Bello come San Giorgio

Non ci sono statue o immagini nell’iconografia cattolica che possono competere con quella del cavaliere martire della Cappadocia. Solo i drappeggi di certi veli o la delicatezza degli incarnati di alcune Madonne possono suscitare l’emozione di un San Giorgio a cavallo che esce, quasi a stento, dal portale mai abbastanza alto di una chiesa.

Il cavallo rampante segna e domina sempre tutto il volume; in basso, appena avanti il rettile del demonio, in alto, un po dietro il cavaliere senza paura, tra i due la lunga lancia che regola la fine del peccato e affrema la provvidenza divina. La rappresentazione del santo non concede deroghe. Gestire degnamente un santo così non è semplice: c’è da alzare le porte della chiesa, come pure i drappeggi dei catafalchi, e procurarsi delle edicole per la custodia fuori misura.

San Giorgio è venerato in Ortelle da almeno la fine del seicento. Non sappiamo da quanto a titolo di protettore ma una chiesa dedicata al martire a cavallo è citata in più documenti dell’epoca.

In onore di San Giorgio martire, la comunità degli ortellesi si è fatta carico di una statua all’altezza della tradizione e ne ha curato la conservazione con almeno tre restauri negli ultimi cento anni.

San Giorgio, per gli ortellesi, è in senso assoluto un termine di paragone. Se il suo martirio, o la sua stessa esistenza storica, è stata messa in dubbio in certi periodi anche dalla Chiesa stessa, la bellezza della effige in cartapesta dell’esemplare custodito nella Chiesa madre a lui dedicata, non è stata mai oggetto di discussione. “Beddrhu comu San Giorgi” è il complimento più gratificante che una madre potesse ricevere sul proprio figlio maschio. Anche se a dire la verità, come la statua di San Vito, anche il viso di San Giorgio  ha un che di femmineo e di poco mascolino. Tuttavia, mai il nostro cavaliere ha subito l’onta, ne poteva succedere, di vedersi travestito da donna come successe anni orsono al povero Vito  nella cappella a lui dedicata sui larghi di San Vito.

La foto più antica della statua di San Giorgio che abbiamo, grazie alla sensibilità e all’amore per la cultura di Antonio Chiarello, è del 1917. Una foto ufficiale che ritrae la statua appena fuori la porta della chiesa.

E’ probabilmente la stessa statua conosciuta anche se la testa del santo è decisamente molto più abbassata verso il drago e pure la testa del cavallo più verticale. La statua viene portata in processione nel 1918 e il momento è consacrato da una rara immagine che ritrae il popolo di Ortelle fermo in posa con gli abiti buoni della festa. La foto è molto deteriorata e la publico anche per piccoli particolari.

Il posto pare essere il largo Trice, l’attuale Piazza Indipendenza. Sullo sfondo si vede la mole della Chiesa e in primo piano i fedeli ben vestiti in posa per il fotografo.  Si ha l’impressione di una occasione solenne forse figlia dello stato d’animo di quel drammatico 1918.

I portantini vestiti in modo molto elegante, alcune lettere o buste appese al cavallo, dietro in secondo piano spostata sulla sinistra per finire nella inquadratura della foto si può notare la statua della Immacolata portata a spalla dai fratelli.

I confratelli seguono la statua e non la precedono. Davanti varia umanità, ma ben vestita, come se l’evento fosse particolarmente importante.

Chi sono? Madri coi figli in guerra, bambini anch’essi ormai morti, ombre che si perdono anche nella memoria dei loro figli. Mia nonna era sicuramente lì, aveva 19 anni e forse guardava i ragazzi per scegliersi lo sposo.

E non era ancora sposata in questa processione del 1923, con San Giorgio che esce dalla Chiesa, con un piccolo accenno di luminarie, l’arciprete sotto il baldacchino, la bandiera sempre presente.

Negli anni 50 la statua pare avere il viso del Santo più alta, più diretta verso i fedeli che la guardano e non sul drago ai suoi piedi. Altro look i portantini, il prete versione democratica e repubblicana.

La statua è rinfrescata una prima volta nel primo dopoguerra da Maestro Davide Giannetta e poi negli anni ottanta da Antonio Chiarello.  Del secondo restauro si conservano alcune foto tra cui alcuni scatti prima dello smontaggio delle due parti principali.

E poi delle fasi della ripresa delle pitturazione, senza particolari innovazioni ad eccezione di alcune parti riprese a foglia oro.

Il lavoro, svolto nella chiesa della confraternita, viene esposto nel solenne baldacchino nella chiesa madre:

Termina questo agosto 2012 il terzo e più impegnativo restauro, di cui parleremo in uno specifico articolo appena avremo modo di vedere il ritorno della statua per i festeggiamenti del 17-18-19 agosto. Sappiamo che sono stati lavori impegnativi e molto onerosi e condotti col criterio del massimo recupero delle cromie originali. Speriamo non cambi molto del viso e si possa continuare a dire ancora “Beddrhu comu San Giorgi” per altri cento anni.

 

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