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Archivio per la categoria ‘Arti’

18 scatti di Ippazio Rizzo

18 scatti di Ippazio Rizzo

Sono diciotto scatti stampati in bianco/nero in formato molto piccolo. E’ la Castro degli anni ’70, sulle barche e sulle panchine facce ancora note e ricordate. Il mondo arcaico della pesca stava finendo, il turismo di massa si era affermato. Ricordi della nostra infanzia: i nuovi Camerini, il Gabbiano col pontile mobile, l’avvocato dei rizzi…

A girare nei cassetti si trovano tante piccole emozioni. Un grazie a Ippazio.

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Natale in corto

Natale in corto

Concorso per cortometraggi – 1^ Edizione – 30.12.2011 – Castello di Castro

Padronanza della ripresa, sentimenti, passioni ma anche solo tanta buona volontà. Sei i corti in gara per il primo concorso Natale in Corto organizzato dalla Pro Loco di Castro a fine anno per la prima edizione. Giuria di assoluta qualità, tra cui il regista romano di origini pugliesi Giovanni Albanese a cui è stato consegnato nella serata il premio Zinzulusa d’Argento 2011, premio che dal 1984 viene assegnato a quanti hanno contribuito fattivamente alla valorizzazione del territorio salentino. Giovanni Albanese è il regista che ha realizzato “Senza arte né parte” (2011) film commedia con Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston, Donatella Finocchiaro, Hassani Shapi, Giulio Beranek, utilizzando come location delle vicende narrate il piccolo comune di Palmariggi.

Presenti come giurati l’assessore al turismo e marketing della provincia Francesco Pacella, il responsabile della cultura della provincia di Lecce e vice presidente della Apulia Film commission Luigi De Luca, il giornalista Giovanni Guida, il regista e fotografo Giuseppe Fersini, impegnato in questi periodi dalle riprese del film in costume “La leggenda di Castro”, l’artista Mary Coluccia e il Sindaco del Comune di Castro a completare la giuria.

Sei i corti in competizione:

Il primo “Salento de finibus terrae“, un corto-documentario curato da Giuseppe e Salvatore Monteduro tutto dedicato al Salento; il secondo puntato su temi sociali girato appositamente per il concorso da Gabriella De Santis e Margherita Coluccia dal titolo “Amici”; poi ancora “Pacco” del 2006 curato da Cristian Colella; momenti quotidiani di passione sportiva in “Le nostre vite” presentato da Maria Coluccia; ancora un corto-documentario presentato da Adino Giuseppe Rizzo su “La tradizione artigianali in Castro“. Presentato, inoltre, il documentario “Gente di mare” di Assunta Spagnolo e alcune interviste realizzate nel 2008 ad alcuni anziani personaggi storici della comunità castrense.

Diversi i premi assegnati, sia per il soggetto, per la fotografia, la critica giornalistica, la solidarietà, le tematiche ambientali.

Si è aggiudicato il premio più prestigioso “Amici” di Gabriella De Santis e Margherita Coluccia, un corto impegnato nel sociale sul tema del bullismo, girato con attori ancora bambini, una ulteriore difficoltà per chi si cimenta nell’arte cinematografica.

Molte le considerazioni fatte sul palco dagli ospiti della giuria sia sul concorso, sul cinema, i risvolti sulla società locale delle manifestazioni culturali e infine la raccomandazione da parte del regista Giovanni Albanese di perseverare nell’iniziativa e specialmente continuare con i cortometraggi vera fucina di tanti registi professionisti.

I video saranno quanto prima pubblicati sul sito della Pro Loco e si pensa già ad un appuntamento semestrale invernale ed estivo in cui valorizzare adeguatamente la passione di tanti amatori che spesso non riescono a pubblicizzare adeguatamente  il risultato di tanto lavoro.

Nella slide le foto della serata.

Numero di visite su questa pagina dal 1.1.2012: n.15239

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Presepi

Presepi

C’è un feeling naturale tra Castro e i presepi.

Dai primi pupazzi di Maestro Antonuccio Lazzari all’originale presepe vivente in stile medioevale del Natale in Contea non c’è stato anno che non si siano allestiti nel paese una mezza decina di presepi pubblici alla volta. Nelle grotte, al porto, nel castello semiabbandonato, tante le rappresentazioni della nascita di Gesù Bambino fino all’allestimento in forma stabile dei fratelli De Santis in via Dei Mille sul tema degli antichi mestieri.

Anche quest’anno ci sarà la solita sfida organizzata dal Comune per stimolare gli addobbi delle vie cittadine e il concorso per il più bel presepe in casa buono per sostenere e conservare una classica tradizione italiana.

Dopo un rapido sguardo sulle pagine degli amici di Facebook e alcune confidenze al bar quest’anno pare che già da novembre in molti si siano messi all’opera con rinnovato impegno e tanta pazienza.

Tra questi Pasquale. Lui lavora di preferenza il polistirolo, preferisce le scenografie con edifici ed architetture piuttosto che i classici scenari naturalistici, strutture su cui riversa tutto il dettaglio che un bel presepio richiede, usa pochi pupazzi e compatta tutto in allestimenti quasi monoblocco.

Quest’articolo è per quanti si apprestano a tirare fuori il vecchio ripiano di legno per il Natale 2011 e non vogliono ripetere i soliti monti con la carta stropicciata e i prati con la stoffa o il feltro artificiale, e viene, giusto giusto, curiosare tra tecniche di un esperto che si è affinato in un ben preciso stile personale.

Quest’anno è già a buon punto. Ideata una severa scenografia di architettura italiana del seicento con i dovuti richiami all’edilizia mediorientale, si è già messo all’opera usando esclusivamente fogli di polistirolo e poche altre cose.

Pasquale lavora il polistirolo con la lama partendo prevalentemente da fogli sufficientemente sottili. Non usa lame calde per scavare e rifilare, ma solo l’incisione e il taglio con la lama. Incolla il tutto con la colla vinilica.
Gli intonaci e le finiture delle facciate saranno poi riprodotte con vari accorgimenti.

A volte Pasquale applica uno stucco per fingere intonaci grezzi e raffazzonati, oppure esegue una lavorazione a puntillo battendo frontalmente il polistirolo con una spazzola di ferro. A volte opera pure una passata di phon caldo fino a indurire lo strato esterno del foglio e per ammorbidire la rugosità dei primi trattamenti.

Al polistirolo ancora bianco, poi  applicherà un fondo formato da colla vinilica con polvere di stucco per ridurne il ritiro a cui aggiunge un tanto di colore con i semplici coloranti usati nelle imbiancature a calce dei prospetti delle case.

Al fondo uniforme, seguirà la pittura con i particolari del dettaglio o dello  sfumato, come potete vedere nel caso di alcuni lavori  degli anni passati.

Se ci sarà tempo e modo seguiremo anche le fasi della coloritura e dei dettagli finali ancora in progress.

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Luci a San Vito

Luci a San Vito

Un motivo in più, se ce ne fosse bisogno, per ritornare sui luoghi della Fiera di San Vito ad Ortelle. Antonio Chiarello vi aspetta giovedì 20 ottobre alle ore 17,00 sul sagrato della Cappella del Santo per farvi vedere l’omaggio personale che ha preparato in occasione della plurisecolare Fiera di San Vito. Nulla di commerciale, è solo un bisogno fortissimo dell’artista ortellese di testimoniare il proprio amore per l’infiniti spazi della Fiera, i campi San Vito, o come direbbe un ortellese, semplicemente San Vito. Luogo matrice di storia, cultura, vita, sudore e morte di una piccola comunità.

 

     A  “ santuvitu”    luogo  del  cuore……!

Largo SanVito o “della Fiera”, territorio di Ortelle.

Qui, dove abitano i venti, sono custoditi ricordi personali e collettivi di ogni ortellese. 

In origine uno slargo alla periferia del Borgo, dove immersi in un’atmosfera di immobile arcaicità si intravedono i resti di un villaggio rupestre.

Hanno sfidato i secoli e l’incuria umana l’antica cripta e la Cappella edificata su un’altra analoga non più visibile.

Storie di fatiche per estrarre conci di tufo da cave in seguito colmate e trasformate in piccoli orti.

Poi spazio dove scatenarsi nei giochi d’infanzia, imparare a condurre la bici, la moto, l’automobile.

Santuvitu”, metafora di libertà!

Qui si consuma da tempi immemorabili un rito più pagano che cristiano: “La Fera de SantuVitu”! Grande evento una volta legato al mondo contadino per scambi di sementi, attrezzi agricoli, animali…Oggi trasformato in una grande abbuffata  di carne suina.

  Appuntamento irrinunciabile per tutti i buongustai dell’intero Salento, che allegramente consumano tutto il meglio che allevatori indigeni dalla “filiera corta” propongono.

Fera de SantuVitu: sinonimo di spensierata confusione , momento catartico per esorcizzare umani pensieri!

Nell’ultimo scorcio del secolo scorso discutibili  ” miglioramenti” urbanistici hanno trasformato per riempirlo di vuoto, uno spazio ancestrale dove potevi rigenerarti con i regali di madre natura: le verdure selvatiche, la rucola gli odori del timo e dell’origano, e poi le preghiere delle donne nella “ Crutta della Madonna” , godere le fresche aurore, infuocati tramonti e l’incantesimo lunare di notti stellate, aspettando trepidanti la quarta domenica d’ottobre !

(A. Chiarello)


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Il Folk leccese – Castro Marinu di Salvatore Cagnazzo

Il Folk leccese - Castro Marinu di Salvatore Cagnazzo

Rivalutato il dialetto, la gastronomia, la pizzica, c’è da scommetere che il passo successivo sarà la musica folk. Confinata ai lati dei mercatini e delle feste di piazza, rigorosamente in vinile e in cassette, la musica popolare in dialetto salentino rappresentava i gusti musicali di un pubblico maturo, già nostalgico, i cui gusti musicali, appunto, si erano formati sugli arrangiamenti di fisarmonica e di organetto.

Tra gli autori più noti come i Petrachi, Luigi Paoli, Gino Ingrosso e tanti altri, ritroviamo tra gli scaffali dei vecchi dischi un 33 giri ben conservato dal titolo Canta ca te passa di Salvatore Cagnazzo, artista originario di Carmiano.

Undici canzoni , alcune belle, alcune da dimenticare, tra cui un omaggio a Castro col brano di apertura del lato A Castro Marinu (3′:12″), parole e musica dello stesso Cagnazzo e tale Bottazzo.

Il Testo
CASTRU CASTRU MARINU
ME PARI NA SIRENA A MIENZU MARE ,
SVEGLI TUTTI LI PISCI ALLA MATINA
PURU LE BARCHE TIE FACI SUNARE
CU LOCCHI DUMI TUTTU LU FIRMAMENTU
DOPU DUMATU TE MINTI A CANTARE
E CITTU CITTU INTRU ANNU MUMENTU
TE PIERDI COMU IENTU A MARE ,
CASTRU CASTRU MARINU
FACI SCIERRARE TUTTI I PENSIERI DE NA VITA NTERA
SENZA FACI CU SENTI I DOLORI
CASTRU CASTRU MARINU , CASTRU CASTRU MARINU
CINCA TA VISTU NO SE SCERRA MAI
TE TENE SEMPRE QUAI NTRA U CORE
CASTRU SINTI NU FIURU SINTI N’AMORE,
CASTRU CASTRU MARINU
SINTI DHU FIURU CA TIRA L’APU
SE STAI LUNTANU IEU TE SENTU CHIU VICINU
PERCHE’ LO CORE MEU LU TEI TIE
CASTRU MARINU .

L’ascolto è anche l’occasione per sentire dei testi molto datati, spesso intrisi di piccoli luoghi comuni, un po di maschilismo, un pizzico di malizia. Assieme all’amore, spesso tradito, questi erano i temi del folk salentino che spesso ironizza sulla modernità esprimendo il disorientamento popolare in anni che furono di forte rinnovamento. Era il 1978 e Cagnazzo non usa la fisarmonica, ma strumentazioni moderne tra cui un sintetizzatore (moog) che pur nella approssimazione della incisione aggiunge agli arrangiamenti musicali una modernità inaspettata.

Se avete passato gli anni 80 comprando la musica elettronica dei primi cd musicali, tappandovi le orecchie ogni volta che passavate davanti a una bancarella di musica folk leccese, siete avvisati: a volte ritornano!

Scarica il brano Castro Marinu in .mp3

 

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Il popolo di Ortelle festeggia con amore il santo protettore

Il popolo di Ortelle festeggia con amore il santo protettore

Nei mesi scorsi avevo annunciato lo sforzo di una raccolta condotto da Antonio Chiarello su materiale storico e illustrativo riferito alla devozione del popolo di Ortelle per il santo protettore San Giorgio Martire. Era principalmente materiale sulla iconografia e sulla statuaria del santo complice anche le operazione di restauro che la statua  ha in corso in questo anno a cura di Emanuela Rosaria Merico. Il vecchio post lo trovate qui.

Integrata finalmente la raccolta di altro materiale fotografico, Antonio Chiarello ha esposto in questi giorni presso il cortile laterale del Palazzo Rizzelli in Ortelle un racconto di cento anni esatti di devozione tra il santo, rappresentato dal suo simulacro, e la fede popolare ortellese. Foto di vecchie processioni, i riti prepatori dei festeggimenti religiosi, la festa di piazza, i testi e gli spartiti degli inni, i tradizionali ventagli salentini a bandiera con l’immagine del santo. Nell’attesa di una annunciata pubblicazione, nelle forme sempre originali dell’artista, che conterrano testi esplicativi e altre novità guardatevi le brevi riprese dell’allestimento.

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