bertoldo</strong> <strong>Pio</strong> (1893) noto come Vittorio (emigrato a Cutrofiano), <strong>Fioravante</strong> (1895-1918) morto in Albania  e infine  <strong>Alfonso</strong> (1902).</p>
<div id="attachment_6767" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/lazzari_annunziata.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="size-full wp-image-6767" title="lazzari_annunziata" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/lazzari_annunziata.jpg" alt="" width="600" height="563" /></a><p class="wp-caption-text">Annunziata LAZZARI (1858-1916)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo schema generale della discendenza di Gabriele e Annunziata CAMPA è riportato di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_gabriele_16003.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6819" title="capraro_gabriele_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_gabriele_16003-600x427.jpg" alt="" width="600" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I discendenti non assumono soprannomi familiari particolari ad eccezione della linea <em>Scipione</em>. Alcuni soggetti emigrano a Cutrofiano e Molfetta. Con il figlio di Gennaro Vito (1859) <strong>Alfonso</strong> (1902) si introdurrà il nome Alfonso come nome di battesimo per molti nipoti. Anche il nome Fioravante, in ricordo del caduto in Albania nel 1918, viene perseverato sia nei Capraro sia nei Lazzari.</p>
<div id="attachment_6768" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_alfonso.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="size-full wp-image-6768" title="capraro_alfonso" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_alfonso.jpg" alt="" width="600" height="529" /></a><p class="wp-caption-text">Alfonso CAPRARO (1902)</p></div>
<p>Alfonso CAPRARO (1902) sposa <strong>Addolorata</strong> <em>Vata</em> <strong>DELLA LUNA</strong> (1904) di Spongano da cui avrà otto figli.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/della_luna_addolorata.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-full wp-image-6770" title="della_luna_addolorata" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/della_luna_addolorata.jpg" alt="Addolorata Vata DELLA LUNA (1904) con alcuni figli" width="600" height="873" /></a></p>
<p>Da <strong>Gabriele</strong> ricordiamo ancora  anche la linea <em>Scipione</em> con <strong>Luigi</strong> (1870) e <strong>Carmela DE SANTIS</strong> (1872), da cui <strong>Adelina</strong> sposatasi con <strong>Zibideo</strong> <em>Peu</em> <strong>DE SANTIS</strong>, <strong>Palma</strong> con <strong>Michele FERSINI</strong>, <strong>Annunziata</strong> con <strong>Tommaso CIRIOLO</strong> e <strong>Giuseppe</strong> con <strong>Elisabetta</strong> <em>Bettina</em> <strong>RIZZO</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">3) Linea di colore verde dei <em>Masi</em></span></p>
<p><strong>Tommaso</strong> <em>Masi </em>(1802-1848),  sposato con <strong>Giuseppa Gentile</strong> (1807-1877), morirà a soli 46 anni. Il solo figlio maschio della coppia <strong>Pasquale</strong> (1842-1892), a sua volta sposato con <strong>Luigia COLUCCIA</strong> (1844), avrà per figli maschi <strong>Tommaso</strong> (1866) e  <strong>Gennaro</strong> (1876). Il quadro dettagliato dei <em>Masi</em>  è nello schema seguente.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_tommaso_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6746]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6788" title="capraro_tommaso_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/capraro_tommaso_1600-600x370.jpg" alt="" width="600" height="370" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In questo ramo troviamo nomi distintivi come Tommaso, Libertina, Pasquale. Tra i soggetti giovani più noti che possono aiutare a inquadrare un ramo numericamente minoritario ricordiamo <strong>Vittorio</strong> <em>a corriera</em> (1932) che tra l&#8217;altro sposa <strong>Maria</strong> (1935) una lontanissima parente Capraro della linea dei <em>Stefani</em>, e <em>Maestro</em> <strong>Gabriele</strong> <em>della casa rossa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">=============</p>
<p style="text-align: justify;">Stato della ricerca</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato delle cose l&#8217;aggregazione dei soggetti della comunità di Castro per buona parte del 600 fino ad oggi si può dire completata nella strutturazione principale. Alcuni soggetti possono essere assenti o non collegati tra loro, ma ritengo che siamo sull&#8217;ordine del 20% della massa demografica specie di quella contemporanea (minori, appena nati, emigrati, comunque ben noti e facilmente inseribili) che ho volutamente trascurato perchè non davano particolare giovamento allo studio. Le linee ancestrali, tranne qualche doppio matrimonio ancora da scoprire, magari di quelli senza prole, sono state più volte verificate e rispondenti a tanti piccoli atti e documenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di aggregazione ed arricchimento dei dati anagrafici e storici comunque continua per poter estrarre dati statistici quanto più possibile esatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di affinamento comporterà anche la correzione o l&#8217;estendimento delle esposizioni fatte per gli altri cognomi per cui invito a rivedere nei prossimi mesi anche le pagine di questo blog dedicate ai cognomi già pubblicati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il database attuale è di 5.480 soggetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio tutti quanti hanno partecipato a darmi informazioni.</p>
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		<title>i Ciriolo a Castro</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 22:22:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A differenza di altri cognomi, allo stato della ricerca, quello dei CIRIOLO non converge chiaramente su un ben preciso capostipite. I censimenti più vecchi disponibili, il Catasto Onciario del 1749 e lo Stato delle Anime del 1779, presentano una dispersione alla metà del settecento che, benché limitata nei scarni numeri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A differenza di altri cognomi, allo stato della ricerca, quello dei <strong>CIRIOLO</strong> non converge chiaramente su un ben preciso capostipite. I censimenti più vecchi disponibili, il Catasto Onciario del 1749 e lo Stato delle Anime del 1779, presentano una dispersione alla metà del settecento che, benché limitata nei scarni numeri della popolazione castrense, non ci consente di riassumere i due rami propagatori finora individuati. Le parentele tra questi soggetti sono intuibili ma considerato il rigore dello studio non vengono in alcun modo forzate.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; probabile che il blocco individuato tra il 1749 e il 1799 sia la dispersione di una unica famiglia, tuttavia consideriamo con rigore due linee, quella di <strong>Antonio</strong> e quella di <strong>Quirino</strong> quasi coetanee.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/ciriolo_master_1200.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6647]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6724" title="ciriolo_master_1200" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/ciriolo_master_1200-600x360.jpg" alt="" width="600" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel diagramma seguente sono riportati tutti i portatori di cognome <strong>dal 1749 al 1836</strong>, evidenziati in rosso per ogni anno di rilevamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo.gif" rel="wp-prettyPhoto[g6647]"><img class="alignnone size-full wp-image-6725" title="ciriolo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo.gif" alt="" width="600" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La linea di Quirino è più lineare, il suo matrimonio con <strong>Donata NUZZO</strong> è stabile e durevole. Alcuni discendenti (Pietro Luca e Leonardo Antonio) compaiono per pochi anni e si ritiengono deceduti prima dell&#8217;età adulta. L&#8217;unico discendente è <strong>Orazio</strong> che si sposa due volte. Prima con <strong>Pasqualina CONTINO</strong> da cui avrà solo figlie femmine e poi da <strong>Rosa BELMONTE</strong> da cui avrà <strong>Salvatore</strong>, capostipite dei rami dei Ciriolo caratterizzati da nomi molto caratterizzati come <strong>Cristina, Orazio, Quirino, Martino,  Cesareo</strong>, ecc.. Sulla discendenza di Quirino non mi dilungo molto in quanto sotto riporto l&#8217;elenco completo di tutta la discendenza (maschile e femminile, anche al di fuori del cognome) fino a 6 generazioni (primi novecento).</p>
<p style="text-align: justify;">Segnalo solo come nei nomi di battesimo la regola della conservazione del nome dell&#8217;avo sia scarsamente applicata, consuetudine molto più ottocentesca per tutti i cognomi studiati.</p>
<p style="text-align: justify;">La linea di <strong>Antonio</strong> è più complessa sia per il primo doppio matrimonio (prima con <strong>Ramosina ANTONAZZO</strong> e poi con <strong>Francesca FERSINI</strong>). Del primo matrimonio all&#8217;età adulta arriva solo <strong>Alessandro</strong> (nel 1779 ripotato come juvenilis=orfano), probabilmente emigrato. I tre figli di Antonio e Francesca FERSINI, <strong>Giuseppe, Francesco e Giuseppe Vito</strong> genereranno, spesso con matrimoni endogeni anche tra portatori del cognome, il blocco consistente dei CIRIOLO conosciuti in ambito paesano come <em>Biasi</em>, <em>Mori</em>, <em>Barone</em>, ecc..</p>
<p style="text-align: justify;">Su alcuni soggetti sono di seguito riportati schemi più dettagliati che si spingono fino al novecento avanzato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo_salvatore.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6647]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6734" title="ciriolo_salvatore" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo_salvatore-600x312.jpg" alt="" width="600" height="312" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nello schema superiore è riportata la propagazione della linea <strong>Orazio</strong> col soggetto esclusivo <strong>Salvatore</strong> (1831-1914) e <strong>Addolorata CAPRARO</strong> (1846-1911).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo_giuseppe_maria.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6647]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6735" title="ciriolo_giuseppe_maria" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo_giuseppe_maria-600x350.jpg" alt="" width="600" height="350" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per la discendenza da Antonio &gt; Ippazio riportiamo sopra la propagazione del cognome da <strong>Giuseppe Maria</strong> e <strong>Francesca LAZZARI</strong>, padre tra gli altri del noto Don <strong>Oronzo CIRIOLO</strong> (<em>Papa Ronzu</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">  <a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo_giuseppe_vito.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6647]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6736" title="ciriolo_giuseppe_vito" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/ciriolo_giuseppe_vito-600x415.jpg" alt="" width="600" height="415" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La discendenza da <strong>Giuseppe Vito</strong>, morto nel 1835 è più complessa per via di un doppio matrimonio con prole da tutte e due le mogli. Da <strong>Vita SERRONE</strong> è distinguibile la prolifica linea dei <em>Mori</em>, da <strong>Nicolina ALFARANO</strong> alcune linee che più più tardi si dividono nei <em>Biasi</em> e nei <em>Macu</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Su 5.400 soggetti del databease il cognome CIRIOLO è portato da 490 soggetti, per cui il ricorso al soprannome personale o di famiglia allargata è ricorrente. Tra i più noti ricordiamo <em>Mori</em>, <em>Biasi</em>, <em>Polli</em>, <em>Masi</em>, <em>Mori</em>, ecc..</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>i De Santis a Castro</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:08:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Giuseppe  De Santis (1692) nel 1742 ha 50 anni e viene già da due vedovanze. Dalla prima moglie ha una sola figlia, Caterina di 25 anni, della seconda tre figli, Genoa di 22 anni, Pasquale di 19 anni e Saveria 9 anni. Genoa sposa un PISINO, Pasquale sposa Gertrude GRAVANTE, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <strong>Giuseppe  De Santis</strong> (1692) nel 1742 ha 50 anni e viene già da due vedovanze. Dalla prima moglie ha una sola figlia, <strong>Caterina</strong> di 25 anni, della seconda tre figli, <strong>Genoa</strong> di 22 anni, <strong>Pasquale</strong> di 19 anni e <strong>Saveria</strong> 9 anni. Genoa sposa un PISINO, Pasquale sposa <strong>Gertrude GRAVANTE</strong>, figlia di <strong>Domenica ETTORE</strong>, e da lui tutta la discendenza dei De SANTIS in Castro, di Saveria sappiamo poco, solo che anche il fratello Pasquale avrà una figlia con lo stesso nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Pisino, Gravante, Ettore, cognomi ormai scomparsi in Castro per effetto di assenza di discendenza maschile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1779 Pasquale è già sposato con due figli: Giuseppe e Saveria.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/de_santis_pascuale.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6702]"><img class="alignnone size-full wp-image-6703" title="de_santis_pascuale" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/de_santis_pascuale.jpg" alt="" width="600" height="273" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Saveria sposa <strong>Francesco CIRIOLO</strong>, mentre la linea del cognome paterno resta legato ancora una volta a un solo  maschio, Giuseppe.</p>
<p style="text-align: justify;">Giuseppe si sposa due volte, quasi una regola in quel secolo. Dai due matrimoni nascono i tre gruppi dei De Santis:</p>
<p style="text-align: justify;">- dal matrimonio con <strong>Rosa DE LUCA</strong> il gruppo dei <em>Quartija</em> in particolare dal nipote Raffaele (1808), mentre i rami dei nipoti Gregorio, Pio e  Pasquale non sembrano dare proseguimento al cognome.</p>
<p style="text-align: justify;">- dal matrimonio con <strong>Cosima COLUCCIA</strong> avremo due nipoti, lo sfortunato Salvatore che muore prima della nascita del figlio omonimo Salvatore e Antonio (1826-1912) dai cui figli si distingueranno la linea dei <em>Turchi</em> e dei <em>Caronte</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito lo schema cronologico generale:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/de_santis_1900.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6702]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6710" title="de_santis_1900" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/de_santis_1900-600x318.jpg" alt="" width="600" height="318" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Clicca <a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/de_santis_1900.jpg" target="_blank">QUI</a> per scaricare il diagramma in alta risoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando al ramo <span style="text-decoration: underline;">Quartija</span> l&#8217;unico discendente maschio di Raffaele (1808) e <strong>Vita ANDRIOLI</strong>  è <strong>Gabriele</strong> (1841), mentre una figlia, <strong>Addolorata</strong> (1850) sposa <strong>Giuseppe FERSINI</strong> <em>Pepperussu</em> (1846),  e una seconda figlia <strong>Rosa</strong> (1856) sposa <strong>Angelo CAPRARO</strong> (1851).</p>
<p style="text-align: justify;">Gabriele (1841) sposa l&#8217;ortellese <strong>Pasqualina GALATI</strong> e avrà una lunga discendenza.</p>
<div style="text-align: justify;" align="left">La linea dei <span style="text-decoration: underline;">Caronte</span> si genera da <strong>Donato</strong> (1852-1911) sposato con <strong>Giuditta FERSINI</strong>. Donato è figlio di <strong>Antonio</strong> (1826-1912) e della marittimese <strong>Antonia MINONNE</strong> ( -1905).</div>
<div style="text-align: justify;" align="left">Tra le tante storie familiari nella linea di Donato ricordiamo la morte in mare dei figli <strong>Angelo Gabriele</strong> (1884-1932) e <strong>Giacomo</strong> (1890-1932) avvenuta il 15 gennaio del 1932 sulla rotta tra i laghi Alimini e Otranto. Nel naufragio morirono altri due castrioti. Fu ritrovato il solo corpo di Giacomo, moribondo, quasi all&#8217;imboccatura del porto di Otranto aggrappato a un remo. Il suo corpo rimase molti anni nel cimitero di Otranto perchè non si trovò un mezzo per portarlo in paese. La vedova <strong>Annunziata RIZZO</strong> (1897) fece di tutto per traslarlo a Castro cosa che ottenne qualche anno dopo.</div>
<div style="text-align: justify;" align="left">
<div id="attachment_6718" class="wp-caption alignnone" style="width: 438px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/de_santis_salvatore.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6702]"><img class="size-full wp-image-6718" title="de_santis_salvatore" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/05/de_santis_salvatore.jpg" alt="" width="428" height="655" /></a><p class="wp-caption-text">De Santis Salvatore  (1883-1947) - Tore da Cristina</p></div>
</div>
<div align="left"></div>
<div align="left">La linea dei <span style="text-decoration: underline;">Turchi</span> nasce dal fratello di Donato, <strong>Gabriele</strong> (1855) e <strong>Carmela COLUCCIA</strong> (1863), che di seguito riporto:</div>
<p style="text-align: justify;">Il ramo dei discendenti di Gabriele ci offre lo spunto per osservare la riproposizione del nome del fratello morto giovane sulla prole, come nel caso del nome <strong>Brizio</strong> (zio morto giovanissimo) o quello di <strong>Raffaele</strong> (zio morto in un ospedale albanese per le ferite di guerra nel 1918).</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo, sempre, che questa è una ricerca e non uno studio conclusivo per cui invito tutti a segnalare errori e omissioni.</p>
<p style="text-align: justify;">A breve il risultato della ricerca sul gruppo dei Ciriolo e dei Capraro, che sono già pronti, e mi pare di aver chiuso su tutti i cognomi di Castro.</p>
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		<title>i Coluccia a Castro</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 12:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gaetano COLUCCIA arriva da Andrano (LE) a Castro adulto intorno al 1787 e qui sposa Vincenza CARROZZO, che morirà pochi anni dopo senza dare prole. Sposa in seconde nozze Sabatina SERRONE, vedova di un DE GIORGI, e per qualche anno la coppia vive insieme al solo Rosario figlio di Sabatina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Gaetano COLUCCIA</strong> arriva da Andrano (LE) a Castro adulto intorno al 1787 e qui sposa <strong>Vincenza CARROZZO</strong>, che morirà pochi anni dopo senza dare prole. Sposa in seconde nozze <strong>Sabatina SERRONE</strong>, vedova di un DE GIORGI, e per qualche anno la coppia vive insieme al solo <strong>Rosario</strong> figlio di Sabatina. Nel 1796, il figliastro Rosario si è già sposato, ed è già nato il primo figlio <strong>Laurente</strong> (Lorenzo).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_gaetano_1796_4.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6657]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6677" title="coluccia_gaetano_1796_4" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_gaetano_1796_4-600x143.jpg" alt="" width="600" height="143" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gaetano potrebbe essere venuto da Andrano al seguito di un fratello prete, tale <strong>Nicola COLUCCIA</strong> (1771), figlio di Giuseppe e Laura Luceri di Marittima, canonico della cattedrale di Castro dal 1819 al 1830, che muore settantenne il 9.12.1841 e viene tumulato nel convento di Marittima.</p>
<p>Da Sabatina, Gaetano comunque avrà tre figli: <strong>Paolo Vito, Cosima e Lorenzo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo Vito</strong>, che vivrà quasi novantenne e anche lui (forse) si sposerà due volte. I figli li avrà solo dalla seconda moglie <strong>Giuseppa DE LUCA</strong>, mentre della prima <strong>Santa GALATI</strong>, di cui si trova traccia in alcuni atti, troviamo poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Paolo Vito discende un blocco dei COLUCCIA  noto come i<em> Sacristani</em>, i <em>Caetani, </em>i<em> Toi toi</em>, i <em>Chiarelli</em> e i <em>Panijancu</em>.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_paolo_vito.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6657]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6675" title="coluccia_paolo_vito" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_paolo_vito-600x277.jpg" alt="" width="600" height="277" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La storia familiare di<strong> Gaetano</strong>, uno dei figli di Paolo Vito, nato nel 1834 e morto nel 1918, sposato con <strong>Addolorata CARROZZO</strong>,  ci illustra la triste statistica della mortalità infantile comune a tutte le famiglie di metà ottocento: a Carmela, primogenita, sposata con prole seguono Vittoria e Stella morte di un anno. Rosario sopravvive con prole, Annunziata muore in fasce, Giovanni si sposa e fa prole, l&#8217;ultimo figlio della coppia Carmelo muore entro l&#8217;anno di vita; di sette gravidanze ne sopravvivono solo tre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosima</strong> sarà la seconda moglie di <strong>Giuseppe DE SANTIS</strong>, mentre il terzo figlio di Gaetano il capostipite, <strong>Lorenzo</strong> (Laurente) sposa <strong>Cesarea PAIANO</strong> da cui i due nipoti maschi: <strong>Donato e Giuseppe</strong>. Giuseppe sposa la vitiglianese <strong>Antonia D&#8217;Aprile</strong> (1792-1842) e vive tra Castro e Vitigliano (dove nascono due figlie). Una, <strong>Luigia</strong>, torna a sposarsi a Castro con <strong>Pasquale CAPRARO</strong> come capostipite dei <em>Masi</em>.  La discendenza principale del cognome sembra solo da <strong>Donato</strong> e poi dal nipote <strong>Girolamo</strong> (<em>Cilornu</em>). La moglie di Donato, <strong>Marianna MINONNE</strong> è una delle balie a cui vengono affidati per lo svezzamento i trovatelli anche da fuori paese. Anche la cognata Antonia Aprile nella metà dell&#8217;ottocento allatta gli esposti. Dell&#8217;affidamento a balia è spesso dato atto nei vari registri parrocchiali considerato che la famiglia della donna affidataria resta l&#8217;unico legame anagrafico del trovatello oltre a un nome e un cognome completamente inventato.</p>
<p>Lorenzo, vedovo dal 1842, probabilmente esercita l&#8217;attività di sacrestano in quanto è ricorrente come testimone di nozze in tutti gli atti di matrimonio dal 1840 al 1892.</p>
<p>Lo schema dalla fine del settecento a tutto l&#8217;ottocento è sotto riportato.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_1900.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6657]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6668" title="coluccia_1900" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_1900-600x444.jpg" alt="" width="600" height="444" /></a></p>
<p>Per i rami femminili spesso trascurati segnalo: <strong>Sabatina COLUCCIA</strong> sposa di <strong>Vito PANARO</strong> capostipite dei portatori del cognome PANARO; <strong>Maddalena COLUCCIA</strong> nonna materna di tutti i <em>Motuli</em>; <strong>Santa COLUCCIA</strong> madre di molti CAPRARO tra cui Stefano, Luigi (<em>Ceci</em>) e Amalia.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_diffusione.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6657]"><img class="alignnone size-full wp-image-6672" title="coluccia_diffusione" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/coluccia_diffusione.jpg" alt="" width="600" height="657" /></a></p>
<p>Il cognome Coluccia presenta un areale di diffusione specificatamente salentino, con una dispersione nei centri di immigrazione tradizionali (Roma, Milano, Torino), per cui è facile pensare a uno sviluppo endogeno del cognome o un effetto di immigrazioni neogreche. E&#8217; presente in Castro già nel seicento anche se legato occasionalmente alla presenza  di Don <strong>Pompeo</strong> <strong>COLUCCIA</strong>, arciprete in Castro dal 1680 al 1692.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>i Schifano a Castro</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 13:19:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il quadro dei soggetti portatori del cognome Schifano in Castro nel settecento è abbastanza complesso. Nel Catasto Onciario del 1749 compare già la sola famiglia di Sabatino SCHIFANO (1677), vedovo, di anni 65 accompagnato dalla prole di Angelo (1707) di anni 35, Pietro (1717) di anni 25 e Medica (alias [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il quadro dei soggetti portatori del <strong>cognome Schifano</strong> in Castro nel settecento è abbastanza complesso. Nel<strong> Catasto Onciario</strong> del 1749 compare già la sola famiglia di <strong>Sabatino SCHIFANO</strong> (1677), vedovo, di anni 65 accompagnato dalla prole di Angelo (1707) di anni 35, <strong>Pietro</strong> (1717) di anni 25 e <strong>Medica</strong> (alias Cosima) (1712) di anni 30. Per le date di nascita ho ricalcolato tenendo conto che il censimento anagrafico alla base del Catasto sia precedente al 1749 e quindi del 1742 come per altri comuni della contea.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel quadro di metà settecento non compaiono, dunque, altri soggetti con tale cognome al di fuori della famiglia di Sabatino. Comunque  è molto vecchio, vedovo, e ha ancora i figli con se. Non sappiamo se altri soggetti siano emigrati per poi ritornare, anche per discendenza, in Castro. Sabatino possiede terreni in Castro in particolare alla Serra e nei Canali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo <strong>Stato delle Anime</strong> disponibile del <strong>1779</strong>, il quadro è più complesso in quanto compaiono due nuove famglie riferite ai Schifano: una quella di <strong>Domenica</strong>, già vedova di un ignoto Ciriolo con ben 4 figlie e quella di <strong>Vito</strong> sposato con Agnese NUZZO. Sia Domenica che Vito potrebbero essere figli di Sabatino ritornati in Castro.</p>
<p style="text-align: justify;">Agli effetti della ricerca questo dubbio non pesa affatto per le ragioni che esporrò in seguito.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/schifano_700_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6621]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6622" title="schifano_700_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/schifano_700_1600-600x430.jpg" alt="" width="600" height="430" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I soggetti presenti nel Catasto Onciario del 1742(9) sono rappresentati in verdone. I soggetti che compaiono nel primo Stato delle Anime del 1779 sono rappresentati in rosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tenere d&#8217;occhio, invece, la linea tratteggiata che porta da Pietro (1717) a Giuseppe, in quanto è da supporre che Giuseppe riportato come orfano (juvenis) nel 1779 sia figlio appunto di Pietro, giacchè poi chiamerà il primogenito con lo stesso nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la notevole differenza di età tra Pietro (1717) e Giuseppe (1770 circa) spiegherebbe lo stato di orfano prematuro di Giuseppe. Stesso stato in cui si ritroveranno i figli di Angelo (1707) Ippazio e Sabatino. Nel 1785 la figlia femmina di Angelo, <strong>Laura</strong>, si accasa con Ippazio CIRIOLO, mentre <strong>Ippazio</strong> e<strong> Sabatino</strong> col cugino Giuseppe trovano ospitalità da Vito URSO.</p>
<p style="text-align: justify;">Vito URSO, sposato con Isabella MAGGIORANO, ospita in casa oltre a una figlia legittima, due figlie avute dalla moglie con un altro marito, la vecchia pizzoca Giovanna ETTORE (il cognome in Castro si estinguerà con lei) e i tre orfani SCHIFANO.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;esame dello schema settecentesco, tolto Andrea (che morirà prima di sposarsi) si nota che il solo portatore di discendenza di cognome è il piccolo Giuseppe, che sposatosi con <strong>Maria Anna CACETTI</strong> avrà come figli <strong>Pietro</strong> e <strong>Vito Maria</strong> genitori dei due rami principali sotto cui possiamo racchiudere tutti i Schifano di Castro.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Marianna Cacetti, o Colicetti, o Cacetta, abbiamo l&#8217;Atto di Morte ecclesiatico del 1840 che la dichiara morta all&#8217;età di 66 anni, quindi nata nel 1774.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/cacetta_maria_anna_600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6621]"><img class="alignnone size-full wp-image-6624" title="cacetta_maria_anna_600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/cacetta_maria_anna_600.jpg" alt="" width="600" height="348" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In più atti la sposa di Giuseppe, Maria Anna, è riportata con cognomi molto diversi tra loro. Nel 1796, anno delle probabili nozze, Giuseppe compare sposo di Marianna CONGEDO, probabilmente si tratta sempre della stessa persona.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/congedo.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6621]"><img class="alignnone size-full wp-image-6625" title="congedo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/congedo.jpg" alt="" width="599" height="194" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1836, nello Stato delle Anime, i soli portatori del cognome Schifano, come già anticipato, sono gli orfani di Giuseppe e Marianna Cacetti (Annunziata e Vito Maria, conviventi ancora con la madre e Piero già sposato con Anna Maria Fersini). Nello schema settecentesco sono riportati nel colore magenta. Non compaiono altri soggetti ne di sesso maschile o femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ottocento lo sviluppo della discendenza è notevole. Il seguente schema riporta le linee fino agli inizi del novecento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/schifano_800_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6621]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6627" title="schifano_800_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/04/schifano_800_1600-600x438.jpg" alt="" width="600" height="438" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Delle figlie di Pietro sappiamo solo che Annunziata si sposa con un VERGARI di Vitigliano, mentre le due linee maschili sono:</p>
<p style="text-align: justify;">1) <span style="text-decoration: underline;">quella di Pietro, che sposa Anna Maria FERSINI</span>, da cui:</p>
<p style="text-align: justify;">-<strong>Vincenzo</strong> (1830) detto Tarantino, sposato con Francesca CIRIOLO, da cui i famosi tarantini di Castro (nipoti Assunta, Angelo e Luigi). Del nipote Luigi è da segnalare la lunghissima discendenza (8 figli), tra cui Vincenzo e Biagio che sposano Giuditta CIRIOLO la quale avrà due figli dal primo fratello e sette dal secondo fratello sposato alla morte del primo (i <strong>Tarantini</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Giuseppe</strong> (1833), sposato con Concetta FERSINI, da cui Pietro sposato con Addolorata Carrozzo, coppia senza prole, e Agostino (1879) che sposa Maria Martina SCHIFANO lontana parente del ramo Vito Maria, con discendenza (gli <strong>Agostini</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Luigi</strong> (1841) che sposa Celeste VERDICCHIA, da cui il solo maschio Salvatore che sposa una cugina di secondo grado, nipote di Vito Maria, coppia senza prole.</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Gabriele</strong>, nato nel 1836, di cui non si riscontrano atti di cresima e probabilmente morto giovane.</p>
<p style="text-align: justify;">2) <span style="text-decoration: underline;">quella di Vito Maria, che sposa Gesuina DONADEO</span> (1818-1888), da cui:</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Fedele</strong> (1846) che sposa Addolorata Petrina CIULLO, con molta discendenza maschile, tra cui il podestà Luigi Shifano, Nicola (da cui i Nicoli), Angelo, VitoMaria, Giovanni (i <strong>Fedele</strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Giuseppe</strong> (1850-1905) che sposa Luigia FERSINI (1850), con molta discendenza tra cui Raffaela, Gabriele, Annunziata, Salvatore, Luigi, Carmela (i <strong>Tabacchino</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli intrecci interni ai portatori del cognome Schifano sono piuttosto rari, ad eccezione di un matrimonio tra secondi cugini e il matrimonio levirato di Giuditta Ciriolo.</p>
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		<title>I legami matrimoniali nella famiglia di garanzia in Castro.</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 17:42:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Capire gli usi e i costumi di una popolazione è lo scopo di molte scienze, tra queste la più pertinente l&#8217;antropologia. Per il passato, lo studio antropologico passa necessariamente dallo studio indiretto delle manifestazioni sociali o individuali in qualche modo conservate (regole sociali, giustizia, arte, letteratura, architettura, urbanistica, ecc..) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capire gli usi e i costumi di una popolazione è lo scopo di molte scienze, tra queste la più pertinente l&#8217;antropologia. Per il passato, lo studio antropologico passa necessariamente dallo studio indiretto delle manifestazioni sociali o individuali in qualche modo conservate (regole sociali, giustizia, arte, letteratura, architettura, urbanistica, ecc..) e tra queste il momento del legame matrimoniale è il più importante. Con la nascita della nuova famiglia si strutturano una serie di condizioni vitali per la comunità come la <strong>nascita e la cura della prole</strong> e la <strong>gestione dei beni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Col legame matrimoniale si stabiliscono alleanze interfamiliari più o meno allargate. Non è raro trovare nella storia casi di belligeranza risolti con l&#8217;intreccio di nubendi tra popolazioni immigrate e indigene, fazioni politiche o casate aristocratiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la serie dei legami matrimoniali successivi è fortemente endogena si andrà a instaurarsi una comunità (o nuclei al suo interno) fortemente coesa con legami di sangue così forti da rendere la comunità (o i suoi nuclei interni) aggressivi nei confronti delle altre comunità (o degli altri nuclei). Al termine del Medioevo, la Chiesa si accorse che la chiusura degli scambi parentali aveva generato clan familiari contrapposti in ogni comune, spesso insofferenti al potere costituito e allo stesso potere ecclesiastico. Si istituzionalizzò nel Seicento il divieto del matrimonio fino al grado dei cugini, che nel vecchio codice canonico era esteso fino al secondo grado nel caso di nonni comuni maschi tra loro fratelli. Vennero istituiti col Concilio di Trento i <strong>registri parrocchiali</strong> che tenessero conto della consanguinità degli sposi e le dispense per il grado di cugini a titolo oneroso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia le allenze tra famiglie mutarono di poco, allargando solo le maglie dei gradi di parentela e il coinvolgimento di più nuclei familiari alleati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/0000001.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6406" title="0000001" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/0000001-290x422.jpg" alt="" width="290" height="422" /></a>In &#8220;<strong>Sibling Relations &amp; the Transormations of European Kinship 1300-1900</strong>&#8221; , il francesce Gerard Delille pubblica uno studio condotto sui legami matrimoniali nel seicento e nel settecento nella città di <strong>Manduria</strong> dove mette in evidenza alcuni schemi ripetitivi che consentono di superare i vincoli di consanguinità e di garantire quei vantaggi del legame familiare che definiamo di <strong>garanzia</strong>. Lo studio porta a individuare legami di garanzia per almeno il 60% dei matrimoni realizzati sia con scambi <strong>orizzontali</strong> tra fratelli e sorelle e con consanguinità <strong>verticale</strong> pur non osservando matrimoni diretti tra portatori dello stesso cognome.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa permette in fondo il legame intrecciato tra parenti più o meno lontani? Permette di evitare due cose, entrambe tenute, tra loro antitetiche come l&#8217;<strong>esaurimento della discendenza</strong> e l&#8217;<strong>esagerata dispersione in linee collaterali</strong>. Nelle comunità (o strati sociali) dove vige il trasferimento della proprietà al figlio maggiore o addirittura il consenso solo a questo soggetto di ammogliarsi è molto probabile l&#8217;estinzione del ramo. Mentre dove la possibilità di ammogliarsi è estesa a tutti i soggetti la dispersione patrimoniale può arrivare a un limite tale da rendere insufficiente l&#8217;utilizzo delle risorse troppo frammentate. Il legame di garanzia consente una maggiore possibilità di matrimonio per tutti i soggetti, tranne pochi casi in cui al più giovane dei fratelli si rende necessario l&#8217;emigrazione o il celibato sacerdotale e alle sorelle lo stato di pizzoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Coi successivi legami generazionali le inevitabili mortalità degli sposi o della prole venivano compensate con la prole dei fratelli e l&#8217;accorpamento delle proprietà realizzato con il matrimonio tra parenti affiliati.</p>
<p style="text-align: justify;">Se volessimo estremizzare il concetto, tra le espressioni più conosciute ed elementari del matrimonio di garanzia dovremmo includere anche la vecchia norma di dover <strong>chiedere la mano</strong> al padre della sposa. Un consenso durato fino ai giorni nostri che in passato esercitava un vero e proprio controllo sulle unioni, specialmente nell&#8217;aspetto economico che spesso non teneva conto dei sentimenti dei nubendi ma solo delle migliori prospettive possibili tra tutti i soggetti coinvolti nella divisione ereditaria e nell&#8217;uso delle risorse disponibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i matrimoni nell&#8217;ambito parentale potessero consentire l&#8217;accesso al matrimonio e alla conservazione dell&#8217;integrità patrimoniale più di ogni altro sistema, potevano restare comunque caratteristiche di privileggio per le primogeniture oppure rispetto dell&#8217;età nell&#8217;ordine  dei matrimoni tra fratelli e sorelle, ecc&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna pensare all&#8217;imparentamento nel solo ambito cittadino ma bisogna necessariamente allargare lo sguardo al di fuori dello studio dei cognomi e dei soli cittadini residenti all&#8217;interno della comunità. Se nel novecento i matrimoni endogeni della comunità castrense sono stranoti ed evidenti, passando al settecento e all&#8217;ottocento, i legami di garanzia diventano apparentemente invisibili perchè si spostano su famiglie ovunque residenti. Nel novecento la massa demografica era ormai per la città di Castro tale da garantire la possibilità di sufficienti matrimoni endogeni tra coetanei, probabilmente favorita da una economia sempre più particolare rispetto all&#8217;economia salentina, mentre indietro nel passato questa rete di garanzia si muove su famiglie in rapporto coi centri vicini come Vignacastrisi (Urso, Paiano, Bono, Antonazzo), Vitigliano (Ciullo, Calora), Ortelle (Maggio, Casciaro, Carrozzo, Strambaci, Gravante), Marittima (Minonne) Salve (Schifano, Russi), Nociglia (Lazzari, Puce) e tanti altri legami ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aver condotto una ricerca sfruttando l&#8217;utilizzo di software che non discrimina le linee femminili (che portano diverso cognome) ed aver allargato la ricerca anche agli antenati e ai discendenti dei cittadini emigrati o immigrati per matrimonio,  ha consentito di cogliere, <span style="text-decoration: underline;">anche per questi matrimoni apparentemente non endogeni, un legame strutturato che presenta chiaramente lo scopo di creare una famiglia di garanzia</span>. Non va dimenticato che è spesso proprio la linea parentale femminile a favorire la riunione delle risorse economiche per effetto della maggiore aspettativa di vita e per la scarsa propensione a nuovi matrimoni in caso di vedovanza, nonchè per il maggior numero di donne rimaste nubili.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scambio parentale per formare una famiglia di garanzia sono di due tipi: quello <strong>orizzontale</strong> e quello <strong>verticale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo è evidente e può essere realizzato con il <strong>matrimonio tra due o più fratelli con due o più sorelle</strong>, oppure con lo scambio fratello-sorella con un&#8217;altra coppia sorella-fratello. Questi matrimoni, come tutti gli altri di tipo orizzontale possono essere sottesi a loro volta da ricongiungimenti di linee parentali (scambio verticale). I matrimoni di coppie o più fratelli risolvono tra l&#8217;altro ordine di matrimonio per cui non poteva sposarsi la sorella di minore età se non si sposava la più anziana, vincolo anche presente nei maschi ma meno cogente. Nell&#8217;ambito cittadino i matrimoni tra coppie di fratelli sono numerosissimi e sono riscontrati casi anche di tre coppie (matrimoni Lazzari-Ciriolo, Fersini-Carrozzo, ecc..)</p>
<p style="text-align: justify;">I casi più estremi di scambio orizzontale è quello del <strong>matrimonio levirato o sororato</strong>. Pur non essendoci diritto o dovere come per molte religioni o popolazioni, col levirato (levir=cognato) la moglie vedova sposa un fratello del marito defunto (cognato). Nella religione ebraica vi era obbligo di matrimonio nel solo caso dal primo matrimonio non vi fosse prole e il primogenito della nuova coppia era considerato a tutti gli effetti figlio del primo marito con diritto di eredità privileggiato sugli altri fratelli. Nei matrimoni castrensi un matrimonio di tipo <strong>levirato</strong> è stato riscontrato almeno tre volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il matrimonio <strong>sororato</strong> (soror=sorella) è quello che segue al vedovo che sposa la sorella della moglie defunta. Al momento ne riscontriamo uno soltanto, vale a dire la successione tra Rosaria e Gemma PANARO con Bernardo FERSINI.</p>
<p style="text-align: justify;">La morte prematura di un genitore, specie della madre, portava quasi sempre comunque a un nuovo matrimonio, spesso entro l&#8217;anno stesso del lutto vedovile, tanto era pressante la necessità di curare la prole.  Il meccanismo della famiglia di garanzia pur potendo prevedere una maggiore solidarietà tra le linee parentali non sempre poteva offrire la cura particolare di una moglie e di una vera madre. E anche la presenza di una madre non sempre garantiva, per esempio, l&#8217;allattamento dei neonati, circostanza funesta e inimmaginabile alle nostre generazioni piene di ospedali, assistenti sociali e latte artificiale. Di queste condizioni di estrema poverta, insufficienza di mezzi e conoscenze mediche, che generarono lutti infiniti oltreché il <strong>fenomeno degli esposti</strong> ne parleremo in un altro post.</p>
<p style="text-align: justify;">Non infrequente il matrimonio tra vedovi per esempio quello nel 1897 tra Antonio RIZZO, vedovo di Pasqualina TOMA (+1895) e Maria Domenica CIRIOLO (*1866) vedova di Benedetto FERSINI (*1855). Il primo vedovo, padre di ben 5 cinque nascite anche se con pochi sopravvissuti, e la seconda vedova madre di quattro figli tutti viventi. Al nuovo matrimonio seguirono sei nuovi figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Un più raffinato sistema di tipo orizzontale è quello che si verifica tra <strong>soggetti apparentemente estranei</strong> per cui lo sposo A sposa la sorella dello sposo B che a sua volta sposa la sorella del soggetto C che a sua volta di partenza, generando un doppio stato di cognato tra i sei soggetti coinvolti. Per via verticale i figli della prima coppia possono congiungersi con i figli della terza coppia o con uno dei fratelli più esterni del legame (Manduria &#8211; fig. 6.2) dove appare chiaro che i soggetti in esempio Geronimo Reggi (A) e Rebecca Gennara (D) non sono a tutti gli effetti dei parenti, ne tantomeno dei consanguinei, tuttavia dall&#8217;esame del grafico è evidente che l&#8217;alleanza nel gruppo che si è formata è tra le più potenti in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/reggi.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6401" title="reggi" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/reggi-600x213.jpg" alt="" width="600" height="213" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scambio verticale (o meglio l&#8217;instaurarsi di legami parentali per discendenza) è più semplice da intuire e si instaura col matrimonio tra cugini di qualunque grado anche non appartenenti alla stessa linea generazionale. Il legame diventa meno evidente all&#8217;aumentare del gradi di parentela perchè diminuiscono i matrimoni tra portatori dello stesso cognome.</p>
<p style="text-align: justify;">Un caso di studio nella nostra ricerca lo estrapoliamo da una congiunzione tra alcune famiglie  <strong>Lazzari, Fersini e Ciriolo</strong> a partire dal Settecento a tutto l&#8217;Ottocento, dove è possibile osservare molti legami possibili tra famiglie di garanzia. Nel primo schema sono riportati in colori diversi le linee dei LAZZARI (rosso), dei FERSINI (blu) e dei CIRIOLO (verde) e già basta uno sguardo veloce per intuire dall&#8217;incrocio delle discendenze la sovrapposizione di più condizioni di parentela.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_linee.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="size-medium wp-image-6412 alignnone" title="++" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_linee-600x336.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La prima osservazione da fare è sui soggetti esterno al blocco così come isolato, che nel diagramma possono apparire tra loro estranei ma non è detto che non lo siano per il tramite di terzi soggetti qui non rappresentati e quindi le linee parentele siano molte di più di quelle individuabili sul blocco estrapolato. La seconda osservazione è quella che pur partecipando all&#8217;alleanza un capostipite (Giacinto LAZZARI) proveniente da Nociglia, quindi esterno alla comunità, la probabile parentalità può venire su scala sovracomunale anche per la presenza nello schema di altri soggetti provenienti da Nociglia, che anche se con diverso cognome (PUCE).</p>
<p style="text-align: justify;">Va detto inoltre, che nel Settecento le famiglie in Castro sono poco stabilizzate e si osserva una mobilità per emigrazione ed immigrazione analoga a quella di altri centri salentini, per cui all&#8217;espansione demografica devono partecipare per forza nuovi genitori. Questi soggetti possono essere rappresentati da figli o nipoti di emigrati, comunque ben accetti, da soggetti estranei che avviano una nuova allenza, o da individui con genitori ignoti. Nel caso di Castro alcuni nuovi soggetti si inseriscono per motivi professionali come per esempio la presenza di un nucleo doganale di finanzieri. Nel caso del gruppo estrapolato possiamo dire estranei alle dinaminche di garanzia solo i soggetti Pierina BOCCADAMO e Concetta MERICO.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scarso sviluppo della economia del mare, che si avvia in termini numerici significativi solo alla fine dell&#8217;ottocento, rendono la comunità castrense economicamente molto simile a quella dei centri salentini, con prevalenza di <strong>bracciantato agricolo</strong> molto propenso a muoversi  secondo le necessità delle coltivazione o seguendo le dispersioni delle grosse proprietà baronali ma conservando comunque il ricordo parentale con le famiglie da cui si allontanano.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aver allargato la ricerca a tutti i soggetti in forma indifferenziata, senza puntare allo studio dei cognomi o a privileggiare le linee maschili, oltreché aver portato lo studio anche alle parentele pregresse dei nuovi soggetti ha permesso di evidenziare queste forme di famiglie di garanzia su base sovracomunale che altrimenti non sarebebro state colte ritenendo occasionale il ripetersi di alcune circostanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di studio, dicevamo, che la provenienza nocigliese dei Lazzari diviene più interessante se la colleghiamo alla presenza di matrimoni di <strong>soggetti femminili in Castro col cognome PUCE</strong>, sia coevi che successivi. La più nota PUCE è Carmela, sorella di Don Gabriele CIULLO, nonché una capostipite dei CIULLO in Castro, che appunto proviene da Nociglia.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_puce.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="size-medium wp-image-6414 alignnone" title="++" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_puce-600x336.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E considerati gli intrecci del settecento dei PUCE con i FERSINI e i CIULLO, anche le due Rose PUCE che sposano i due cugini FERSINI, Donato e Ippazio potrebbero appartenere allo stesso clan PUCE e considerata l&#8217;omonimia del nome di battesimo e la contemporaneità della linea generazione può esserci il sospetto di una vedovanza e un successivo matrimonio con un cugino del marito defunto. Purtroppo sui soggetti immigrati i registri sono avari di informazioni specie sulle ascendenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre relazioni, individuate con l&#8217;esplorazione a tappeto, mettono in relazione più famiglie di Castro persino con la comunità di Salve (LE) che vanno spiegate al di fuori di logiche di incontro o trasferimento occasionale non appena si riscontrano legami orizzontali e sopratutto verticali tra più generazioni. Questi legami, che emergono dall&#8217;avanzamento della ricerca, saranno commentati nei post dedicati alle singole famiglie.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_puce_doppio.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="size-medium wp-image-6413 alignnone" title="++" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_puce_doppio-600x341.jpg" alt="" width="600" height="341" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ritornando ai soli matrimoni endogeni proviamo a mettere in evidenza gli <strong>scambi orizzontali</strong> più evidenti e in particolare i matrimoni tra <strong>coppie di fratelli</strong> che possiamo facilmente osservare contornati nello schema seguente.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_incroci.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="size-medium wp-image-6415 alignnone" title="+" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_incroci-600x338.jpg" alt="" width="600" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un primo scambio è tra i fratelli Fede e Vito FERSINI con Isabella e Rosa CIRIOLO. Un secondo scambio è tra i fratelli Giovanni e Domenico LAZZARI e le sorelle Giuseppa e Donata FERSINI. Un terzo scambio è tra i fratelli Vincenzo e Giuseppe FERSINI con Carmela e Giuseppa PAIANO e infine uno <strong>scambio triplo</strong> tra i fratelli Carlo, Giovanni e Antonio LAZZARI e le sorelle Angelica, Carmela e Chiara CIRIOLO.  Ovviamente lo scambio orizzontale di questo tipo può operare tra diversi centri come il caso di LAZZARI Clorinda che va a sposarsi a Ortelle con Carmine MAGGIO, mentre la sorella di Carmine, Marta, viene a sposarsi a Castro con Quirino CIRIOLO.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_cugini_1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="size-medium wp-image-6418 alignnone" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_cugini_1-600x336.jpg" alt="" width="600" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Matrimoni che si muovono all&#8217;interno di una fitta rete di scambi verticali di cui ne evidenziamo solo alcuni. Un primo caso evidenziato sopra è un matrimonio tra cugini di secondo grado, Ippazio Antonio LAZZARI e Filomena FERSINI.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_cugine_3.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="size-medium wp-image-6417 alignnone" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_cugine_3-600x326.jpg" alt="" width="600" height="326" /></a></p>
<p>Nel secondo caso un matrimonio tra un cugino Giuseppe LAZZARI e la figlia di un suo cugino Isabella FERSINI.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_cugini_2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="size-medium wp-image-6416 alignnone" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/sibling_cugini_2-600x323.jpg" alt="" width="600" height="323" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel terzo e ultimo caso messo in evidenza, ancora un classico matrimonio tra cugini per cui correva l&#8217;obbligo della <strong>dispensa</strong> vescovile.</p>
<p style="text-align: justify;">Da non trascurare che in questo ambito parentale, non indicato, sono presenti, oltre il già citato Don Gabriele CIULLO,  almeno altri tre canonici, due tra loro fratelli, Don Oronzo CIRIOLO (papa Ronzu) e Don Gabriele CIRIOLO di Giuseppe e Francesca LAZZARI, e Don Giacinto LAZZARI figlio di Domenico e Rosaria FERSINI, che, pur uscendo col celibato sacerdotale dalle logiche della famiglia di garanzia, nelle tante malignità popolari sono indicati, appunto in qualità di preti,  come i più bravi &#8220;aggiusta piatti&#8221; delle comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Analizziamo ora un secondo blocco</strong> che presenta più imparentamenti esterni. Quasi la metà dei soggetti (evidenziati in rosso) proviene dai centri vicini: Marittima (Minonne), Ortelle (Maggio), Cerfignano (Cretì). Anche il ramo dei Coluccia è un ramo che ritorna a Castro da Vitigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Notiamo subito una triangolazione tra:</p>
<p style="text-align: justify;">- i MAGGIO di Ortelle con i CIRIOLO e i LAZZARI di Castro,  il fratello Carmine MAGGIO sposa a Ortelle Clorinda LAZZARI di Castro, mentre la sorella di Carmine, Marta MAGGIO sposa a Castro Quirino CIRIOLO.</p>
<p style="text-align: justify;">- i MAGGIO di Ortelle con i CRETI&#8217; di Cerfignano, la sorella di Carmine, Annunziata MAGGIO, sposa a Ortelle Domenico CRETI&#8217; di Cerfignano</p>
<p style="text-align: justify;">- i CRETI&#8217; di Cerfignano con i CAPRARO di Castro, la sorella di Donato CRETI&#8217;, Maria Abbondanza,  sposa a Castro Pasquale CAPRARO.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/tommaso_esterni.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6494" title="tommaso_esterni" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/tommaso_esterni-600x428.jpg" alt="" width="600" height="428" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Uno schema che poteva sembrare formato da estranei rileva invece scambi orizzontali notevoli che probabilmente, con l&#8217;avanzamento della ricerca, potranno mettere in chiaro l&#8217;imparentamento dei CURSANO di Cerfignano con le due spose CURSANO venute in spose ad altri CIRIOLO e/o LAZZARI di Castro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il blocco superiore, in effetti, non è stato estrapolato dal database per puro caso ma seguendo come ipotesi di lavoro  il propagarsi nell&#8217;ambito allargato ( centri vicini e Castro), di <strong>alcuni nomi di battesimo rari</strong> usati, <strong>senza abbandono</strong>, per tutti gli ultimi secoli ed in particolare il nome <strong>Tommaso e Tommasina</strong>, sperando che tale nome nella perseverazione nonno/nipote potesse evidenziare legami di tipo verticale interessanti cosa in effetti riscontrata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/tommaso_flussi.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6399]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6495" title="++" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/tommaso_flussi-600x428.jpg" alt="" width="600" height="428" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa mandò in crisi la logica delle famiglie di garanzie?  Sicuramente il <strong>mutare delle economie nel novecento</strong>, con l&#8217;avvento di scenari che non richiedevano più la conservazione dell&#8217;integrità patrimoniale come l&#8217;impiego salariale, l&#8217;emigrazione, lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni. Se Stefano CAPRARO (1878) per sciogliere la società con i Patucci pensò bene di segare in due la barca, creando un aneddotto ancora oggi ricordato, è chiaro che non era possibile dividere in due un orticello, una piccola casetta, una barca o una mucca che a stento sosteneva una sola famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>sviluppo della medicina fece poi il resto su due fronti</strong>: quello della riduzione delle morti premature, sia per i bambini che per le puepere, e le nuove conoscenze sulla trasmissione delle malattie per via ereditaria che sconsigliò sempre più il matrimonio tra consanguinei e la cui eredità del passato si traduce in Castro, per esempio, in un&#8217;alta diffusione di portatori di anemia mediterranea.</p>
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		<title>Tornano le campane</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 15:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[FULGURA FRANGO, MORTUOS PLANGO, VIVOS VOCO -  ( Spezzo i fulmini, piango i morti, chiamo i vivi). Dopo più di un anno di assenza per restauri tornano alla Cattedrale di Castro le campane in bronzo del campanile. Quattro esemplari, di cui tre sicuramente fusi dalla fonderia Nicola Giustozzi e figlio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>FULGURA FRANGO, MORTUOS PLANGO, VIVOS VOCO -  ( Spezzo i fulmini, piango i morti, chiamo i vivi).<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="size-full wp-image-6430 alignnone" title="campanile" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile.jpg" alt="" width="600" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo più di un anno di assenza per restauri tornano alla Cattedrale di Castro le campane in bronzo del campanile. Quattro esemplari, di cui tre sicuramente fusi dalla fonderia <strong>Nicola Giustozzi e figlio</strong> di Trani, che operò dal 1936 alla metà del 1980.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/gruppo.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="size-medium wp-image-6424 alignnone" title="gruppo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/gruppo-600x312.jpg" alt="" width="600" height="312" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sono quattro campane di dimensioni diverse tutte piuttosto recenti:  la più piccola e più vecchia è quella del <strong>1949</strong> fusa con contributi del canonico Oreste Stincone e del popolo di Castro. Le altre due, quasi uguali per dimensione del <strong>1969</strong> e la più grande, e anche la più recente  delle quattro, del <strong>1975</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è detto che campane così recenti siano la volontà di ricreare un arredo di campane perso o spogliato nel periodo bellico. A volte si provvedeva alla rifusione delle vecchie che si erano fessurate o rotte e lo si faceva con il vecchio bronzo tanto che nella storia campanaria si continua a chiamare con lo stesso nome la campana anche dopo la rifusione completa. Una campana rotta non può essere aggiustata, per cui nel caso delle campane dell&#8217;Annunziata parliamo di un intervento di pulizia (e di rifacimento di tutti i sistemi del campanile) e una doratura dei decori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/piazzolla_campane.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="alignnone size-full wp-image-6449" title="piazzolla_campane" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/piazzolla_campane.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le tre campane più grandi furono fuse a Trani in via Imbriani nella piccola fonderia di Nicola Giustozzi. Da Traniweb abbiamo ricavato una vecchia foto del cavalier Giustozzi al lavoro e anche una foto della sua officina, una vecchia palazzina buttata giù nel 2008 per farci delle palazzine nuove.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/giustozzi.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="alignnone size-full wp-image-6450" title="giustozzi" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/giustozzi.jpg" alt="" width="600" height="325" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Delle campane di una chiesa si hanno in genere molte informazioni perchè il costo di una nuova campana non è indifferente per via dei metalli pregiati che la lega richiede. Quasi sempre si trova un contratto vero e proprio, e nel caso di rifusione l&#8217;indicazione esatta del peso della campana fornita. Ogni fonditore e ogni committente, poi, ci teneva a incidere il proprio nome e pure l&#8217;anno di fusione non mancava mai. Fino al settecento la fusione avveniva in loco, alla base della torre, per evitare i costi del trasporto. Fonditori itineranti provvedevano in loco a costruire la fornace di fusione e il calco di colata. Spesso il paese si spogliava di rame e stagno con raccolte collettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Compresa la piccola campana esterna sommitale rimasta al suo posto la dotazione di campane della cattedrale di Castro dovrebbe essere oggi di 5 campane. La regola vuole che un convento ne abbia almeno due mentre una chiesa almeno tre. Con più campane intonate su note diverse si possono suonare motivetti (in concerto). Nel corso degli anni, via via, ogni autorità civile e religiosa ha imposto delle regole sull&#8217;uso delle campane.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/grande.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="size-medium wp-image-6425 alignnone" title="grande" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/grande-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Martedì prossimo inizierà il rimontaggio nella sede del campanile e speriamo di avere un po più di tempo per raccogliere qualche informazione sulla storia delle campane e del loro restauro. Magari proviamo a registarne il suono e ad esplorarlo con un analizzatore di spettro per leggerne le note fondamentali e le armoniche. Una campana è in grado di reggere la nota per più di un minuto e se molto spessa (pesante) riesce a sostenerla anche oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">La nota fondamendale dipende principalmente dal diametro, per cui a diametri maggiori corrispondono note più basse nella scala delle frequenze, dal suono basso, cupo. Più sono piccole, invece, e più salgono di nota o cambiano di ottava, suonando acute e squillanti. La sonorità è frutto della presenza di stagno nella lega, un bronzo con  78 parti di rame rosso e 22 di stagno bianco,  che altrimenti se fusa completamente in rame il metallo sarebbe troppo sordo; un eccesso di stagno però la renderebbe fragile per cui la composizione varia di poco rispetto alle proporzioni 78-22.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tradizione italiana, la campana nasce intonata già dalla fusione. Rispettando vecchie regole sulle dimensioni la campana viene fuori già intonata sulla nota fondamentale desiderata. Nel resto d&#8217;Europa si usa procedere con la successiva tornitura per correggerne la frequenza. Della campana, in realtà, noi non sentiamo solo la nota principale ma la somma di tutte le armoniche dovute alle vibrazioni che percorrono in tanti modi possibili il mantello. La vibrazione più importante corrispondente all&#8217;oscillazione dell&#8217;orlo del mantello in direzione della percussione, di maggiore potenza e di nota più bassa (fondamentale) e almeno cinque-sei vibrazioni secondarie di diversa energia (armoniche) che impastate insieme danno il timbro (bello o brutto) della campana. Ci sono armoniche di frequenza giusta che rendono il suono gradevole ed altre così e così. A Castro il suono delle campane non piaceva a tanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/tutte.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="size-medium wp-image-6427 alignnone" title="tutte" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/tutte-600x437.jpg" alt="" width="600" height="437" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente le campane sono custodite all&#8217;interno della chiesa e chi vuole vederle da vicino e toccarle ha una occasione irripetibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il restauro è stato eseguito presso la <strong>Fonderia Pellegrino Paolo</strong> in Squinzano che ha provveduto a tutta l&#8217;operazione di restauro anche dei meccanismi della torre campanaria. Sono stati, difatti, sostituiti  i sistemi di sospensione in legno delle campane che sono state bloccate definitivamente in posizione fissa. Di fatto, pur essendo alcune montate libere di basculare sui supporti in legno e con la classica leva di rimando per la suonata a corda, le campane o erano ormai da molti anni prive o di leva, o di corde o suonate soltanto col martelletto elettrico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campane_rizzo.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6486" title="campane_rizzo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campane_rizzo-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Dal sito della Fonderia Pellegrino abbiamo recuperato alcune foto sullo stato del campanile come si presentava un anno e mezzo fa, con ancora i supporti mobili e la leva di dondolamento in legno che ormai non erano utilizzati in quanto il tocco era dato azionando a mano il battacchio o col martelletto elettrico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campana_sospensione1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="alignnone size-full wp-image-6488" title="campana_sospensione" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campana_sospensione1.jpg" alt="" width="600" height="800" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La dimensione delle forature del campanile, e forse anche lo stato di salute incerto della struttura muraria, avrà sconsigliato di conservare il dondolamento delle campane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile_1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="size-medium wp-image-6431 alignnone" title="campanile_1" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile_1-600x455.jpg" alt="" width="600" height="455" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In questa vecchia foto del dopoguerra è ancora possibile vedere il campanile col doppio orologio con una postazione terminale per due piccole campane di cui una, si racconta e dalla foto pare vero, fosse un bossolo di cannone. La guerra è sempre stata la rovina delle campane, più che gli incendi e i crolli dei campanari. Bonaparte concesse una sola campana a parrocchia, il resto lo fuse per farci cannoni per campi di battaglia. La sola seconda guerra mondiale portò alla distruzione di almeno 13.000 campane quasi tutte confiscate per lo sforzo bellico. Le date riportate sulle quattro campane (1949-1969-1975) testimoniano la volontà di riempire la vecchia campanaria al termine della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario del campanile di Ortelle che non solo fu risparmiato dalla confisca dell&#8217;ultimo conflitto mondiale ma addirittura ottenne le due campane con la fusione di alcuni cannoni del castello di Castro, dapprima presi per armare Lecce dai ribelli antiborbonici e poi abbandonati per strada.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta delle campane da requisire era affidata alle soprintendenze locali escludendo dalla confisca le campane fuse prima del 1550 e quelle di particolare pregio artistico o storico. I vescovi avevano l&#8217;obbligo di stilare l&#8217;elenco delle campane con la descrizione della geometria, dei decori e delle iscrizioni delle campane più recenti che a loro giudizio meritassero tutela. Probabilmente le vecchie campane di Piazza Vittoria non appartenevano ne alla categoria delle campane antiche ne a quella delle particolarmente artistiche. La confisca delle campane per approvvigionamento bellico avvene  con un certo ritardo in Puglia (1943) e molte campane scamparono a un triste destino.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile_2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6432" title="campanile_2" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile_2-600x339.jpg" alt="" width="600" height="339" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una foto cronologicamente successiva, ancora col doppio orologio. Per il montaggio delle tre campane più recenti (due del 1969 e una del 1975), le più pesanti in assoluto, si rese necessaria l&#8217;incatenatura delle pareti della Torre Campanaria che presentava sul lato di tramontana una fenditura verticale per quasi tutta l&#8217;altezza della facciata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile_4.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6423]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6433" title="campanile_4" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/campanile_4-600x800.jpg" alt="" width="600" height="800" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FULGURA FRANGO, MORTUOS PLANGO, VIVOS VOCO</strong> &#8211; il motto in latino tradizionalmente riportato sulle campane medievali e anche dalla famosissima fonderia Giustozzi di Trani. Fulgura frango ( spezzo i fulmini )  per la credenza popolare che il suono delle campane fermasse la grandine, i temporali e i fulmini.</p>
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		<title>i Fersini a Castro</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 13:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ippazio FERSINI (Fersino), nel 1749 ha 45 anni e quattro figli: Donato, Pietro, Vito e Vincenzo. Ha sposato Saveria MARTINA di Poggiardo e vive nel centro storico ancora chiuso dal portone della Porta Terra in una casa di proprietà di una sola stanza con una piccola cucina e uno scoperto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ippazio</strong> FERSINI (Fersino), nel 1749 ha 45 anni e quattro figli: <strong>Donato, Pietro, Vito e Vincenzo</strong>. Ha sposato <strong>Saveria MARTINA</strong> di Poggiardo e vive nel centro storico ancora chiuso dal portone della Porta Terra in una casa di proprietà di una sola stanza con una piccola cucina e uno scoperto attaccato alla casa che solo un fisco esoso e la ristrettezza di spazi della città classificano come ortale. Alla stessa data, tra i proprietari forestieri di Castro è presente anche tale <strong>Lucrezia</strong> FERSINI di Matino che non sappiamo dire in che rapporto è con la piccola famiglia di Ippazio. Forse una sorella sposata lontano da Castro che ha conservato un terreno o  forse la ragione per la quale Ippazio è venuto da Matino a Castro. Famiglie in continuo movimento quelle salentine, specie quelle di braccianti come Ippazio che seguono il lavoro o il marito o la moglie dove lo trovano.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/38595495?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="600" height="450"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Trent&#8217;anni dopo, nel 1779, è il figlio <strong>Donato</strong> (1734-1795) a tenere le sorti della famiglia, sostenendo la madre vedova Saveria e cinque figli avuti da <strong>Rosaria CORVAGLIA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei fratelli <strong>Pietro, Vito e Vincenza</strong> non si hanno ancora notizie certe. La presenza di alcune donne col cognome FERSINI  non riconducibili alla discendenza di Donato  che si sposano in Castro fanno pensare a linee a queste riconducibili, ma estinte per la convenzione del trasferimento del cognome. Oppure a famiglie emigrate dalle quali, come spesso osservato, ritornano le figlie o le nipoti a sposarsi nel paese paterno.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/fersini.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6371]"><img class="alignnone size-full wp-image-6372" title="fersini" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/fersini.jpg" alt="" width="600" height="342" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nello stato di famiglia di Donato sono da aggiungere la figlia <strong>Saveria</strong> che porta il nome della nonna ed almeno altri tre figli morti in minore età.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grazia</strong> FERSINI va in sposa a Ippazio SCHIFANO, <strong>Saveria</strong> a Ippazio RIZZO, e da <strong>Vito, Onofrio e Vincenzo</strong> si distaccheranno le principali linee dei portatori del cognome. Il quarto fratello <strong>Fedele</strong> sposa Isabella CIRIOLO ma non avrà figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale della ricerca, su un <strong>database di 5235 soggetti</strong> il cognome è (o è stato)  da <strong>575</strong> soggetti rendendolo quasi eslusivo della città di Castro in tutto l&#8217;ambito nazionale, dove poi presenta una classica inevitabile dispersione da emigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/fersini_gens.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6371]"><img class="alignnone size-full wp-image-6380" title="fersini_gens" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/fersini_gens.jpg" alt="" width="600" height="586" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La prima linea formata da <strong>Vito</strong> e dalla moglie <strong>Rosa Ciriolo</strong> si persevera nel cognome solo col figlio maschio <strong>Ippazio</strong>, mentre due sorelle di Ippazio, <strong>Donata</strong> e <strong>Giuseppa</strong> sposano due capostipiti dei Lazzari di nome Giovanni e Domenico facendo intuire che anch&#8217;essi, coetanei, fossero tra loro fratelli. Il matrimonio <strong>tra coppie di fratelli</strong> non era pratica rara. Le tre nipoti di Ippazio, figlie di <strong>Giuseppe</strong>, (<strong>Maria, Rosa e Dorotea</strong>) andranno infatti spose a tre fratelli Carrozzo (Giovanni, Salvatore e Pietro).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/cut/fersini.html"><img class="alignnone size-full wp-image-6378" title="fersini_600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/fersini_600.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le discendenza sono osservabili nel <strong>grafico sopra</strong> riportato (zoommabile cliccandoci sopra)</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda linea formata da <strong>Onofrio</strong> e <strong>Angela CASCIARO</strong> si estingue col figlio <strong>Donato</strong>, che avrà solo  figlie femmine. Una figlia di Onofrio,  <strong>Anna Maria</strong> andata in moglie a Pietro SCHIFANO risulta genitrice di buona parte dei Schifano, <strong>Annunziata</strong> lo sarà per i Rizzo (Salvatore) e <strong>Filomena</strong> per i Lazzari (Ippazio Antonio).</p>
<p style="text-align: justify;">La terza linea formata da <strong>Vincenzo</strong> (1783) e <strong>Pasqualina PAIANO</strong> è la più prolifica tra le portatrici di cognome.</p>
<p style="text-align: justify;">Da <strong>Luigi</strong> (1826-) e Medica (alias Cosima) CARROZZO discenderanno nomi ancora noti come <strong>Albino</strong> (1859-1945), <strong>Primaldo</strong> (1853-),  <strong>Salvatore</strong> (1856-), <strong>Floriano</strong> (1865-);</p>
<p style="text-align: justify;">Da <strong>Antonio</strong> (1812-1872), morto in mare, e Domenica RIZZO discenderanno <strong>Giuseppe</strong> &#8220;Pepperussu&#8221; (1846-), <strong>Gabriele</strong> &#8220;Punintinu&#8221;, <strong>Pasquale</strong> (1843-1905).</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/fersini_antonio_.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6371]"><img class="alignnone size-full wp-image-6373" title="fersini_antonio_" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/fersini_antonio_.jpg" alt="" width="600" height="383" /></a></p>
<p>Gli intrecci parentali si cominciano a sviluppare già nell&#8217;ottocento per cui, sia per la complessità delle parentele che per il numero di soggetti, si rimanda all&#8217;esplorazione del diagramma che dispone di una comoda funzione zoom. Il database completo è on line.</p>
<p>Il grafico può presentare omissioni di soggetti, tuttavia come strutturazione delle linee e degli incroci parentali può dirsi quasi consolidato dai numerosi riscontri documentali.</p>
<div id="attachment_6666" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rosario-fersini-1899-2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6371]"><img class="size-medium wp-image-6666" title="rosario fersini 1899" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rosario-fersini-1899-2-600x1011.jpg" alt="" width="600" height="1011" /></a><p class="wp-caption-text">Rosario Maria Martino FERSINI - 1899-1997</p></div>
<p>Considerata l&#8217;estensione del cognome e il ripetersi dei nomi di battesimo, il ricorso al <strong>soprannome</strong> è quasi obbligato. Tra questi ne ricordiamo alcuni, sia personali che di famiglia: <strong>Mascara, Punintinu, Pepperussu, Plata, Africanu Pacciu, Patata, Occhijancu, Scarpaleddra, Bruscapede, Maschio, Masciaru, Melafilu, Pappasciola, Pignola, Mazzola, Sethru,</strong>  ecc..</p>
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		<title>i Rizzo a Castro</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 23:05:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Genealogia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 1749 Ippazio RIZZO (Ipazio Riccio) ha 76 anni, in casa ancora il figlio Domenico di 45 anni e la moglie Grazia PANTALEO. Possiede terreni in Castro e vive dentro la città vicino la chiesa. Il figlio Domenico, sposato con Grazia RUSSO, morirà piuttosto presto lasciando la moglie Grazia per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 1749 Ippazio RIZZO (Ipazio Riccio) ha 76 anni, in casa ancora il figlio Domenico di 45 anni e la moglie Grazia PANTALEO. Possiede terreni in Castro e vive dentro la città vicino la chiesa. Il figlio Domenico, sposato con Grazia RUSSO, morirà piuttosto presto lasciando la moglie Grazia per molti anni vedova a crescere Francesco, Donato e Ippazio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6360]"><img class="alignnone size-full wp-image-6367" title="rizzo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo.jpg" alt="" width="599" height="267" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per molti anni la vita di Grazia RUSSO sarà rattristata dalla vedovanza, dalla scomparsa di Francesco e Donato e per alcuni anni la piccola famiglia,  formata dalla madre e dal piccolo Ippazio, scompare anche dai registri parrocchiali forse ospitata altrove fuori Castro.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia dei Rizzo a Castro si può dire però che nasce col piccolo Ippazio che nella casa materna, convivendo con la madre vedova,  sposa Apollonia CARROZZO da cui avrà solo la piccola Lucia. A lutti seguono ancora lutti: Apollonia muore e Ippazio, piuttosto maturo,  sposa in seconde nozze una donna forse ortellese, Giuditta STRAMBACI, il cui cognome è peculiare di Ortelle dove, benchè all&#8217;epoca piuttosto diffuso, si è ormai estinto. Da Giuditta Castro avrà l&#8217;intera discendenza del cognome Rizzo oltreché un nome di battesimo che si ripeterà per invisibili linee femminili essendo assolutamente indeclinabile al maschile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6360]"><img class="alignnone size-full wp-image-6369" title="rizzo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo1.jpg" alt="" width="600" height="561" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lucia, figlia di primo letto morirà anch&#8217;essa, e una delle figlie della seconda moglie di Ippazio verrà chiamata Lucia e sposerà il vignacastrense Rosario PAIANO. La seconda figlia Domenica, stesso nome dello sfortunato padre di Ippazio, si sposerà con Antonio FERSINI da cui discenderà un numeroso ramo di Fersini, ma che conoscerà, tra le prime Rizzo, il lutto della tragedia di mare avendo il marito Antonio naufrago davanti a Punta Mucurune nel 1872 assieme ad altri quattro pescatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Di altre cinque sorelle di Domenica,  Concetta, Donata, Annunziata, Grazia e Giuseppa, sappiamo poco. Non compaiono nei registri come sposate in Castro per cui o sono emigrate o morte secondo la spietata statistica delle morti infantili nel settecento.</p>
<p>La linea che porta il cognome RIZZO si riduce nuovamente dopo tre generazioni al solo figlio maschio di Ippazio e Giuditta a cui verrà dato il nome del santo protettore di Ortelle appunto Giorgio che rafforza le considerazioni sul paese natale di Giuditta.</p>
<p>Lo schema allegato è puntato in modo particolare sull&#8217;ottocento essendo numerosa la discendenza nel novecento e non raccoglibile in un semplice formato A4. Le linee numericamente importanti sono i due fratelli Salvatore e Ippazio, figli di Giorgio e di Saveria FERSINI.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo_1900.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6360]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6362" title="rizzo_1900" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo_1900-600x428.jpg" alt="" width="600" height="428" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo schema offre molti motivi di riflessione tra cui uno già accennato come quello del trasferimento del nome di battesimo. Per esempio la cadenza nonno/nipote per il nome Ippazio RIZZO che è tuttora conservata a partire dal capostipite Ippazio nato nel 1673 e conservato ancora come nome e cognome in un giovane concittadino.</p>
<p>Un altro esempio sono i nomi di battesimo assegnati ai figli in ricordo di fratelli morti giovani. Come Lucia, Assunta, Donata solo per citare le prime linee dello schema.</p>
<p>Anche il nome Giuditta segue uno schema di continuità che passa per linee femminili cambiando sempre il cognome a cui si lega sembrando un fatto accidentale ma invece ben riconoscibile disegnando le linee parentali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/giuditta.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6360]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6361" title="giuditta" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/giuditta-600x748.jpg" alt="" width="600" height="748" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una complicazione nello schema dei RIZZO, ma anche nei coimparentati FERSINI, è il matrimonio tra i vedovi <strong>Antonio RIZZO</strong> e <strong>Maria Domenica CIRIOLO</strong> (1866), entrambi già sposati e con prole. La tracciatura delle linee parentali è complicata proprio dal primo matrimonio di Maria Domenica con <strong>Benedetto FERSINI</strong> (1855) che trasferirà, premorto, il nome al figlio Benedetto (1894-1918), che a sua volta avrà lo stesso destino del padre e anche il nipote riceverà lo stesso nome di battesimo, Benedetto (1919), detto <em>Mesciu Tettu</em>. La vedova di Benedetto (1894-1918), Giuseppa PANARO contrae un secondo matrimonio con prole.  Anche un nipote di Benedetto (1855-1918) con nome foneticamente simile (Bernardo) si risposa due volte con due sorelle PANARO (Gemma e Rosaria) con prole da tuttte e tue. Per questo è opportuno fissare su un diagramma il blocco di questi intrecci a beneficio dello sforzo nmemonico.</p>
<p style="text-align: justify;">    <a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo_antonio_1600.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6360]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6644" title="rizzo_antonio_1600" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/03/rizzo_antonio_1600-600x437.jpg" alt="" width="600" height="437" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come per tutti i cognomi (e ricordo sempre che il cognome è solo un comodo sistema per raggruppare soggetti e non tiene in giusto conto l&#8217;apporto genetico delle madri) il cognome RIZZO  deriva da un piccolo nucleo familiare, spesso instabile, per alcuni anni assente dalla città, che fa pensare a una comunità castrense per tutto il seicento fortemente instabile, con nuclei spesso migranti dai casali della Contea e viceversa il cui legame alla città può ricercarsi solo sulla proprietà di terreni nel suo intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Catasto Onciario dell metà del settecento, a differenza degli altri nuclei residenti di Spongano, Marittima, Vignacastrisi, ecc.., la presenza di forestieri possidenti è piuttosto elevata e non solo riferita a cittadini dei centri immediatamente contigui. La presenza di queste famiglie che compaiono e spesso scompaiono da registri parrocchiali che portano o alla estinsione tout court del cognome (Ettore, Pisino, Donadeo, Barone, ecc..) o all&#8217;affermazione di numerose discendenze (Fersini, Coluccia, Rizzo, De Santis, Ciriolo, Capraro, ecc..)  non fanno altro che confermare la sofferenza di un paese abbandonato  partire dalla fine del &#8217;500 a tutto il &#8217;600.</p>
<p style="text-align: justify;">Una comunità che spesso si arrichisce di una nuova famiglia perchè questa si accomoda al trasferimento di un prelato che si insedia nelle numerosa corte vescovile o di braccianti che qui si trasferiscono per la cura dei terreni degli ancora potenti signori feudali.</p>
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