Alla ricerca dell’alveo perduto, tra rovi, ceppaie e incerte sponde, passo il pomeriggio camminando tutto il sentiero che l’acqua piovana percorre da Vignacastrisi fino al Porto di Castro. Non sempre le acque arrivano nel territorio di Castro. Quando le piogge sono ordinarie, l’acqua ristagna per strada e viene assorbita dalla terra e i lecci ne beneficiano per primi crescendo sulle sponde, anzi diventano le sponde stesse.

Quando le piogge diventano importanti l’acqua però arriva e si riprende il suo posto. Si confonde con le acque dell’abitato di Castro e sporca per qualche mezza giornata il vecchio porto che riprende la sua trasparenza in alcune ore solo grazie alle sorgenti di acqua dolce che lavano via tutto.

Un modo comodo per sapere quanto ha piovuto e se la pioggia è stata importante ed estesa è guardare il mare dall’alto e vedere se davanti al porto o sul seno dell’Acquaviva c’è la macchia bruna dello sporco che i limi strappati alla terra formano a contrasto con l’azzurro del mare. Quando in mare arriva terra vuol dire che ha piovuto assai.

Le piogge della fine dell’ottobre scorso sono state importanti, quasi un 60% del massimo storico degli ultimi cento anni, e l’acqua che è arrivata è stata significativa. Ha fatto saltare il manto bituminoso di un sentiero, ha sradicato alberi e ha aperto nuovi solchi.

Il tratto che corre nel Comune di Castro è stato sistemato qualche anno fa allo scopo di ridurre le parti solide che sedimentavano nel Porto intasando il fondale, e il lavoro ha resistito bene e tutto sommato si è ben naturalizzato. In molti lo conoscono perchè ci fanno salutari passeggiate.

Il tratto nel Comune di Ortelle è allo stato selvaggio, spesso impercorribile e per avanzare bisogna riportarsi in alto sui terrazzamenti superiori. Il paesaggio è da “abbandono dell’agricoltura di necessità”.

Finita la necessità di coltivare qualunque pezzo di terra, sistemando con infinita pazienza terrazzi, muri, tasche di terra e piantare ulivi in posti impossibili, il paesaggio si sta rinaturizzando. Gli ulivi lottano la luce coi rovi ed i lecci, la terra resta nicchiarica.

Nonostante le acque dell’abitato hanno portato di tutto nell’alveo non ho notato inquinamento “botanico” come in altri posti. Solo essenze autoctone a conferma l’ulivo e il leccio spadroneggiano su tutto.

In questa microforesta tra due paesi e tre strade provinciali vive la volpe e la milogna.

La milogna non l’ho vista, perchè il giorno dorme e gira solo di notte, ma ho visto le sue tane scavate nelle filature della calcarenite tenera, con le impronte fresche sulle piste che percorre. Complice una caratteristica situazione geologica che vede strati rocciosi teneri facilmente erodibili intervallarsi a strati più duri, è possibile osservare su tutto il percorso del canale grotte, nicchie e appunto tane per grossi mammiferi.

In questi cunicoli dormono indisturbate la milogna e la volpe aspettando la notte per uscire indisturbate. Le tane sono cunicoli lunghissimi di oltre dieci metri con più stanze.

L’area da un paio d’anni è stata protetta inserendola nel Parco Regionale Otranto-Santa Maria di Leuca e stupisce come questo relitto di natura selvaggia sia sopravvissuto alla pressione di due centri abitati.

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