Ci sono ricordi che si attaccano addosso, e quando le circostanze si ripetono, anche a distanza di anni, le sensazioni sono esplosive. Negli anni del liceo, nelle ore libere dallo studio, mi capitava di girare per la provincia affianco ad un amico giornalista, già collaboratore dell’appena fondato Quotidiano di Lecce. Tra le tante esperienze quelle di entrare nei cameroni dell’OPIS di Lecce. Era il 2° Padiglione Uomini dell’Ospedale Psichiatrico Interprovinciale Salentino (O.P.I.S.).

Da Blog PP – Amarcord

In quel 1978 v’erano ricoverati 1.111 pazzi,  il 70% era internato in forma coatta.  Era l’anno che si approvava la famosa Legge Basaglia, ma fu solo nei primi anni novanta che si chiusero definitivamente questi luoghi. Il cambiamento fu radicale e, nel Salento, la parola opis smise di essere sinonimo di pazzia.

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A  oltre 30 anni mi è ricapitato di tornare in quei cameroni, proprio quelli del 2° padiglione uomini. Vuoti e abbandonati da oltre vent’anni. Una serie di scheletri di letti a castello figli di un’altra disperazione, quella dei profughi albanesi, che chissà quale fato ha impedito che vi dormissero una sola notte. Ricordavo gli scarni lettini originali, l’inedia della volontà, la catatonia, gli infermieri che lavavano il pavimento con gli idranti. E’ gli immancabili che ti chiedevano le cinquanta lire o la sigaretta.

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Il padiglione verrà ristrutturato per ospitare le cure per la più moderna pazzia della tossicodipenza. Lo dovrò studiare per verificarne la sicurezza statica. Se ci saranno cose interessanti ve le appunterò qui.

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