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	<title>il Blog di Piazza Perotti</title>
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		<title>A.P.T. Lecce &#8211; Salento &#8211; Turismo aperto tutto l&#8217;anno &#8211; 2000</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 22:28:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una pregevole pubblicazione in italiano e inglese su quanto c&#8217;è da sapere in poche ore di lettura sul Salento. Edita dall&#8217;Azienda di Promozione Turistica di Lecce nel 2000. Scaricala o leggila on line. Oppure usala nel tuo sito se promuovi il turismo. 1) A.P.T. Lecce &#8211; Salento &#8211; Turismo aperto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una pregevole pubblicazione in italiano e inglese su quanto c&#8217;è da sapere in poche ore di lettura sul Salento. Edita dall&#8217;Azienda di Promozione Turistica di Lecce nel 2000. Scaricala o leggila on line. Oppure usala nel tuo sito se promuovi il turismo.</p>
<p>1) A.P.T. Lecce &#8211; Salento &#8211; Turismo aperto tutto l&#8217;anno &#8211; Anno 2000 &#8211; Pagine 56</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/icona.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6103]"><img class="alignnone size-full wp-image-6117" title="icona" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/icona.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a></p>
<p><a href="http://www.micello.it/pdf/APT_Lecce.pdf">Salento, turismo aperto tutto l&#8217;anno (PDF). </a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Diso &#8211; Cocumola, la via degli uragani</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 15:02:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se a Diso si onora la Madonna dell&#8217;Uragano una ragione attinente di sicuro ci sarà, e infatti  il 10 settembre del 1832 un terribile ciclone butta giù la chiesetta di San Sisinnio quella vicino al Calvario e  un uomo, Filippo Borlizzi, ci resta sotto. Danneggiato gravemente anche il campanile della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se a Diso si onora la Madonna dell&#8217;Uragano una ragione attinente di sicuro ci sarà, e infatti  il <strong>10 settembre del 1832</strong> un terribile ciclone butta giù la chiesetta di San Sisinnio quella vicino al Calvario e  un uomo, Filippo Borlizzi, ci resta sotto. Danneggiato gravemente anche il campanile della chiesa matrice che poi fu integralmente rifatto nel 1905.</p>
<p style="text-align: justify;">A Diso, l&#8217;uragano  farà altre due vittime e  una trentina di feriti, poi, arrivato alle porte di Otranto ancora altre 29 vittime.  L&#8217;abate Marino Paglia, per la città otrantina, annota: “<em>Lunedì 10 alle ore 15 circa avvenne quanto segue. All’improvviso surse dalla parte meridionale di questa città un turbine, o sia uragano così furioso… Sotto le rovine furon seppelliti molti degli abitanti, de’ quali 29 rimasero uccisi, e più di 50 feriti e vittime sarebbero state di più…</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/diso_uragano1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6069]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6076" title="diso_uragano" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/diso_uragano1-600x346.jpg" alt="" width="600" height="346" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>31 maggio 1886</strong> viene giù la parte in legno della cattedrale di Castro. Il Reverendo Gabriele Ciullo annota che lui medesimo vi è rimasto sotto, illeso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, alle nove di sera del <strong>3 settembre 1915</strong> qualcosa sfiora la costa, butta giù il campanile con le due campane e il frontespizio del Santuario di Castromarina, tutto il parapetto dell&#8217;Ospizio delle Orfanelle, poi sale su a Castro alta e danneggia il centro storico, nuovamente la Cattedrale, e butta giù la casa di Coluccia Giovanni. Giovanni era fuori casa, la moglie e i figli li tirarono via da sotto le macerie sani e salvi. I registri parrocchiali, avari di carta, annotano poche cose di eccezionale della vita castrense, ma sempre di crolli e disgrazie per uragani.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uragani storici nel Salento dal cinquecento ad oggi sono dodici, contando anche l&#8217;ultimo del 2006. Probabilmente molti, ma molti di più, contando quelli passati inosservati per il semplice fatto di non aver investito zone abitate o fatto vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Le zone più colpite il basso Salento e il brindisino, ma non c&#8217;è comune salentino che non abbia un santo specializzato nella difesa eolica, come Caprarica, Guagnano, Martano, ecc&#8230; A Cocumula, ogni anno, la seconda domenica di settembre è dedicata alla celebrazione della festività della Madonna dell&#8217;Uragano.</p>
<p style="text-align: justify;">La frequenza degli uragani storici e quelli passati sotto silenzio hanno fatto meritare al Salento il nome di terra degli uragani, con studi e convegni di livello universitario e numerosi siti internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiglio principalmente <a href="http://www.laterradegliuragani.unisalento.it">www.laterradegliuragani.unisalento.it</a>, che ha raccolto con metodo storico-scientifico date, percorsi e immagini degli effetti del passaggio di un uragano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito è presente un bel poster in formato .pdf pronto da stampare molto indicato per le scuole: <a href="http://www.laterradegliuragani.unisalento.it/scaricare/POSTER.pdf">scaricare qui il POSTER.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel sito sono riportati i percorsi dei principali uragani storici, tra cui quello del 1832, che, a mia diretta memoria, mi pare sia  stato percorso ben più volte, come un vero e proprio binario ferroviario, anche dopo il 1832. Forse con minore intensità, forse con minori danni, ma di trombe d&#8217;aria arrivare da Andrano, battere Diso e Marittima e buttare già i campanili delle chiesette del Largo San Vito in Ortelle ne ricordo personalmente già tre.</p>
<p style="text-align: justify;">Di comune hanno comunque questo andamento parallelo alla costa, forse proprio innescato dalla particolare costa alta dell&#8217;Adriatico e il muoversi da sud a nord battendo anche i centri dell&#8217;interno come Poggiardo e anche più all&#8217;interno come fu per Scorrano e Maglie nel 2000.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/uragani.bmp.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6069]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6074" title="uragani.bmp" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/uragani.bmp-600x421.jpg" alt="" width="600" height="421" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Trattandosi di fenomeni scientifici dovremmo essere più precisi e precisare che più che uragani, tifoni e cicloni ci troviamo davanti a veri e propri <strong>tornado</strong> o <strong>trombe d&#8217;aria</strong> col caratteristico mulinello</span>. Le trombe d&#8217;aria non hanno l&#8217;ampiezza del fronte di un uragano, e pur avendo velocità interne superiori (oltre i 300 km/h) per questo fanno meno danno in senso assoluto sul territorio investito. Il fronte di un uragano può interessare una intera provincia ed è sempre prevedibile nel suo percoso con l&#8217;osservazione delle immagini satellitari. Un <strong>uragano</strong> comunque ha sempre un fronte di venti lineari (che non ruotano su se stessi) ed esaurisce la sua forza con l&#8217;arrivo sulla terra ferma in quanto non è più alimentato dalle correnti marine che lo hanno generato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le trombe d&#8217;aria (o i tornado) si innescano in quota e non sempre poi arrivano a lambire il suolo. In molte foto è possibile vederle nella fase iniziale di formazione col cono sospeso ancora in aria e dissolversi prima di arrivare a contatto col suolo. Questo non esclude che nella sua prossimità non stiano agendo venti al suolo fortissimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/tornado_cono.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6069]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6099" title="tornado_cono" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/02/tornado_cono-600x449.jpg" alt="" width="600" height="449" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Negli spazi aperti, senza ostacoli, specie nelle ore più calde dell&#8217;estate, non è raro vederli arrivare all&#8217;improvviso, in formato ridotto,  e muoversi sollevando turbini di polvere, carte e  teli. Gli anziani li chiamavano <strong>scarcagnuli</strong> e non annunciavano affatto la pioggia visto che si formavano anche col cielo perfettamente sereno. Erano piccoli mulinelli (turbini di polvere) che si esaurivano con la stessa rapidità con cui si erano formati dando solo fastidio e grattacapi ai contadini. Nulla di paragonabile a un vero tornado.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa può fare un evento del genere? Dipende da dove ti passa. Il fronte devastante può avere una larghezza di 200-300 metri, in questo intervallo, a partire dalle due estremità, può rompere rami fragili, rovesciare vasi, abbattere tutto quanto è mal fissato, come se fosse la stessa bufera di vento che accompagna la tromba. Al suo centro i venti assumuno un movimento vorticoso a mulinello accelerando la velocità fino a 150-300 chilometri orari. Questa fascia, di dimensione più ridotta di cento metri, può avere un effetto aspirante verso l&#8217;alto che come prima conseguenza comporta l&#8217;alleggerimento di tutte quelle opere che ricavano la loro stabilità dal loro stesso peso. Un muro che potrebbe resistere alla spinta del vento ribalta quasi da solo perchè ne viene ridotto il peso stabilizzante. I livellini dei parapetti possono essere strappati e lanciati a decine di metri. Gli alberi, anche quelli senza foglie, come un noce in inverno, vengono integralmente sdradicati. I pini domestici che hanno un apparato radicale superficiale vengono ribaltati, i pini d&#8217;Aleppo sfondati dei rami principali o abbattuti pure essi. Un bidone da 200 litri di acqua può essere ribaltato e il contenitore fatto risalire per centinaia di metri in aria. Ortaggi con radici poco ancorate, come i finocchi, possono essere strapati interamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vortice non segue fedelmente la direzione e la velocità del vento principale, può fermarsi e ripassare più volte sullo stesso punto. A parte la violenza dei venti, che i testimoni, raccontano sempre con terrore, l&#8217;uragano si distingue da una raffica di vento, ancorchè eccezionale, perchè si ritrovano oggetti sollevati dalla corrente in posizione sopravento rispetto alla loro posizione originale. La scia della devastazione, inoltre, è sempre riconoscibile e ben distinta dalle raffiche laterali.</p>
<p style="text-align: justify;">  I danni negli abitati sono riconducibili a quelli derivanti dalla caduta degli alberi, la caduta di comignoli e muretti. A rischio pannelli solari e fotovoltaici. Nelle vecchie costruzioni a volte si può avere la caduta verso l&#8217;esterno dei parapetti solari e quindi del rinfianco retrostante. I pericoli più seri sono per le strutture con coperture leggere o fatte da elementi non connessi (lastre, onduline,  tegole, ecc..) o in caso di rottura o apertura accidentale dei serramenti. In questo caso, la corrente che si può instaurare all&#8217;interno dell&#8217;abitazione può avere effetti devastanti. L&#8217;evento non è raro in quanto anche gli oggetti minuti scagliati contro una tapparella o un vetro camera le rompono facilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il mio San Vito &#8211; 22 &#8211; 23 &#8211; 26 &#8211; il Campo di pallone</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io lo ricordo ancora con le porte da scirocco a tramontana, senza muri, con i pali e le traverse in legno e senza reti, nè intorno al campo nè alle porte. Una spianata di tufo, però con tutte le misure apposto. Ci giocavano la San Giorgio e la Ortelle, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Io lo ricordo ancora con le porte da scirocco a tramontana, senza muri, con i pali e le traverse in legno e senza reti, nè intorno al campo nè alle porte. Una spianata di tufo, però con tutte le misure apposto. Ci giocavano la San Giorgio e la Ortelle, con tanto di derby cittadino. Le tribune erano un piccolo rialzo della roccia non livellata grosso modo poco fuori il centro campo. Mia madre mi racconta che per farlo seppellirono una <em>vora</em> naturale più grande di quella gemella usata per buttarci la spazzatura un centinaio di metri più a sud.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/san_vito_campo.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6048]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6050" title="san_vito_campo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/san_vito_campo-600x527.jpg" alt="" width="600" height="527" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non ricordo di averci mai giocato. Forse non c&#8217;erano ancora gli economici palloni di plastica e forse ero troppo piccolo per dare un  calcio al pallone di cuoio dei grandi. Intorno sul lato di ponente (23) c&#8217;erano ancora le vecchie rocce col timo, piccole buche in cui bruciavamo vecchi scarponi e i soliti grilli.  Sul lato opposto (26) un angolo morto sempre pieno di roba di scarto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che un giorno lo spettacolo fu vedere mio zio Lucio, un giovane esagerato nel fisico e nella bravate, di ruolo portiere, rompere con una mazza la base di cemento dei pali. Da lì a qualche mese arrivarono le ruspe e il campo cambiò direzione, ebbe una doppia recinzione in rete e in muratura, una biglietteria e gli spogliatoi. Le norme per giocare in terza categoria erano cambiate e ci si dovette adeguare, regole che non tenevano in alcun conto i rischi dei fuori campo nell&#8217;orto di un sempre più incazzato Bobby Solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano anni che la gente pagava per vedere la terza categoria, gli anni del boom demografico, con una squadra e riserve in ogni paesino.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/squadre.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6048]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6052" title="squadre" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/squadre-600x347.jpg" alt="" width="600" height="347" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ci hanno giocato in tanti su quel campo, per anni anche i paesi vicini come le squadre del Vignacastrisi e del Castro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tufo e la sansa con cui era fatto il fondo, piano piano, presero strade diverse. La sansa preferì seguire il vento di tramontana accumulandosi da un lato, il tufo volò in cielo lsciando sole le pietre del sottofondo. Comparve agli angoli anche una forma vegetale di inaspettate erbe infestanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatti in campo e fuori ne potremmo raccontare tanti: il tifo, gli sfottò, i pittoreschi presidenti, i campioni e le schiappe, i finali di partita con qualcuno che insisteva a parlare a quattr&#8217;occhi con l&#8217;arbitro. Fu una fabbrica di soprannomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amministratori, stranamente, insistevano per chiamarlo Impianto Sportivo. Forse, perchè sul lato nord ci avevano tracciato l&#8217;impronta di due campi, uno di pallavolo e uno di pallacanestro. Quello di pallavolo durò poco, poi qualcuno portò via la rete. Di quello di pallacanestro restarono i tralicci in ferro dei canestri, mai usati e arrugginiti, che qualche buontempone, anni dopo  notte tempo, trasportò in piazza davanti al Municipio per dargli una morte gloriosa dopo tutti quegli anni di inutilità.</p>
<p style="text-align: justify;"> Su quel lato ci fecero pure una gradinata di muratura di pochi scalini che rimasero deserti per anni  a causa di un fantomatico collaudo che non arrivava mai.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/campo_squadra.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6048]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6054" title="campo_squadra" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/campo_squadra-600x350.jpg" alt="" width="600" height="350" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una nottata, il muro dietro gli Impianti Sportivi, sfottuto dalla tramontana, decise di arrendersi e si stese per terra. Lo rialzarono abbastanza subito: erano gli anni che le società sportive ricavavano qualcosa dai biglietti venduti agli spettatori e lo spazio indiscreto fu subito chiuso.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anno che costruirono un nuovo servizio igienico affianco agli spogliatoi e sopra ci realizzarono una vasca di riserva per l&#8217;acqua, ci andavamo ogni estate a farci il bagno in cinque-sei per volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Pomeriggi e domeniche sempre uguali hanno accompagnato la nostra giovinezza, tutto sembrava immutabile, tranne la fine della terza categoria, la competizione ufficiale della FIGC che cominciò a costare troppo per un paese che piano piano non amava più il calcio distratto dai nuovi giochi nei bar, i motorini e  le auto. Erano cominciati gli anni dei tornei cittadini e le amichevoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/campo_san_vito_2.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6048]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6055" title="campo_san_vito_2" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/campo_san_vito_2-600x382.jpg" alt="" width="600" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un pomeriggio, durante una di queste partite, venne giù tutto. Come in un film al rallentatore. Coi giocatori col culo al vento e la faccia al riparo dalla terra ficcante tutti viddero il muro di levante cappottarsi dietro la porta e seppellire una coppia di fidanzati ferma in auto alle sue spalle. Iniziarono così gli anni 80, quelli del Drive In con la gente in macchina al caldo e al comodo a vedere le partite dove prima c&#8217;era un muro di troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, dopo un po,  come una malattia, venne giù il muro di scirocco e arrivò l&#8217;ordinanza del Sindaco che invitava ad andare a portarsi via tutti i conci crollati, e pure quelli in piedi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Otto-calcio.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6048]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6057" title="Otto calcio" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Otto-calcio-600x411.jpg" alt="" width="600" height="411" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Iniziarono gli anni 90, quelli della  Glasnost, la trasparenza. Si ritornò a vedere da ogni parte ogni cosa, come se San Vito avesse sputato quei muri inutili e mai amati.</p>
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		<title>Genealogia &#8211; I Carrozzo a Castro</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:01:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Carrozzo è un cognome chiaramente salentino, con una certa dispersione in Italia non solo concentrata nelle solite aree metropolitane di immigrazione (Torino, Milano, Roma, ecc&#8230;). Per quanto riguarda lo studio genealogico in corso, la diffusione principale salentina, ci mette sull&#8217;avviso a prestare una certa attenzione sulla possibilità di una migrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Carrozzo è un cognome chiaramente salentino, con una certa dispersione in Italia non solo concentrata nelle solite aree metropolitane di immigrazione (Torino, Milano, Roma, ecc&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/carrozzo_gens.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6026]"><img class="alignnone size-full wp-image-6027" title="carrozzo_gens" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/carrozzo_gens.jpg" alt="" width="516" height="592" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda lo studio genealogico in corso, la diffusione principale salentina, ci mette sull&#8217;avviso a prestare una certa attenzione sulla possibilità di una migrazione di più soggetti sia in immigrazione che in emigrazione nella  città di Castro, e non dare per scontato una continuità parentale tra i portatori di questo cognome.</p>
<p style="text-align: justify;">E difatti il primo Carrozzo documentato in Castro è <strong>Francesco CARROZZO</strong>, nato a Vignacastrisi, che nel <strong>Catasto Onciario</strong> del <strong>1749</strong> ha già ben 59 anni (nato nel 1691) , di professione bracciante e sposato per la seconda volta. Ai fini dell&#8217;imposizione fiscale, per cui il Catasto Onciario viene istituito, Francesco non possiede beni in Castro ma paga solo il <strong>testatico</strong> sulle persone di famiglia che viene censita appunto composta dalla seconda moglie, Porzia Tempesta, di 45 anni e i figli di primo letto, Ippazio (anni 30), Medico (anni 25), Rosario (anni 26) e Filippo (anni 22). Probilmente un bracciante che in affitto dentro la cinta delle mura deciderà di allevare, con fortunatissima discendenza,  la sua prole definitivamente in Castro.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima moglie è Cassandra Donadeo, mentre dalla seconda moglie, Porzia, avrà altri tre figli: Genoa, Pasquale e Saveria.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio degli Stati delle Anime del settecento fanno ipotizzare un diagramma su cui restano pochi dubbi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/motuli_1900.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6026]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6028" title="motuli_1900" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/motuli_1900-600x438.jpg" alt="" width="600" height="438" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Restano da confermare, con l&#8217;esame dei singoli appunti annotati (battesimo, cresima, matrimonio e morte), la prima discendenza di Medico Carrozzo, se diretta dall&#8217;antenato Francesco o da uno dei suoi figli, anche se la prima ipotesi è più credibile per lo studio dell&#8217;età. E&#8217; da osservare già la presenza in Castro di altri cognomi storici (Schifano, Coluccia, Fersini, Capraro, Ciriolo) e di altri cognomi ormai estinti (Donadeo).</p>
<p style="text-align: justify;">Altra caratteristica diffusa su tutta la genealogia interessata la <strong>diffusione del nome Medico</strong>, sia al maschile che al femminile, presente anche collegato ad altri cognomi coevi, che ormai è completamente estinto. Rimarca probabilmente una diffusione o una ripresa della devozione settecentesca ai <strong>Santi Medici</strong> venerati nei centri vicini o per qualche ragione anche in Castro, forse legato alle ultime dolorose pestilenze. Non è un caso che nello stesso periodo, nella Cripta della Madonna della Grotta della vicina Ortelle, viene ridipinto un altare laterale con l&#8217;effige dei Santi Medici (Cosma e Damiano) in un elegante vestito da medico della moda corrente settecentesca. I nomi propri dei due santi (Cosma e Damiano) però vengono usati pochissimo, Cosma più al femminile, Damiano addirittura in due tre casi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/1280px-Ortelle_Affresco_Abside_destra.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6026]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6066" title="1280px-Ortelle_Affresco_Abside_destra" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/1280px-Ortelle_Affresco_Abside_destra-600x332.jpg" alt="" width="600" height="332" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">  Il trasferimento del cognome Carrozzo, dunque, sembra svilupparsi secondo la discendenza <strong>Francesco &gt; Medico &gt; Lazzaro</strong> col nipote Lazzaro che infine sposa Medica Ciriolo. A sua volta il cognome è trasferito solo dal discendente <strong>Medico </strong>(pronipote)<strong>, </strong> che contrae ben tre matrimoni, caratteristica questa quasi scontata in una società che privilegia il matrimonio a qualunque costo per la cura dei figli orfani e per nuova discendenza,  anche con matrimoni a pochi mesi dallo stato vedovile. Quasi banale, poi,  nella sua drammaticità la mortalità infantile di cui sono pieni i registri parrocchiali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Carrozzo nell&#8217;Ottocento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/carrozzo_800_1900.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6026]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6038" title="carrozzo_800_1900" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/carrozzo_800_1900-600x427.jpg" alt="" width="600" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dunque Medico Carrozzo si sposa tre volte: dal primo matrimonio con Vita Monaco avrà un figlio <strong>Lazzaro</strong> (primo ramo evidenziato in fucsia) che avrà per figlio Donato (il nome Donato è un&#8217;altra caratteristica nella discendenza ottocentesca) che a sua volta avrà come figlia Concetta Carrozzo andata in sposa a Salvatore <em>Motulo</em> e Bernardino, padre di Giuseppe <em>Fricula</em>. Tre figli di Lazzaro (Antonio, Addolorata e Donata) contraggono un triplo matrimonio con tre fratelli Coluccia (Palma, Gaetano e Ippazio), fatto raro ma non unico. Dal secondo matrimonio con Medica Schifano nascerà il secondo ramo con Donato e Giuseppe (ramo colorato di rosso) che a sua volta si divide in dua ampie popolazioni con capofila principale Salvatore (1862) per la linea di Giuseppe e con capifila principali Gabriele (1838) e Salvatore per la linea di Donato. Da Gabriele (1838) si avrà la linea dei <em>Terremoti</em> con Donato (1883) e da Salvatore (1844) la lunga discendenza maschile di Donato (1879)  con ben 8 discendenti di sesso maschile.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal terzo matrimonio di Medico Carrozzo con Giuseppa Piccinno pare non venire discendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente sotto queste discendenze possiamo riassumere tutti i Carrozzo presenti in Castro escludendo che altri rami più remoti abbiano trasferito il cognome.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiutatevi con i due diagrammi per venirci a capo, il primo è più puntato sul Settecento, il secondo attraversa tutto l&#8217;Ottocento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mistero dei Motuli.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo promesso di sciogliere il <strong>mistero dei Motuli</strong> in un altro post e dunque circa i Motuli  ormai non sussistono più dubbi. Il soprannome viene da un vero e proprio cognome <strong>Motole</strong>, cognome della moglie di Giuseppe CARROZZO, morto piuttosto giovane per cui il cognome della vedova ha preso sopravvento sull&#8217;intera famiglia specie in presenza di molte omonimie tra cugini. Da Giuseppe Carrozzo e Annunziata Motole nascono tre figli, Gabriele, scapestrato, si racconta che dilapidò la sua parte di proprietà e che dovette emigrare nel Brindisino dove sposò Rosa Micello, di Orie ed ebbe almeno due figli che chiamò rispettosamente Giuseppe ed Annunziata come il padre e la madre. Per qualche tempo i discendenti vennero a fare visita ai cugini rimasti a Castro. I racconti dei più anziani ricordano un Gabriele pronto a lasciare il paese natio affranto dal dolore che, con versi poetici, salutava il paesello natio senza pudori. La sorella Concetta Carrozzo <em>Motula</em>   tornerà a sposarsi un ortellese, Salvatore Basile. Il terzo fratello, Salvatore, il vero <em>Motulu</em> si sposerà con una omonima della sorella Concetta Carrozzo, del primo ramo Carrozzo, quello di Lazzaro figlio di primo letto di Medico Carrozzo. Di lui i più anziani ricordano facesse il pastore con l&#8217;ovile (<em>curti</em>) in fondo a via Barberini, dove i Carrozzo attuali, possiedono ancora pezzi di terreno e case. E ricordano le sue greggi passare sulle mura ancora integre che cingevano l&#8217;acropoli sul lato di Scirocco.</p>
<p style="text-align: justify;">A guardare bene, anche nello Stato delle Anime già citato del 1749 è censito tale <strong>don Basiglio Motole</strong> di Poggiardo tra i sacerdoti forestieri della Mensa Vescovile di Castro, ma senza apparenti legami con i Carrozzo se non la sola conferma dell&#8217;esistenza di un cognome Motole nella Contea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Annunziata Motule nasce a Ortelle da Domenico Antonio Motule e Giovanna Capraro</strong>. Probabilmente legata dalla madre Giovanna Capraro a Castro in qualche modo ritorna a sposarsi nel paese della madre. A Ortelle resta il fratello Giuseppe, che non trasferirà il cognome. Il ritorno in paese di una figlia nata da un cittadino emigrato dalla generazione precedente non è raro, anzi! Due sorelle Campa, nate a Sanarica, ma di madre castriota torneranno a Castro per sposare due fratelli Capraro e per imporre ai propri figli il nome caratteristico di molti Capraro, Gennaro, nome del rispettivo padre sanarichese Gennaro Campa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dei Capraro parleremo in un altro post.</p>
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		<title>Addio Costa Serena</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 19:38:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non ti vedremo passare più. La canea dei giornalisti e del popolino ha già deciso. Sei troppo pericolosa. Hanno già deciso che un comandante di quel livello, con carte e  scandagli e  non è capace di avvicinarsi alla costa, fosse pure per entrare in un porto. Dopo due giorni hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ti vedremo passare più. La canea dei giornalisti e del popolino ha già deciso. Sei troppo pericolosa. Hanno già deciso che un comandante di quel livello, con carte e  scandagli e  non è capace di avvicinarsi alla costa, fosse pure per entrare in un porto. Dopo due giorni hanno finalmente scoperto che la tua sorellina è morta per uno stupido gioco, per un inchino, una cosa di diletto che chiaramente in una vacanza, si vede, ci sta proprio male.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/COSTA_SERENA.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g6019]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6020" title="COSTA_SERENA" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/COSTA_SERENA-600x378.jpg" alt="" width="600" height="378" /></a></p>
<p>Ma dirlo, è come dire che un comandante e tanti validi ufficiali non sanno navigare, non sanno portarsi sottocosta per pararsi dai pericoli dei venti o sbarcare gente a terra in emergenza. Che non sanno avvicinarsi ad un porto, sia quello programmato che in un altro alternativo alla bisogna. Un paese isterico, che nel primo tempo batte le mani e poi nel secondo crocefigge, ha deciso che l&#8217;arte del navigare è un orpello inutile. Se ne stessero le navi al largo, pure quelle che devono fare una dozzina di entrate e uscite dai porti in una settimana. Di sbagliato in questa tragica storia c&#8217;è solo un errore di navigazione: potevano commetterlo in avvicinamento alla disabitata isola del Giglio o nel trafficato imbocco del porto di Genova. Lo hanno commesso in un punto dove nulla poteva essere scusato. Troppo noti quei fondali, troppo avanzata la tecnologia di bordo disponibile. Di questo solo hanno colpa il comandante e i suoi ufficiali fino al momento dell&#8217;abbordo. Aver sbagliato a navigare, che per un marinaio è un&#8217;accusa peggiore di quella di aver giocato con le tradizioni cameratesche delle navi crociera.</p>
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		<title>Il Porto che non fu</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 20:52:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno cerca in tutti i modi e nel modo più attendibile possibile,  le testimonianze del passato, quasi scoraggiandosi, poi alla fine quello che voleva conoscere gli arriva a sorpresa per posta sotto forma di una banale strenna natalizia. Il progetto del Porto di Castro del 1905. Avevamo già parlato degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno cerca in tutti i modi e nel modo più attendibile possibile,  le testimonianze del passato, quasi scoraggiandosi, poi alla fine quello che voleva conoscere gli arriva a sorpresa per posta sotto forma di una banale strenna natalizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto del Porto di Castro del 1905.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevamo già parlato degli interessamenti in Parlamento dell&#8217;On. Codacci-Pisanelli perchè anche a Castro, dopo Tricase, si appprontasse un porto sicuro di livello nazionale di quarta classe. L&#8217;interpellanza per conoscere il grado di sviluppo del progetto è chiaramente uno stimolo al Ministro di turno perchè accelerasse l&#8217;impegno dell&#8217;incaricato Genio Civile quanto più possibile. Il parlamentare salentino non aveva bisogno dell&#8217;intervento ministeriale per conoscere il grado di approntamento del progetto, disponeva di molti agganci e amicizie per avere notizie più rapide e precise. Probabilmente batteva a denari, per avere la garanzia del successivo finanziamento, giocandosi al meglio la carta di una recente sciagura accorsa in quei giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Il sottoscritto chiede di interrogare l&#8217;onorevole ministro dei lavori pubblici sulla opportunità di far redigere al Genio civile un progetto per la sistemazione del porto di Castro di Diso</em>&#8221; &#8211; Codacci-Pisanelli, Atti del Parlamento italiano [7263] del 4.5.1903, insisteva il parlamentare, ripresentando la stessa interrogazione insoluta del 28.4.1903 [7060].  Tornava il Codacci-Piasanelli nel 1906 a voler conoscere &#8220;<em>il riparto della spesa per i piccoli porti</em>&#8221; interessandosi, via via, sempre più del porto della sua Tricase.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo anche annotato in quell&#8217;articolo che se il progetto fu curato dagli uffici provinciali del Genio civile, forse, qualcosa di quei documenti doveva ancora conservarsi da qualche parte. L&#8217;Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce ha raccolto un po di disegni proprio dagli archivi del Genio Civile provinciale  e ne ha fatto un originale, come sempre, calendario da tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto fu pronto un po prima del 1905 e la tavola della planimetria che è stata riprodotta nel calendario è probabilmente una variante, dove si nota, appunto, una sovrapposizione di due diverse soluzioni di allineamento dello sbarramento di mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto è datato 8 maggio 1905 ed è a firma dell&#8217;Ing. Domenico Minchilli. Un lavoro non da poco quello della progettazione dei porti, sia per la quantità dei lavori che vanno stimati nella massima precisione possibile, sia la misura dei fondali, che per tutte le opere di collegamento del porto alla viabilità esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">La planimetria è questa, cliccandoci sopra si ha la possibilità di ingrandirla e apprezzarne i dettagli. Ho corretto col fotoritocco solo segni dei pieghi dei fogli che ne disturbavano la comprensione.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/porto_1905_variante.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5992]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5994" title="porto_1905_variante" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/porto_1905_variante-600x547.jpg" alt="" width="600" height="547" /></a></p>
<p>Dopo un po di riflessioni su come sarebbe potuto essere oggi, dopo 100 anni, Castro con quel porto, con le barche ai Camerini e i bagnanti ancora alle Tagliate, la presenza di molti dettagli mi confortava che la planimetria doveva essere ben fedele nella rappresentazione dei luoghi e addirittura poteva datarmi molti elementi urbanistici di Castromarina.</p>
<p>Pulendo un po il colore con cui erano riportate le parti di progetto e le tracce del disegno, ho ricavato una planimetria su come quei luoghi furono rilevati e disegnati nello stato di fatto nel 1905 o poco giù di li. Il disegno presenta l&#8217;indicazione di numerose linee di sezione e probabilmente saranno stati disegnati anche i profili di tali sezioni, necessari alla stima esatta della spesa per gli scavi e i ricolmamenti, comunque l&#8217;infittimento è tale che mi ha sincerato di una certa precisione topografica frutto di accurate misurazioni.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/porto_1905_stato.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5992]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5999" title="porto_1905_stato" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/porto_1905_stato-600x549.jpg" alt="" width="600" height="549" /></a></p>
<p>Per aiutarvi a riconoscere i luoghi ho riportato il vecchio disegno (stato di fatto)  sulla sistemazione attuale della rada di Castro che comprende anche il nuovo Porto (1954-1984-2011).</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Porto_2011.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5992]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5997" title="_Porto_2011" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Porto_2011-600x333.jpg" alt="" width="600" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Concentrandoci solo sull&#8217;area del vecchio disegno, sicuramente in originale più grande della dimensione riprodotta nella strenna natalizia, possiamo acquisire moltissime informazioni.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Porto_2011_zoom.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5992]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5998" title="_Porto_2011_zoom" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Porto_2011_zoom-600x524.jpg" alt="" width="600" height="524" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le tante segnalo:</p>
<p style="text-align: justify;">- la forma e la posizione del porto vecchio prima ancora dei lavori degli anni &#8217;30;</p>
<p style="text-align: justify;">- la forma originaria dello &#8220;scoglio di Enea&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">- il nome geografico dello scoglio detto del Carducci (Punta Torretta);</p>
<p style="text-align: justify;">- l&#8217;uso del nome di Punta Perchie</p>
<p style="text-align: justify;">- il tracciato finale del Canalone ancora scoperto;</p>
<p style="text-align: justify;">- la sistemazione di Piazza Dante;</p>
<p style="text-align: justify;">- la posizione della scala di accesso al Porto</p>
<p style="text-align: justify;">- l&#8217;assenza di un ponte tra la Piazza e il resto della marina, però l&#8217;esistenza del Ponte Stasi con l&#8217;attuale gradinata;</p>
<p style="text-align: justify;">- la presenza solo di alcuni fabbricati, tra cui Villa Linuzza, Palazzo Stasi e Villa D&#8217;Ostuni. E&#8217; riportato il palazzo interessato dal crollo del 2009 ma non il fabbricato adicente (ex Palazzina Sansò) che ospitava lo Speran Bar e la Tabaccheria, a  conferma che i due edifici nacquero ben distinti. Della successiva palazzina verso mare è addirittura possibile notare lo scavo di spianamento segno che la costruzione era imminente;</p>
<p style="text-align: justify;">- un diverso percorso di Via Duca del Mare e ancora molti spazi liberi probabilmente occupati ancora dalle vecchia tagliate anche di epoca messapica che si vedono in alcune foto.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/porto_1905_stato_particolare.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5992]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6000" title="porto_1905_stato_particolare" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/porto_1905_stato_particolare-600x421.jpg" alt="" width="600" height="421" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sperone del traforo era probabilmente occupato da grotticelle e stanzette ma non sfondato, cosa che poi si fece probabilmente solo nel 1954.  Nei lavori del 1905 l&#8217;idea del traforo comunque già c&#8217;era. Curiso notare la forma dello scoglio isolato fuori dallo sbarramento in pietrame forse ricavato da un taglio per un canale fatto ad arte, oppure tagliato apposta per metterci quelle cabine a palafitta che si vedono ancora in piedi nelle foto dei lavori degli anni &#8217;30. Si dice che ospitassero le religiose di Castro e Marittima che non facevano i bagni alla Grotta del Conte come tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia poi prese un&#8217;altra piega. I lavori, benchè addirittura appaltati, non vennero avviati perchè ormai la grande guerra era alle porte. Negli anni &#8217;30 si sistemò alla meglio il Porto vecchio, si costruì una nuova strada di accesso (Via Scalo delle Barche), una Piazza Dante più grande con un ponte nato per il passaggio della Litoranea salentina.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni &#8217;50 si rimise mani al progetto di un nuovo porto e questa volta si decise di sbarrare le acque delle Tagliate e della Grotta del Conte e fu proprio un&#8217;altra storia.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Porto_1954_21.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5992]"><img class="alignnone size-medium wp-image-6002" title="_Porto_1954_2" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/Porto_1954_21-600x332.jpg" alt="" width="600" height="332" /></a></p>
<p>Il disegno, oltre che bello graficamente, merita di essere acquisito al patrimonio storico della città di Castro e credo non sarà difficile averne una buona copia originale, magari completa dei disegni di prospetto e di sezione. Ma anche dei documenti contabili e illustrativi, in cui non è difficile scoprire fatti storici, nomi toponomastici, piccole considerazioni.</p>
<p>Numero di visitari univoci su questo Blog dal 1.1.2012: n.3026</p>
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		<title>La Festa dell&#8217;Annunziata dal 1886 &#8211; Tra processioni e spari di mortaretti</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 21:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le tante particolarità degli archivi parrocchiali, si ritrovano appunti e annotazioni, fuori da qualsiasi logica di ordine, che cercano posto nella poca carta disponibile a quei tempi. Sono appunti di fatti spesso di molto posteriori alla pagine principali e che si sono  salvati proprio per essere legati a documenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra le tante particolarità degli archivi parrocchiali, si ritrovano appunti e annotazioni, fuori da qualsiasi logica di ordine, che cercano posto nella poca carta disponibile a quei tempi. Sono appunti di fatti spesso di molto posteriori alla pagine principali e che si sono  salvati proprio per essere legati a documenti parrocchiali importanti, spesso obbligati alla tenuta, che  più di altri sono stati custoditi e conservati.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi l&#8217;appunto a futura memoria di Don Gabriele Ciullo del 31 maggio 1886 per ricordare i festeggiamenti di quell&#8217;anno organizzati per ringranziamento al restauro della Cattedrale e l&#8217;impegno (<em>fatto voto</em>) del popolo di ricelebrare annualmente nel 31 maggio di  ogni anno una messa solenne, un TeDuem e l&#8217;esposizione solenne del Sacramento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/sparo.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5982]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5985" title="sparo" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/sparo-600x151.jpg" alt="" width="600" height="151" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scritto è ricavato nelle pagine bianche che anticipavano lo stato delle anime del 1885, in calligrafia e con linguaggio ormai quasi in italiano moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Testo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per futura memoria</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Nel di 31 Maggio 1886 cadde in parte questa Chiesa Parrocchiale ex Cattedrale di Castro senza produrre alcuna disgrazia, quantunque si trovassero presenti varie persone, fra le quali l&#8217;Arciprete Gabriele Ciullo che fu quasi sepolto dalle macerie; ma mercé la generosa carità di Monsig. L. Rocco Cocchia Arcivescovo di Otranto e del suo fratello Domenico Cocchia Vescovo di Tebesta e amministartore apolostolico dell&#8217;Archidiocesi di Otranto, e di vari benefattori della Provincia, si è riedificato in parte e ristaurata in tutto, erogandosi la somma di lire settemila, raccolta dal detto Archiprete Ciullo affrontando perciò fatiche e sacrifici fino a cercar la limosina per la Diocesi e fuori e perciò nella vigilia del S. Natale dello stesso anno, compitisi i lavori si fece la solenne inaugurazione. Verso le ore due pomeridiane cominciarono a suonare a festa i sacri bronzi, ed espostasi la Statua di Maria S.ma Annunziata, Protettrice di questa Città, si cantorono dal Capitolo Collegiale i solenni Vespri. Verso le ore 5 p.m. i R.ndi Canonici accompaganti dalla Confraternita e dal popolo uscivano processionalmente dalla cappella della Congregazione portando Gesù Sacramentato, e dopo il giro della Città <strong>fra lo sparo dei mortaretti e lo squillo delle campane</strong> si giunse nella Chiesa Colleggiata. Allora si cantò l&#8217;Inno Ambrosiano in rendimento di grazie, e quindi del lodato Arciprete si tenne un discorso di corcostanza tra le lacrime del Popolo, e si compì la funzione con la Benedizione del S.mo Sacramento.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>___</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In rendimento di grazia per tanti favori, il popolo ha fatto voto di cantarsi annualmente una messa nel di 31 Maggio, ed il TeDeoum nella sera, espostosi solenenmente il Sacramento.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In Fede Gabriele Can.co Arciprete Ciullo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>___</em></p>
<p>Un piccolo fatto annotato che ci dice tante cose, come la presenza attiva della Confraternita e la debolezza economica di un paese in bilico tra l&#8217;antico abbandono e la speranza di un futuro per quel movimento di villeggianti danarosi che fanno i primi bagni giù al porto. Castro in quel giorno conta poco più di 300 abitanti ed è tutta racchiusa nel suo centro storico, e ancora chiusa dalla Porta Terra. Qualche famiglia è scesa giù al porto a fare turismo quando il termine turismo non era stato ancora coniato. Ma le nuove strade provinciali dello stato unitario erano state già impostate, e Castro, anche se con un po di ritardo,  era stato finalmente collegato tramite Ortelle e Vignacastrisi alla provinciale Lecce-Maglie-Leuca e la sua bellezza, il suo mare, le sue grotte  non potevano non  suscitare l&#8217;interesse dei primi villeggianti e dei tanti turisti dopo.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/festa.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5982]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5986" title="festa" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2012/01/festa-600x254.jpg" alt="" width="600" height="254" /></a></p>
<p>Non è dato sapere se nell&#8217;anno seguente, nel maggio 1887, si sia ripetuta la promessa celebrazione e tantomeno se si sia ripetuto lo sparo dei mortaretti. O se tutto si confuse nella festa della Santa Protettrice che potrebbe aver cambiato data più volte, da maggio a marzo ed ora ad aprile.</p>
<p>Forse ci presero gusto coi fuochi d&#8217;artificio e spararono, sparano e, con la buona salute del Comitato di turno,  spareranno ancora.</p>
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		<title>Natale in corto</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 00:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Concorso per cortometraggi &#8211; 1^ Edizione &#8211; 30.12.2011 &#8211; Castello di Castro Padronanza della ripresa, sentimenti, passioni ma anche solo tanta buona volontà. Sei i corti in gara per il primo concorso Natale in Corto organizzato dalla Pro Loco di Castro a fine anno per la prima edizione. Giuria di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Concorso per cortometraggi &#8211; 1^ Edizione &#8211; 30.12.2011 &#8211; Castello di Castro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Padronanza della ripresa, sentimenti, passioni ma anche solo tanta buona volontà. Sei i corti in gara per il primo concorso Natale in Corto organizzato dalla <strong>Pro Loco di Castro</strong> a fine anno per la prima edizione. Giuria di assoluta qualità, tra cui il regista romano di origini pugliesi <strong>Giovanni Albanese</strong> a cui è stato consegnato nella serata il premio <strong>Zinzulusa d&#8217;Argento 2011</strong>, premio che dal 1984 viene assegnato a quanti hanno contribuito fattivamente alla valorizzazione del territorio salentino. Giovanni Albanese è il regista che ha realizzato &#8220;Senza arte né parte&#8221; (2011) film commedia con Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston, Donatella Finocchiaro, Hassani Shapi, Giulio Beranek, utilizzando come location delle vicende narrate il piccolo comune di Palmariggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/natale-in-corto-2011.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5955]"><img class="alignnone size-full wp-image-5971" title="natale-in-corto-2011" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/natale-in-corto-2011.jpg" alt="" width="600" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Presenti come giurati l&#8217;assessore al turismo e marketing della provincia Francesco Pacella, il responsabile della cultura della provincia di Lecce e vice presidente della Apulia Film commission Luigi De Luca, il giornalista Giovanni Guida, il regista e fotografo Giuseppe Fersini, impegnato in questi periodi dalle riprese del film in costume &#8220;La leggenda di Castro&#8221;, l&#8217;artista Mary Coluccia e il Sindaco del Comune di Castro a completare la giuria.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/giuria.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5955]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5956" title="giuria" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/giuria-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Sei i corti in competizione:</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo &#8220;<strong>Salento de finibus terrae</strong>&#8220;, un corto-documentario curato da Giuseppe e Salvatore Monteduro tutto dedicato al Salento; il secondo puntato su temi sociali girato appositamente per il concorso da Gabriella De Santis e Margherita Coluccia dal titolo &#8220;<strong>Amic</strong>i&#8221;; poi ancora &#8220;<strong>Pacco</strong>&#8221; del 2006 curato da Cristian Colella; momenti quotidiani di passione sportiva in &#8220;<strong>Le nostre vite</strong>&#8221; presentato da Maria Coluccia; ancora un corto-documentario presentato da Adino Giuseppe Rizzo su &#8220;<strong>La tradizione artigianali in Castro</strong>&#8220;. Presentato, inoltre, il documentario &#8220;<strong>Gente di mare</strong>&#8221; di Assunta Spagnolo e <strong>alcune interviste realizzate nel 2008 ad alcuni anziani personaggi storici della comunità castrense</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi i premi assegnati, sia per il soggetto, per la fotografia, la critica giornalistica, la solidarietà, le tematiche ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si è aggiudicato il premio più prestigioso &#8220;Amici&#8221; di Gabriella De Santis e Margherita Coluccia</strong>, un corto impegnato nel sociale sul tema del bullismo, girato con attori ancora bambini, una ulteriore difficoltà per chi si cimenta nell&#8217;arte cinematografica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/primi.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5955]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5965" title="primi" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/primi-600x442.jpg" alt="" width="600" height="442" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Molte le considerazioni fatte sul palco dagli ospiti della giuria sia sul concorso, sul cinema, i risvolti sulla società locale delle manifestazioni culturali e infine la raccomandazione da parte del regista Giovanni Albanese di perseverare nell&#8217;iniziativa e specialmente continuare con i cortometraggi vera fucina di tanti registi professionisti.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>video saranno quanto prima pubblicati sul sito della <a title="Pro Loco Castro" href="http://www.prolococastro.it/wp/">Pro Loco</a></strong> e si pensa già ad un appuntamento semestrale invernale ed estivo in cui valorizzare adeguatamente la passione di tanti amatori che spesso non riescono a pubblicizzare adeguatamente  il risultato di tanto lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella slide le foto della serata.</p>
<p><object width="600" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fangelo.micello%2Falbumid%2F5692051182172225425%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="600" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fangelo.micello%2Falbumid%2F5692051182172225425%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object></p>
<p>Numero di visite su questa pagina dal 1.1.2012: n.3026</p>
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		<title>La terza via di Antonio Chiarello</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 19:54:16 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra pupazzi di creta di pochi centimentri e presepi viventi a grandezza naturale (!), Antonio Chiarello sceglie la terza via dei pupazzi a grandezza naturale. Certo, sono solo su cartonato rigidamente bidimensionale, ma è la prima volta che vedo dei pupazzi di presepio che si autocitano. Gli originali erano poverissimi pupazzi di creta, col filo di ferro al loro interno per reggere meglio gli strapazzi. Delicatissimi, più erano raffinati e più si rompevano facile. Ora un braccio, ora una gamba. Per un po&#8217; restavano pensoloni sul filo di ferro, poi ti restavano mano nella mano. Ogni anno aprire la scatola dei pupazzi era un&#8217;ansia, un viaggio al mercatino quasi d&#8217;obbligo. I pupazzi fotografati sono quelli un po naif, un po boteriani,  miracolosamente conservati, della Nena du Miliu Martanu, fotografati uno per uno e incollati a grandezza umana su un compensato opportunamento conformato.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC00381.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5939]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5942" title="DSC00381" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC00381-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Ma il presepio dei pupazzi che si autocelebrano è solo una parte del gioco. In realtà Antonio Chiarello, sopravvissuto come i suoi pupazzi alla decimazione della cultura ortellese, punta a spostare i riflettori della scena più verso il contenitore dell&#8217;installazione che il contenuto.</p>
<p><strong>La torre dell&#8217;orologio in Piazza San Giorgio ad Ortelle.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Torre dell&#8217;orologio, sedile, mercato, chiazza cuperta</em>, tanti nomi per tante funzioni sempre diverse. E anche un posto diverso. Demolita la vecchia torre al centro di Piazza San Giorgio quasi in asse con l&#8217;ingresso principale della chiesa matrice fu ricostruita più a sud nell&#8217;attuale posizione in un rigoroso stile moderno negli anni &#8217;30. Chiarello raccoglie un po di vecchie foto e illustrazioni per descrivere la storia dell&#8217;edificio, che con il suo androne a porticato, in questi quasi cento anni di vita ha visto di tutto. Mercato di verdura, macelleria pubblica, garage per le auto del comune, cucina per le sagre in piazza, rifugio pubblico per la pioggia.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_04.png.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5939]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5943" title="presepio_04.png" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_04.png-600x421.jpg" alt="" width="600" height="421" /></a></p>
<p>Di questa assenza di identità l&#8217;edificio non è ancora guarito. Tolti i macchinari della macelleria pubblica resta ancora un incongruo cancello e una parete tamponata che qualche sindaco troppo superficiale decise di chiudere per sacrificare un pezzo di architettura a legittimi bisogni occasionali che potevano trovare soluzione altrove.</p>
<p>Chiarello ci dice che quello spazio va ripreso, fosse pure per farci aspettare sotto gli studenti del mattino nelle mattine di sole e di pioggia. O appunto per usarlo per mostrare qualcosa di più interessante di quei nudi muri bianchi oltre il cancello.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_06.png.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5939]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5944" title="presepio_06.png" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_06.png-600x410.jpg" alt="" width="600" height="410" /></a></p>
<p>Le foto raccolte da Antonio ci mostrano una prima scarna e povera torre dell&#8217;orologio, senza orologio, poi rivestita di decori in pietra leccese, con nuovo orologio meccanico. Occupava decisamente quasi metà dell&#8217;attuale Piazza e distava di alcune piccole casette dall&#8217;attuale Municipio.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_05.png.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5939]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5945" title="presepio_05.png" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_05.png-600x701.jpg" alt="" width="600" height="701" /></a></p>
<p>L&#8217;impianto e la funzione erano già ben definite: una torre d&#8217;angolo e alcuni locali alla sua base forse del dazio o una cappella caratterizzati da una fila di mensoloni (beccatelli) verso la sommità.  La torre è scarna, quasi priva di decori.</p>
<p>Nella ripresa seguente, caratterizzata dall&#8217;assenza della mole dell&#8217;Istituto De Viti, e quindi almeno degli anni venti, è più facile cogliere la distanza tra il Palazzo Tronci (ora Municipio) e la torre nella prima posizione.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_07_b.png.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5939]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5946" title="presepio_07_b.png" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_07_b.png-600x571.jpg" alt="" width="600" height="571" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La torre fu abbattuta, come pure i piccoli casamenti alla sua base, ed arretrata verso sud di almeno una ventina di metri. Fu ricostruita nello stile razionale degli anni &#8217;30, molto lineare, caratterizzata solo da alcuni costoloni d&#8217;angolo anch&#8217;essi molto lineari.  In alto un orologio bifacciale meccanico con carica a peso come tradizione ma con numeri arabi. Negli anni settanta un socialismo progressista decise che ci si doveva aggiungere una sirena d&#8217;allarme che ricordasse ai padroni e ai braccianti nei campi e nelle fabbriche che era ora di fare colazione o smettere di lavorare. L&#8217;effetto era da allarme aereo, e tragicamente imitato dagli altri comuni della zona.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepe-esterno.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5939]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5947" title="presepe esterno" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepe-esterno-533x800.jpg" alt="" width="533" height="800" /></a></p>
<p>Per rivederlo e rifletterci un po su, come in fondo vi chiede di fare l&#8217;artista con questo allestimento, approfittate del presepio di quest&#8217;anno e del programma natalizio di contorno.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_03.png.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5939]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5948" title="presepio_03.png" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/presepio_03.png-562x800.jpg" alt="" width="562" height="800" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Genealogia &#8211; Il mistero dei Motuli</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 14:07:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una pesca con le reti alla deriva è quella con le motulare, una lunga rete di circa 200-300 metri e alta 10-11 metri che si cala in mare secondo un percorso circolare e si abbandona alla corrente marina. Il nome stesso indica come preda il tombarello (motulu), una varietà meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una pesca con le reti alla deriva è quella con le <em><strong>motulare</strong></em>, una lunga rete di circa 200-300 metri e alta 10-11 metri che si cala in mare secondo un percorso circolare e si abbandona alla corrente marina.</p>
<p>Il nome stesso indica come preda il <strong>tombarello</strong> (<em><strong>motulu</strong></em>), una varietà meno pregiata del tonno.</p>
<p>Scrive lo storico Girolamo Marciano: <em>&#8220;Sono i tonni che si pigliano in questi tempi (<em>marzo, aprile, e maggio) </em>di quattro specie: la prima è di quelli piccoli quando nascono, che si chiamano <strong>cardile</strong>; fatti più grandi, si dicono <strong>limose</strong>, e compiuto l’anno, <strong>tonni</strong>. Di questi ultimi se ne pigliano di meravigliosa grandezza, cioè di rotola cinquanta l’uno (40 kg). La seconda specie sono i <strong>tonnotteri</strong>, che chiamano <strong>ziri</strong>, de’ i quali il più grosso è di rotoli dieci (8 kg). La terza specie sono le <strong>palamite</strong>, di cui la maggiore è di rotoli tre (2,5 kg). La quarta ed ultima specie sono i <strong>moduli</strong>, peggiori di tutti gli altri, il maggiore dei quali non eccede il peso di libbre quattro (1,2 kg). <em>Dal ventre grosso de’ tonni si fa il tarantello, così detto dalla città di Taranto, e dalla loro schiena più carnosa e magra la tonnina. Dai tonnotteri, o zirrali, si fa la zurra, simile al tarantello.</em>&#8220;</em></p>
<p>Il pescato di tombarelli (motuli) nel periodo aprile-maggio era molto abbondante e il prezzo era abbastanza basso da consentire a molte famiglie di conservare scorte di conserva di motuli grazie anche alla nuova tecnica di conservazione in &#8216;olio di oliva inventata alla fine dell&#8217;Ottocento al posto del processo di salatura simile a quello del merluzzo.</p>
<p>Ma a Castro non è uso dare soprannomi di pesci ai suoi abitanti. A fronte di una disponibilità infinita di nomi e varianti di nomi di pesci l&#8217;uso nel soprannome è piuttosto raro. Mi sovvengono il nome Fuggiune e pochi altri.</p>
<p>Dato quasi per scontato che il soprannome <strong><em>Motuli</em></strong> di un ramo piuttosto numeroso dei Carrozzo sia derivato dalla tradizione marinara, mi sono dovuto ricredere almeno tre volte. Complice un matrimonio tra omonimi di cognome, Salvatore e Concetta Carrozzo, capostipiti dei Motuli, una ricorrenza  eccessiva di nomi di battesimo come Medico e Lazzaro tra gli antenati, la matassa è ancora lunga da sbrigliare. Pur essendo i due capostipiti abitanti di Castro nati agli inizi dello Stato unitario, la memoria ondeggia tra tante ricordanze. Di volta in volta erano attribuite origini ortellesi a Salvatore o a Concetta. Ma in Ortelle quel cognome non è abbastanza diffuso e poi non spiega l&#8217;origine del soprannome.</p>
<p><a href="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/motuli-1024x645.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5928]"><img class="alignnone size-medium wp-image-5929" title="motuli" src="http://www.micello.it/wp-content/uploads/2011/12/motuli-600x378.jpg" alt="" width="600" height="378" /></a></p>
<p>Alcune ricerche sugli archivi svolte da soggetti interessati negli anni scorsi, fatte purtroppo troppo a <em>strappina</em>, nel senso che in questo tipo di ricerca si tenta a puntare paticolarmente sulla propria linea ascendente e quindi mal collegata al resto della comunità, mi riportano un vero e proprio colpo di scena: la madre di Salvatore è dichiarata, lei, nata a Ortelle e di cognome porta niente meno che Motola.  Dovrebbe essere nata nel periodo dal 1835 al 1845  vista l&#8217;età del figlio Salvatore.</p>
<p>L&#8217;ipotesi che l&#8217;origine del soprannome Motuli (declinato per genere e numero, compresi tutti i diminutivi) fosse il trasferimento del cognome materno al figlio Salvatore purtroppo è piuttosto fragile. Sia perchè è raro che venga ricordato il cognome nelle mogli immigrate (è frequentissimo che siano ricordate per il solo nome e nemmeno per soprannome non avendo ascendenza indigena), a meno che la figura maritale non fosse offuscata da uno scarso prestigio o una morte prematura. In ogni caso avrebbe assunto il soprannome del marito o del clan con cui si fosse imparentata. Un&#8217;altra debolezza dell&#8217;ipotesi è sul nome di battesimo Annunziata della ortellese Motola. Un nome troppo castriota e poco diffuso in Ortelle dove predominano le Immacolate e le Addolorate.</p>
<p>Per cui ad oggi pubblico uno schema dei Motuli di Castro ancora su queste risultanze e a pochi giorni delle prime consultazioni dei registri parrocchiali per cui siamo stati finalmente autorizzati dalla Curia di Otranto.</p>
<p>Dov&#8217;è il mistero dunque? e si risolverà sui soli registri della parrocchia di Castro? Pare di no, perchè la richiesta ufficiale di dati anagrafici fatta sui cognomi Carrozzo nell&#8217;Ottocento negli archivi civili ortellesi non ha dato esiti, ne tantomeno la presenza della signora Annunziata Motola. Ma una sfogliata veloce delle vecchie schede ormai consunte ha fatto rilevare un cognome presochè simile, portato da tale <strong>Giuseppe Motule</strong> nato nel <strong>1851</strong> in Ortelle da <strong>Giandomenico Motule</strong> e <strong>Giovanna Capraro</strong>.  I Motule a Ortelle ci furono e pure imparentati con l&#8217;esclusivo cognome castriota dei Capraro. Lo schema degli ascendenti di Salvatore e Concetta mi balla un po ma finalmente una traccia reale dei vecchi ricordi è saltata fuori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>********</p>
<p><a href="http://www.micello.it/2012/01/i-carrozzo-a-castro/">Ogni promessa è debito</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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