Diso – Cocumola, la via degli uragani

Se a Diso si onora la Madonna dell’Uragano una ragione attinente di sicuro ci sarà, e infatti  il 10 settembre del 1832 un terribile ciclone butta giù la chiesetta di San Sisinnio quella vicino al Calvario e  un uomo, Filippo Borlizzi, ci resta sotto. Danneggiato gravemente anche il campanile della chiesa matrice che poi fu integralmente rifatto nel 1905.

A Diso, l’uragano  farà altre due vittime e  una trentina di feriti, poi, arrivato alle porte di Otranto ancora altre 29 vittime.  L’abate Marino Paglia, per la città otrantina, annota: “Lunedì 10 alle ore 15 circa avvenne quanto segue. All’improvviso surse dalla parte meridionale di questa città un turbine, o sia uragano così furioso… Sotto le rovine furon seppelliti molti degli abitanti, de’ quali 29 rimasero uccisi, e più di 50 feriti e vittime sarebbero state di più…”.

Il 31 maggio 1886 viene giù la parte in legno della cattedrale di Castro. Il Reverendo Gabriele Ciullo annota che lui medesimo vi è rimasto sotto, illeso.

Ancora, alle nove di sera del 3 settembre 1915 qualcosa sfiora la costa, butta giù il campanile con le due campane e il frontespizio del Santuario di Castromarina, tutto il parapetto dell’Ospizio delle Orfanelle, poi sale su a Castro alta e danneggia il centro storico, nuovamente la Cattedrale, e butta giù la casa di Coluccia Giovanni. Giovanni era fuori casa, la moglie e i figli li tirarono via da sotto le macerie sani e salvi. I registri parrocchiali, avari di carta, annotano poche cose di eccezionale della vita castrense, ma sempre di crolli e disgrazie per uragani.

Gli uragani storici nel Salento dal cinquecento ad oggi sono dodici, contando anche l’ultimo del 2006. Probabilmente molti, ma molti di più, contando quelli passati inosservati per il semplice fatto di non aver investito zone abitate o fatto vittime.

Le zone più colpite il basso Salento e il brindisino, ma non c’è comune salentino che non abbia un santo specializzato nella difesa eolica, come Caprarica, Guagnano, Martano, ecc… A Cocumula, ogni anno, la seconda domenica di settembre è dedicata alla celebrazione della festività della Madonna dell’Uragano.

La frequenza degli uragani storici e quelli passati sotto silenzio hanno fatto meritare al Salento il nome di terra degli uragani, con studi e convegni di livello universitario e numerosi siti internet.

Consiglio principalmente www.laterradegliuragani.unisalento.it, che ha raccolto con metodo storico-scientifico date, percorsi e immagini degli effetti del passaggio di un uragano.

Sul sito è presente un bel poster in formato .pdf pronto da stampare molto indicato per le scuole: scaricare qui il POSTER.pdf

Nel sito sono riportati i percorsi dei principali uragani storici, tra cui quello del 1832, che, a mia diretta memoria, mi pare sia  stato percorso ben più volte, come un vero e proprio binario ferroviario, anche dopo il 1832. Forse con minore intensità, forse con minori danni, ma di trombe d’aria arrivare da Andrano, battere Diso e Marittima e buttare già i campanili delle chiesette del Largo San Vito in Ortelle ne ricordo personalmente già tre.

Di comune hanno comunque questo andamento parallelo alla costa, forse proprio innescato dalla particolare costa alta dell’Adriatico e il muoversi da sud a nord battendo anche i centri dell’interno come Poggiardo e anche più all’interno come fu per Scorrano e Maglie nel 2000.

Trattandosi di fenomeni scientifici dovremmo essere più precisi e precisare che più che uragani, tifoni e cicloni ci troviamo davanti a veri e propri tornado o trombe d’aria col caratteristico mulinello. Le trombe d’aria non hanno l’ampiezza del fronte di un uragano, e pur avendo velocità interne superiori (oltre i 300 km/h) per questo fanno meno danno in senso assoluto sul territorio investito. Il fronte di un uragano può interessare una intera provincia ed è sempre prevedibile nel suo percoso con l’osservazione delle immagini satellitari. Un uragano comunque ha sempre un fronte di venti lineari (che non ruotano su se stessi) ed esaurisce la sua forza con l’arrivo sulla terra ferma in quanto non è più alimentato dalle correnti marine che lo hanno generato.

Le trombe d’aria (o i tornado) si innescano in quota e non sempre poi arrivano a lambire il suolo. In molte foto è possibile vederle nella fase iniziale di formazione col cono sospeso ancora in aria e dissolversi prima di arrivare a contatto col suolo. Questo non esclude che nella sua prossimità non stiano agendo venti al suolo fortissimi.

Negli spazi aperti, senza ostacoli, specie nelle ore più calde dell’estate, non è raro vederli arrivare all’improvviso, in formato ridotto,  e muoversi sollevando turbini di polvere, carte e  teli. Gli anziani li chiamavano scarcagnuli e non annunciavano affatto la pioggia visto che si formavano anche col cielo perfettamente sereno. Erano piccoli mulinelli (turbini di polvere) che si esaurivano con la stessa rapidità con cui si erano formati dando solo fastidio e grattacapi ai contadini. Nulla di paragonabile a un vero tornado.

Cosa può fare un evento del genere? Dipende da dove ti passa. Il fronte devastante può avere una larghezza di 200-300 metri, in questo intervallo, a partire dalle due estremità, può rompere rami fragili, rovesciare vasi, abbattere tutto quanto è mal fissato, come se fosse la stessa bufera di vento che accompagna la tromba. Al suo centro i venti assumuno un movimento vorticoso a mulinello accelerando la velocità fino a 150-300 chilometri orari. Questa fascia, di dimensione più ridotta di cento metri, può avere un effetto aspirante verso l’alto che come prima conseguenza comporta l’alleggerimento di tutte quelle opere che ricavano la loro stabilità dal loro stesso peso. Un muro che potrebbe resistere alla spinta del vento ribalta quasi da solo perchè ne viene ridotto il peso stabilizzante. I livellini dei parapetti possono essere strappati e lanciati a decine di metri. Gli alberi, anche quelli senza foglie, come un noce in inverno, vengono integralmente sdradicati. I pini domestici che hanno un apparato radicale superficiale vengono ribaltati, i pini d’Aleppo sfondati dei rami principali o abbattuti pure essi. Un bidone da 200 litri di acqua può essere ribaltato e il contenitore fatto risalire per centinaia di metri in aria. Ortaggi con radici poco ancorate, come i finocchi, possono essere strapati interamente.

Il vortice non segue fedelmente la direzione e la velocità del vento principale, può fermarsi e ripassare più volte sullo stesso punto. A parte la violenza dei venti, che i testimoni, raccontano sempre con terrore, l’uragano si distingue da una raffica di vento, ancorchè eccezionale, perchè si ritrovano oggetti sollevati dalla corrente in posizione sopravento rispetto alla loro posizione originale. La scia della devastazione, inoltre, è sempre riconoscibile e ben distinta dalle raffiche laterali.

  I danni negli abitati sono riconducibili a quelli derivanti dalla caduta degli alberi, la caduta di comignoli e muretti. A rischio pannelli solari e fotovoltaici. Nelle vecchie costruzioni a volte si può avere la caduta verso l’esterno dei parapetti solari e quindi del rinfianco retrostante. I pericoli più seri sono per le strutture con coperture leggere o fatte da elementi non connessi (lastre, onduline,  tegole, ecc..) o in caso di rottura o apertura accidentale dei serramenti. In questo caso, la corrente che si può instaurare all’interno dell’abitazione può avere effetti devastanti. L’evento non è raro in quanto anche gli oggetti minuti scagliati contro una tapparella o un vetro camera le rompono facilmente.

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