Da Il Blog di Piazza Perotti – News

E’ pomeriggio e mi attardo a fare compagnia a Simone che gioca alla Play. Daniele è fuori con sua madre, fuori fa freddo e tutto sembra calmo. Di ritorno, mia moglie  mi racconta di Vincenzo Bontà che gridava per strada come un disperato  che al Porto era successa una disgrazia, che un sacco di gente si precipitava, con ogni mezzo, a correre giù a soccorrere.

Pare sia crollato qualcosa.

E’ da un bel po che non scendo al Porto e gli amici me lo rinfacciano ogni volta che mi rivedono. Non immagino cosa possa essere crollato. Forse le impalcature di quei lavori di sistemazione delle facciate di cui si era sempre parlato. Ma non li avevano interrotti? Anzi, forse, non li avevano neppure cominciati.

Non ho lavori al Porto in questo momento. Forse Gigi, l’Architetto. Di colpo mi preoccupo.  Da fuori non mi arriva nessun rumore, nessuna sirena, nessuna macchina correre veloce giù sulla Provinciale. Però  noto che la gente, in auto, in moto o a piedi scende giù al Porto, con calma, ma scende. Tutti scendono e nessuno sale per poter chiedere notizie.

Faccio vestire per bene Daniele e tiro fuori lo scooter. Sto per partire e  incrocio Otto che sale dal Porto col suo furgone. “Hai saputo? Io ero lì, nel bar, per poco non ci finivo sotto”. Bleffo, faccio finta di sapere e gli dico di sì.  Tra amici d’infanzia mai dare soddisfazione. E poi penso alla solita esagerazione colletiva. Scuote la testa e riparte. Io pure, tranquillo almeno  fino all’incrocio del Porto.

Il primo vigile sul vecchio ponte mi da agitazione. Capisco che Via Veneto è chiusa e già non è cosa da poco.  Giro dalla Panoramica e qui comincio a stimare la gravità della cosa. Per strada comincia a formarsi una coda sempre più lunga di macchine di curiosi che il tam tam dei telefonini ha fatto scendere dai paesi vicini. Evidentememente lo spettacolo vale il pomeriggio. Sembrano tutte facce conosciute: Vignacastrisi, Marittima, Ortelle.

Scendo contromano dalla via Panoramica. Sulla discesa dei parcheggi sembra estate piena, quasi Festa della Madonna: mamme, bambini, gruppi che scendono con calma.

All’ultima curva sono preparato a tutto. Tutta questa gente è stata invitata a vedere qualcosa che vale la pena vedere.

Penso se proteggere Daniele da impatti visivi troppi forti. Però è giusto che già alla sua età viva questo momento. E’ giusto comunque esserci. E dopo pochi metri dall’ultima curva assolvo la curiosità tutti. In fondo è la loro piazza, ci sono venuti nelle ore felici, ci vengono ora nella tragedia. Perchè di tragedia si tratta e non sarebbe giusto non venire qui in questo momento.

Il lutto è totale, totale perchè è proprio di tutti, nessuno escluso. Ognuno ha un pensiero per la testa. Non si ride, non si scherza, non si ammica. Si parla poco e sottovoce. Nessuno osa chiedere, se non all’amico intimo a fianco, al parente stretto. Nessun telefonino alzato a filmare e fotografare. Almeno per queste prime ore, coi presenti venuti da posti troppo vicini, lo sgomento è diretto, personale, vissuto. Come se ti fosse caduto un pezzo di muro del soggiorno di casa.

Passeggiate, cazzeggio, rimorchio, ozio assoluto, tutti ci hanno fatto qualcosa su quella Piazza.

Da lontano scatto due foto, poi mi avvicino a capire. Non vedo movimento di ambulanze e tutti a ringraziare “per come è venuta”.
Già una buona notizia.

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